Una nuova dipendenza: l’inseparabile amico smartphone!

Maria Zurzolo
di Maria Zurzolo  - Psicoterapeuta

La prima cosa che fate appena svegli è controllare il vostro telefonino? Non lo dimenticate mai a casa e se succede tornate a riprenderlo? Entrate in ansia quando la batteria è scarica? Controllate ossessivamente la presenza di nuovi messaggi? Vi estraniate dalle conversazioni reali per navigare in rete?

Se avete risposto "si" a queste domande è il caso che ve ne facciate un’altra:"sono dipendente dal mio smartphone?"

All’inizio il telefono cellulare era stato pensato per agevolare la raggiungibilità tra le persone ma, negli ultimi anni, la tecnologia ci ha regalato delle innovazioni che hanno consentito, senza alcuno sforzo, di portare il mondo in tasca, dialogare vis a vis con persone all’altro capo del mondo, trovare risposte ad ogni domanda con un semplice tocco delle dita. Ciò ha permesso immediatezza e velocità nella diffusione delle notizie, ma ha inevitabilmente condotto le persone nel vortice della dipendenza.

Proprio per le caratteristiche di facile trasportabilità e accessibilità, infatti, lo smartphone è diventato un oggetto inseparabile dal suo proprietario e ha alimentato il meccanismo del “tutto e subito”: non si vive più l’attesa per scoprire il risultato di una partita o per vedere l’ultimo video della popstar del momento, tutto è immediatamente raggiungibile.

Con l’avvento dei social networks e della messaggistica istantanea anche le relazioni e le emozioni vengono veicolate dalla rete. La linea di confine tra pubblico e privato non è più così definita e c’è l’irrefrenabile necessità di far conoscere al mondo che cosa in quel preciso momento si sta pensando o provando e cosa è successo nell’arco della giornata. Alcune persone adoperano il cellulare come mezzo privilegiato per relazionarsi con gli altri e lo utilizzano come scudo per le loro insicurezze: creano e distruggono relazioni, comunicano arrabbiature e risolvono conflitti con un semplice tocco delle dita.

Come ben sintetizzato nel cortometraggio "I Forgot My Phone" di Charlene De Guzman, è soprattutto nei contesti sociali che emerge l’abuso del cellulare: al ristorante, a cena a casa di amici o al bar c’è sempre qualcuno che, a testa bassa, si estranea dalla conversazione e controlla ossessivamente il suo smartphone.

Questo fenomeno ultimamente ribattezzato "phubbing" - fusione tra le parole phone (telefono) e snubbing (snobbare) - ha dato vita al sito stopphubbing.com che invita a prendere posizione contro questa abitudine anti-sociale.

Difficilmente si ammette di essere schiavi del cellulare e di passare molto tempo a far scivolare le dita sul touch screen, ma ci sono dei comportamenti che possono dare un primo avviso:

- non riuscire a staccarsi né fisicamente né affettivamente dal cellulare,

- entrare in ansia se l’apparecchio è scarico o non ha linea,

- comunicare esclusivamente e primariamente attraverso lo smartphone, anche quando non è necessario,

- utilizzare il telefono come mediatore delle relazioni con gli altri.

E’ paradossale che proprio uno strumento appositamente creato per ridurre le distanze e avvicinare le persone stia diventando una delle cause principali di allontanamento e solitudine.

Meditate gente... meditate!

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