Dilemma compiti a casa cinque mosse lo risolvono

Orietta Matteucci
di Orietta Matteucci  - Bambino oggi uomo domani

Compiti a casa si, compiti a casa no, questo sembra il dilemma che preoccupa genitori e insegnanti.  Cinque mosse lo risolvono, rendono gradevole fare i compiti con buona pace tra famiglia e scuola.

 

Al di là delle polemiche che si scatenano ad ogni inizio di anno scolastico sull’argomento compiti a casa, è fuori di dubbio che sono utili per fissare l’apprendimento.

 

Ma, soprattutto, sono utili, perché aiutano gli allievi a confrontarsi con la dimensione del proprio dovere, dello spirito di sacrificio, dell’autodisciplina e del senso della fatica. Inoltre, sviluppano la capacità di organizzarsi, di diventare autonomi, di risolvere i problemi, di conoscere se stessi e i propri limiti. Ultimo in ordine, ma non in importanza insegnano a reagire in modo costruttivo alle frustrazioni.

 

A casa, il bambino potrà essere più o meno bravo, questo non è il punto essenziale.

 

Quello che conta è la sfida ad andare avanti lo stesso e a non mollare, facendosi prendere, magari, dalla paura di fallire.

 

Appare chiaro, dunque, che fare i compiti non è un divertimento e che svolgerli è un preciso dovere, prima di tutto, verso se stessi.

 

Dilemma compiti a casa  cinque mosse lo risolvono:

 

1.Concordare con il figlio il tempo in cui dovrà fare i compiti aiutandolo a programmarne lo svolgimento e a portare poi, tutto il necessario a scuola.

 

2.Creare un angolo confortevole senza TV, giochi, videogiochi e altre cose che possono distrarre.

 

3.Dare una mano quando chiede aiuto, perché non comprende una cosa, ma senza sostituirsi a lui. Un compito “perfetto”, ma non assimilato può essere dannoso per l’autostima del figlio e, inoltre, l’insegnante non potrà capire l’effettiva preparazione dell’allievo. Se, poi, non si conosce l’argomento, ammetterlo francamente, invitando il figlio a chiedere, serenamente, l’intervento dell’insegnante.

 

4.Mostrare fiducia evidenziando i risultati positivi, evitando di criticare, giudicare o peggio, rimproverare e urlare. In definitiva, aiutare il figlio a capire che, se all’inizio si studia per fare contenta la mamma o la maestra, in realtà, imparare cose nuove ha un senso per se stessi e non per gli altri o per il voto.

 

5.Riconoscere i ritmi del figlio. Naturalmente, ogni bambino ha i suoi ritmi che vanno rispettati, così come va compreso quando è pronto a una maggiore autonomia e non ha più bisogno di una costante “supervisione”.

 

 

In definitiva,  è bene che il bambino si senta protagonista della sua esperienza scolastica. I genitori devono sostenerlo e essere presenti nel suo percorso di crescita, senza tornare tra...i banchi di scuola!

 

E se il bambino si lancia in mille scuse e pretesti per non fare i compiti?

 

A volte i capricci potrebbero essere il segnale di un disagio, in altre volte, bisogna tenere conto che il carico di lavoro assegnato potrebbe essere davvero troppo pesante. In ogni caso è bene che i genitori non si sostituiscano agli insegnanti, scegliendo di operare in sinergia per rendere migliore l’apprendimento e la vita relazionale.

 

Orietta Matteucci presidente Bambino Oggi...Uomo Domani Onlus





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