Convulsioni febbrili: brutte da vedere ma non pericolose

Roberto Minelli
di Roberto Minelli  - Pediatra

La febbre spaventa i genitori dei bambini, soprattutto più piccoli, perché può essere segno di una malattia grave. Talvolta in corso di una malattia febbrile il bambino può presentare convulsioni che, nella stragrande maggioranza dei casi, spaventano ma non sono associate a malattie del cervello; solo una modesta percentuale degli eventi convulsivi in corso di febbre sono, infatti, causati da meningite o encefalite. La Lega internazionale contro l'epilessia definisce le convulsioni febbrili come un evento convulsivo che si verifica in bambini di età superiore ad 1 mese associato a malattia febbrile non causata da infezione del sistema nervoso centrale; il bambino non deve avere presentato in precedenza convulsioni non associate a febbre. Le convulsioni febbrili sono abbastanza comuni, tra il 2 ed il 5% dei bambini, prevalentemente maschi, e si presentano nuovamente in un caso su 3; la febbre, di entità variabile, è sempre presente. L'età di comparsa delle convulsioni febbrili è compresa tra 6 mesi e 6 anni con un picco di incidenza a 18 mesi; hanno, in genere, ricorrenza famigliare ed interrogando i genitori si scopre che uno di loro oppure qualche zio ha presentato convulsioni con febbre quando era bambino. Sono la causa più frequente di convulsioni nell'infanzia.

Nella definizione troviamo elementi di assoluta tranquillità. Parliamo, infatti, di bambini sani, senza anomalie o malattie precedenti che possano, in qualche modo, avere danneggiato anatomicamente o funzionalmente il cervello. La causa è la febbre scatenata da infezione, virale o batterica, in organi che non sono il cervello come faringite, otite, la VI malattia, un esantema virale. La prima convulsione spaventa moltissimo: è brutta da vedere ed i genitori sono terrorizzati. Con la febbre il bambino impallidisce, perde conoscenza, è assente e non risponde, si irrigidisce e poi presenta ampie scosse delle braccia e delle gambe. Il tutto dura da pochi secondi fino, anche, a 15 minuti, che sembrano un'eternità; successivamente il bambino si riprende spontaneamente e torna a giocare oppure ha una intensa sonnolenza.

Per assistere adeguatamente un bambino con convulsioni è importante stare calmi, se ci si riesce, restare con il bambino per aiutarlo e osservare tutto ciò che accade compresa la durata, in minuti, delle convulsioni: il racconto è importante per i medici. E' necessario stendere il bambino su un fianco, in luogo sicuro, in modo che non possa cadere o aspirare muco o materiale vomitato, e allentare gli abiti; non si deve scuotere, schiaffeggiare, bloccare il bambino, fargli spugnature o docce fresche. E' opportuno non mettere niente in bocca (la lingua non può cadere indietro), non si deve tentare di somministrare farmaci, compreso il paracetamolo per fare scendere la febbre e chiamare l'emergenza medica 118 per avere assistenza adeguata.

Dopo la convulsione, infatti, il bambino deve essere valutato da un medico per stabilire la causa della febbre e suggerire i provvedimenti da prendere nel caso di successive crisi convulsive ovvero prescrivere la somministrazione per via rettale di un farmaco adeguato a stroncare la crisi in pochi secondi. Nel caso di una prima convulsione con febbre dove sia stata esclusa l'infezione del cervello le linee guida non prevedono il ricovero ospedaliero né ulteriori accertamenti.
Per migliorare la tranquillità sul futuro del bambino è importante sapere che ci sono scarse probabilità, pari al 2.5%, che un bambino con convulsioni febbrili sviluppi un'epilessia (sono, in genere, i bambini che hanno presentato convulsioni di lunga durata) e che la prognosi intellettiva, lo sviluppo del bambino, sarà normale.

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