Il ciuccio: perché sì e perché no. Il divezzamento dovrebbe iniziare all'età di 6 mesi

Roberto Minelli
di Roberto Minelli  - Pediatra

Il ciuccio (“pacifier” degli autori anglosassoni) è un accessorio quasi indispensabile per i bambini ma anche per i genitori perché, come dice il suo nome inglese, può servire a pacificare, tranquillizzare il bambino; la sua alternativa, comoda ma svantaggiosa, è rappresentata dal dito. Il ciuccio può essere utile ma se il bambino non lo vuole non è consigliabile costringerlo.
I vantaggi connessi con l'uso del ciuccio sono legati alla riduzione del rischio di morte improvvisa del lattante (SIDS) ed alla riduzione della sofferenza, dello stress, del bambino compresa quella che si verifica in seguito a manovre dolorose; sembra, inoltre, che riduca le coliche gassose. La suzione “non nutritizia” mimerebbe la presenza della mamma ed il contatto con il seno materno riducendo l’ansia: tutti abbiamo visto bambini grandicelli piangere e mettersi il ciuccio in bocca da soli, per consolarsi. L’utilizzo del ciuccio dopo l’età di 15 giorni di vita, quando l’allattamento al seno è ben avviato, non comporta una riduzione dell’attaccamento e della durata dell’allattamento stesso.
Gli svantaggi connessi al suo utilizzo si verificano dopo l'anno di vita con l'interferenza con la corretta eruzione dei denti e con lo sviluppo della bocca e con possibili lesioni all'articolazione temporo-mandibolare per l'ingombro della bocca con un corpo estraneo (avviene, ovviamente, anche con la suzione del dito) e per il mantenimento della deglutizione infantile. Si verificano, anche, fenomeni di "dipendenza" da ciuccio che possono prolungarsi per anni.
La scelta del ciuccio dipende dall'età del bambino e dalla presenza dei denti. In generale è meglio scegliere quelli schiacciati, “anatomici”, costruiti preferibilmente in un unico pezzo per evitare il pericolo di inalazione, con un disco d'appoggio grande e dotato di fori per l’aria. Inizialmente è meglio un ciuccio in silicone che si danneggia meno con la sterilizzazione mentre successivamente è preferibile utilizzarne uno in caucciù, più resistente all'azione tagliente dei denti.
Il ciuccio va sterilizzato fino all'età di circa 6 mesi; in seguito è necessario lavarlo frequentemente. Non si deve intingere il ciuccio in cibi zuccherini (miele, zucchero) per non favorire la carie e non si deve appendere il ciuccio al collo, ma utilizzare le mollette con un nastrino corto, per non favorire lo strangolamento.
Il divezzamento dal ciuccio dovrebbe iniziare all'età di 6 mesi in modo da farne cessare completamente l'utilizzo al primo compleanno. Le strategie devono essere personalizzate adeguandole al bambino, alla sua età ed ai successi ottenuti con gli interventi precedenti. I bambini più piccoli possono essere dondolati, cullati, massaggiati, associando eventualmente stimoli sonori come canzoncine o motivetti da carillon. In età successive possono essere utilizzati oggetti che fanno compagnia consentendo una consolazione, uno scarico dell'ansia, come una copertina o un indumento (magari della mamma). I bambini più grandi possono anche essere convinti dal dentista anche se la ragionevolezza è spesso improbabile.
Uno dei momenti della giornata più critici è quello dell'addormentamento; in questo caso si può tentare di limitare progressivamente l'uso offrendo la propria compagnia ed una piacevole lettura di fiabe o racconti brevi adatti all'età. La ripetizione dei gesti, l'instaurarsi di un rituale, può favorire una maggiore serenità e quindi l'abbandono del ciuccio.
Togliere il ciuccio può apparire un’impresa ardua ma con un po' di costanza e tanta dolcezza può essere coronata da successo all'età più adeguata. L'importante è il contenimento del tempo di suzione: la sospensione verrà di conseguenza.

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