Esami di laboratorio: arma a doppio taglio

Roberto Minelli
di Roberto Minelli  - Pediatra

Gli esami di laboratorio, effettuati attraverso un prelievo del sangue, hanno un valore importante nel processo di diagnosi e di follow up di molte malattie. Spesso non si possono evitare perché a seconda del valore riscontrato il processo diagnostico si interrompe, evitando esami più invasivi e dolorosi, oppure la terapia di una determinata malattia cambia radicalmente. Il primo caso può essere rappresentato dalla Celiachia, una intolleranza al glutine determinata geneticamente, che per la diagnosi definitiva richiede una biopsia dell'intestino che non viene effettuata in presenza di anticorpi anti-TG2 superiori a 10 volte il valore soglia di normalità; il secondo caso può essere rappresentato dall'utilizzo di farmaci di seconda scelta in presenza di esami significativi per infiammazione durante la terapia con farmaci di prima scelta in una malattia infiammatoria cronica. Gli esami di laboratorio sono, quindi, importantissimi ma vanno utilizzati bene.

Non si può chiedere agli esami di laboratorio ciò che non possono dire. Nonostante tutto, però, gli "esami del sangue" ci piacciono tanto perché forniscono un dato facilmente interpretabile, un valore numerico che può essere confrontato con i valori normali stampati nel referto. E qui cominciano i guai perché i valori sono spesso riferiti all’adulto e, nella stragrande maggioranza dei casi, si trova sempre qualche valore che è "troppo basso" oppure "troppo alto". L'esempio più frequente di "troppo basso" è il valore della creatinina: il limite inferiore segnato nei referti è 0.6 mg/dl ma i bambini hanno un valore inferiore perché hanno una massa muscolare limitata. L'esempio di valore più elevato della norma può essere rappresentato dalle transaminasi (AST/ALT oppure, con una definizione non più utilizzata, GOT/GPT): il limite superiore della norma è sui 40-50 UI/l ma nel bambino sano non è infrequente riscontrare valori di 60-70.

In nessuno di questi due casi siamo in presenza di una malattia ma l'ansia cresce e si consultano siti e forum alla ricerca di una diagnosi che viene, spesso, individuata come la più catastrofica tra tutte quelle elencate.

Gli esami di laboratorio non vengono richiesti dal medico di fiducia perché li interpreti il paziente o i suoi genitori ma perché servono a confermare o escludere una certa malattia oppure a valutarne la gravità. La situazione può essere ancora peggiore se gli esami vengono eseguiti in seguito alla pressante richiesta dei genitori di praticarli. In questo caso vengono eseguiti esami chiamati “di routine”, estremamente generici, non finalizzati e senza utilità pratica. La loro richiesta è, quindi, ingiustificata e non si dovrebbe chiederli al pediatra per non metterlo in difficoltà nel dovere opporre un rifiuto o avallare un comportamento sbagliato. La pratica è talmente diffusa che il Ministero della Salute con il recente decreto definito "appropriatezza" ha limitato la loro prescrizione a carico dello Stato a situazioni ben definite al di fuori delle quali il costo degli esami deve essere sostenuto integralmente dal paziente. E' una limitazione della salute, della qualità dell'assistenza sanitaria? No, esattamente il contrario perché evitando gli sprechi aumentano le risorse disponibili per la diagnosi e la terapia delle malattie vere.

Il Pediatra di base ha un costo capitario che non varia con il numero delle visite, conosce bene il suo paziente e può sospettare una malattia anche in base alla patologia famigliare o a condizioni di rischio ambientale specifiche. In quel caso richiederà gli esami più utili e li interpreterà in modo appropriato al singolo caso. Ci si può accontentare di questo comportamento solo quando si ha un rapporto basato sulla fiducia. Se manca la fiducia è meglio cambiare medico.

Ultimi articoli di Roberto Minelli