Vaccinazione contro il morbillo: i motivi per i quali non vale la pena rischiare

Roberto Minelli
di Roberto Minelli  - Pediatra

Molti genitori dei bambini attuali hanno avuto il morbillo e molti non lo hanno avuto perché hanno praticato la vaccinazione in età infantile. Il vaccino contro il morbillo è stato introdotto in commercio circa 50 anni fa; dopo qualche anno sono state introdotte in commercio le vaccinazioni singole contro parotite e rosolia. La vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia è stata riunita in un unico vaccino combinato nei primi anni 70. I vaccini contro malattie diverse inseriti nella stessa fiala si dicono combinati mentre i vaccini contro ceppi diversi dello stesso agente infettivo sono n-valenti. Un esempio di vaccino combinato è, appunto, quello contro il morbillo, parotite, rosolia; esempi di vaccini n-valenti sono il trivalente contro la poliomielite, il 13- oppure 23-valente contro pneumococco, oppure i 2-, 4- o 9- valente contro il papillomavirus. Le vaccinazioni che non si possono combinare perché hanno vie di somministrazione diverse e possono essere somministrate lo stesso giorno si dicono associate.

Tutti i vaccini, come tutti i farmaci, possono causare reazioni avverse e hanno controindicazioni. Tra le controindicazioni è compresa la intolleranza al farmaco, peraltro rarissima, mentre le malattie acute febbrili sono controindicazioni temporanee: si attende che il bambino guarisca e si pratica la vaccinazione. In realtà la malattia acuta lieve con o senza febbre non rappresenta una vera controindicazione ma nessun genitore porta il bambino a vaccinare quando ha 37.5°C di temperatura. Gli stati di immunodeficienza rappresentano una indicazione forte alla pratica della vaccinazione mentre, viceversa, molti genitori le considerano controindicazioni.

I vaccini hanno diverse formulazioni a seconda della malattia che si intende contrastare: batteri o virus attenuati oppure uccisi, elementi costitutivi di batteri o virus, tossine modificate. La vaccinazione induce nell'organismo ricevente una immunità attiva: l'organismo si prepara a contrastare l'infezione producendo anticorpi e cellule dell'immunità.
Nei vaccini ci sono altre sostanze che migliorano la risposta dell'organismo oppure stabilizzano i prodotti. Dalla nascita dei vaccini le sostanze utilizzate sono state vagliate sia nella loro efficacia che nella loro tossicità, riducendo il numero di quelle presenti nelle preparazioni attuali. L'osservazione negativa più diffusa è relativa alla presenza nei vaccini contro il morbillo di sali di mercurio, il thimerosal, o merthiolato, o tiomersale, un conservante. E', tuttavia, una osservazione priva di qualsiasi fondamento perché nel vaccino contro il morbillo, parotite e rosolia attualmente disponibile non è presente nessun sale di mercurio  in quanto reso inutile dagli attuali processi produttivi (per l'industria l'utilizzo di sostanze inutili è un costo da evitare) già da molti anni.

Il morbillo è una malattia grave la cui incidenza sta aumentando in maniera preoccupante. E' una malattia grave sia nella fase acuta con possibili complicanze durante la fase acuta rappresentate dalle convulsioni febbrili (frequenti ma non gravi), polmonite, otite, encefalite, sia a distanza di anni dopo la guarigione come la panencefalite subacuta sclerosante (PESS), una malattia fatale con un decorso massimo di 3 anni. Il morbillo selvaggio causa la PESS in 7-110 casi per ogni milione di persone affette e guarite mentre il vaccino è stato correlato con la PESS in 1 caso per ogni milione di soggetti vaccinati. La vaccinazione appare, quindi, un buon strumento per limitare, non evitare, i casi di PESS o di altre complicanze meno gravi del morbillo.

Ci sono altre complicanze che sono state correlate in passato con la vaccinazione antimorbillo come l'autismo. A differenza della PESS, la paura dell'autismo secondario a vaccinazione è, semplicemente, pretestuosa perché non è mai stata dimostrata nonostante il numero enorme di dosi di vaccino somministrate negli ultimi 50 anni. La vaccinazione viene effettuata, in genere, prima della diagnosi di Disturbo dello spettro autistico così che la mente dell'uomo le associa con nesso causale e non, semplicemente, temporale come dovrebbe essere.

Il vaccino, quindi, come prevenzione di una malattia grave, in costante aumento proprio a causa della riduzione delle persone vaccinate per cui la protezione passiva delle persone non vaccinabili secondaria all'alta percentuale di vaccinati presente in una società, ormai non funziona più.


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