Aborti in calo in Italia e lieve riduzione degli obiettori: tutti i numeri del ministero della Salute

Nella Relazione al Parlamento, grandi differenze fra regioni ma la linea generale è di un lieve calo fra il 2019 e il 2020

Manifestazione a favore del diritto di aborto (Ansa)
Manifestazione a favore del diritto di aborto (Ansa)
TiscaliNews

In Italia gli aborti continuano a diminuire, tra le italiane così come tra le donne straniere residenti nel nostro Paese ed anche tra le ragazze più giovani. La tendenza è evidente sia per il 2019 sia per il 2020 sulla base di dati preliminari: lo scorso anno, le interruzioni volontarie di gravidanza (ivg) sono state infatti 67.638 (-7,6%), mentre nel 2019 sono state 73.207 confermando il continuo andamento in diminuzione (-4,1% rispetto al 2018) a partire dal 1983. Il quadro emerge dalla Relazione annuale del ministero della Salute - con i dati definitivi 2019 e preliminari 2020 - sull'attuazione della Legge194/78 sulle ivg, trasmessa al Parlamento lo scorso 30 luglio e pubblicata sul sito dello stesso ministero.

Meno obiettori di coscienza

Si registra anche una lieve riduzione dell'obiezione di coscienze fra i ginecologi dal 68,4% del 2019 al 67% nel 2019. Il fenomeno ha riguardato il 43,5% degli anestesisti e il 37,6% del personale non medico, valori in diminuzione rispetto a quelli riportati per il 2018, con ampie variazioni regionali per tutte e tre le categorie. L'analisi dei carichi di lavoro per ciascun ginecologo non obiettore - rileva il ministero - non sembra evidenziare particolari criticità nei servizi di ivg, a livello regionale o di singole strutture ospedaliere. Ma resta il fatto che ci sono regioni in cui abortire diventa difficile proprio a causa degli obiettori, come testimoniano le iniziative di alcune associazioni per il rispetto dei diritti delle donne.

Differenze fra regioni

La Relazione evidenzia inoltre come il ricorso all'aborto farmacologico varia molto tra le Regioni sia per quanto riguarda il numero di interventi sia per il numero di strutture che lo offrono. Il trend è in calo, in realtà, dal 2014 con il numero di IVG inferiore a 100.000 casi e pari a meno di un terzo dei 234.801 casi del 1983, anno in cui si è riscontrato il valore più alto in Italia. Il tasso di abortività conferma il trend in calo: è pari a 5,8 per 1.000 nel 2019 (-2,7% sul 2018) e pari a 5,5 come valore preliminare nel 2020. Il dato italiano è tra i più bassi a livello internazionale.

Prestazione indifferibile nonostante il Covid

Nel 2020, sottolinea il ministero della Salute, anche i servizi e il personale impegnati nello svolgimento delle ivg sono stati coinvolti dall'emergenza pandemica da COVID-19. Il Ministero, fin dall'inizio della pandemia, nelle Linee guida per la rimodulazione dell'attività programmata differibile in corso di emergenza da COVID-19, ha identificato l'ivg tra le prestazioni indifferibili in ambito ginecologico. Per valutare l'impatto della pandemia sull'effettuazione delle Ivg, l'Istituto Superiore di Sanità ha quindi organizzato una rilevazione ad hoc da cui è emerso che tutte le Regioni hanno reagito prontamente alla situazione e che i servizi hanno riorganizzato opportunamente i percorsi ivg.

Meno giovani verso l’interruzione volontaria di gravidanza

 Dalla Relazione emerge che nel 2019 il numero di IVG è diminuito in tutte le aree geografiche e in tutte le classi di età rispetto al 2018, tranne che tra i 35 e i 39 anni. In particolare questa diminuzione si è osservata tra le giovanissime. Come negli anni precedenti, si conferma il minore ricorso all'aborto tra le giovani in Italia rispetto a quanto registrato negli altri Paesi dell'Europa Occidentale. Tra le minorenni, inoltre, il tasso di abortività per il 2019 è risultato essere pari a 2,3 per 1.000 donne, valore inferiore a quello del 2018.

Più procreazione consapevole

La percentuale di IVG effettuate da donne con precedente esperienza abortiva continua a diminuire dal 2009 ed è risultata nel 2019 pari al 25,2%. La tendenza al ricorso all'aborto nel nostro Paese è in costante diminuzione ormai anche tra le cittadine straniere; tale andamento è spiegabile, si afferma, "presumibilmente con il maggiore e più efficace ricorso a metodi per la procreazione consapevole, alternativi all'aborto, secondo gli auspici della Legge 194". Tuttavia, proprio le donne straniere continuano ad essere una popolazione a maggior rischio di abortire rispetto alle italiane: per tutte le classi di età hanno tassi di abortività più elevati delle italiane di 2-3 volte. Anche in tale gruppo di popolazione si osserva però una diminuzione del tasso di abortività (14,0 per 1.000 donne nel 2018, ultimo dato disponibile, contro 14,1 per 1.000 donne nel 2017).