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Ambra amante va in terapia: "Ho superato il senso di colpa. E questo mi rende più libera"

Un’immersione nei rapporti di coppia e soprattutto la storia di un grande amore raccontato e vissuto in modo libero, senza le lenti deformanti del pregiudizio, del senso di colpa e di tutto quel carico di ansia che normalmente accompagna i tradimenti. “Terapia di coppia per amanti”, il nuovo film di Alessio Maria Federici tratto dall’omonimo romanzo di Diego Da Silva è tutto questo. La storia è quella di Viviana e di Modesto che si amano e che sono sposati... ma non tra di loro. Incoscienti e innamorati si incontrano clandestinamente in un b&b dando vita a una relazione fatta di attrazione, schermaglie e risate che poi approderà dall’analista per una terapia di coppia sui generis, capace di spiazzare loro stessi e di mandare in crisi lo stesso analista. A dare vita alla coppia clandestina sono Ambra Angiolini e Pietro Sermonti, mentre nel ruolo del terapeuta c’è Sergio Rubini.

Nella vita ho imparato a non giudicare i sentimenti che provo

Tiscali.it li ha incontrati tutti e tre per una videointervista in cui i protagonisti sono i sentimenti e la paura che un po’ tutti noi abbiamo nel lasciarci andare affidandoci all’amore e alla voglia di cambiare vita. “Il senso di colpa è un giudizio del sentimento. E spesso non aiuta. Lo dico da madre”, dice Ambra Angiolini che ritorna a occuparsi di questi temi dopo aver portato a teatro "Tradimenti" di Harold Pinter sotto la regia di Michele Placido.  “Nel film, ad esempio, sono ben descritti i sensi di colpa di Viviana nei confronti del figlio che altro non sono che un modo per giudicarsi. Io nella vita ho cominciato a non giudicare il sentimento che provo, anche quando è negativo. E questo mi rende molto più libera. Avevo letto il libro per caso e poi mi capitato di fare questo film che è stato un viaggio fuori dai soliti schemi. La cosa bella è che interpretandolo non mi sono sentita giudicata come donna. La mia Viviana è una donna divertente e divertita. Ma non subisce le solite condanne del tipo “Che noia queste donne, che palle”. Lei è una donna ironica che si diverte anche dove legge una difficoltà. Nella sfida di portare il suo amante in terapia e di metterlo in difficoltà ci ho letto la crudeltà tipicamente femminile in cui credo molte donne si riconosceranno. A me ha dato un grande senso di libertà interpretarla”.

Per Pietro Sermonti, che dopo il grande successo televisivo di "Un medico in famiglia" e di "Boris", ha incontrato anche quello cinematografico con la spassosa saga di "Smetto quando voglio",  “il senso di colpa non è un sentimento. È un retaggio, una eco della nostra educazione cattolica. Per quanto mi riguarda tanto amo il peccato e agire all’ombra del peccato, quanto mi ripugna il senso di colpa. Lo trovo una cosa meschina, da omini. Un aspetto raffinato di questo film è il fatto che due personaggi scomodi e potenzialmente sgradevoli siano raccontati senza giudizio. In quanto a me, come uomo continuo a portarmi un bagaglio di confusione enorme. E forse mi riconosco di più nel personaggio di Viviana, in quel desiderio guascone di avere risposte. Mi ami? Allora lo voglio sapere adesso”.

“Io in quanto loro analista devo aiutarli a liberarsi dai sensi di colpa ma poi penso che sia anche importante convivere con noi stessi e condividere  le azioni che facciamo”, sostiene Sergio Rubini. “Non dobbiamo giudicarci ma dobbiamo imparare anche a convivere con noi stessi altrimenti ci ritroviamo chiusi in un conflitto permanente”.