Arriva il reddito di libertà: a chi spetta, quanto ammonta, come fare domanda

La domanda deve essere presentata all'Inps tramite gli operatori comunali del Comune di residenza. Il reddito di libertà ammonta a 400 euro mensili per un massino di 12 mesi

Arriva il reddito di libertà: a chi spetta, quanto ammonta, come fare domanda
di C. Mar.

Mentre infuria la polemica sul reddito di cittadinanza, ecco che spunta un nuovo reddito, quello di libertà. Si tratta di una novità assoluta che, meglio chiarirlo subito, con il controverso sussidio per i disoccupati non ha nulla a che vedere. A percepirlo saranno le donne vittima di violenza, a renderlo operativo è l’Inps con la circolare n.166/2021, a combattere per attuarlo la ministra delle Pari Opportunità Elena Bonetti . “Finalmente il reddito di libertà è operativo. Una misura di straordinaria importanza, che aiuta le donne vittime di violenza a intraprendere un percorso concreto di riappropriazione della propria libertà e della propria autonomia, una prospettiva di salvezza e di speranza”, scrive la ministra sul suo account Facebook.

Ma di cosa si tratta? Come si fa ad ottenerlo? E, soprattutto, a quanto ammonta? Il "Reddito di libertà", per il quale sono stanziati 3 milioni di euro nel 2021, è riconosciuto alle donne, con o senza figli minori, seguite dai Centri antiviolenza e dai servizi sociali  nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza, in modo da aiutarle nella conquista dell'autonomia. È fissato nella misura massima di 400 euro pro capite su base mensile, per un massimo di 12 mensilità. In quanto alla domanda, La domanda deve essere presentata all'Inps per il tramite degli operatori comunali del Comune di residenza: per facilitare la presentazione telematica delle domande all’Inps, infatti, è stata predisposta una specifica piattaforma di collegamento con i Comuni italiani che permetterà di inoltrare la domanda redatta dalle interessate.

Il reddito di libertà quindi può essere un aiuto per affrontare le spese per l’affitto, nonché quelle per la scuola dei figli. Scrive ancora la ministra Bonetti: “Il reddito di libertà è stato introdotto grazie a un emendamento a prima firma Lucia Annibali, alla quale sono profondamente grata per l’impegno profuso, e ha ottenuto di fatto una condivisione trasversale. Fa parte degli strumenti messi in campo nell’ambito del nuovo piano nazionale di contrasto alla violenza maschile contro le donne, nell’asse di promozione dell’autonomia e del protagonismo. Le donne non soltanto devono essere sostenute nella fase di denuncia ma devono sapere che non saranno lasciate sole e che per combattere la violenza economica mettiamo in campo anche misure di sostegno e di investimento come il reddito di libertà e il microcredito di libertà”.