Applausi e polemiche per Audrey Diwan al festival di Venezia: “Non è un film sull'aborto, ma sulla libertà delle donne”

La regista: “Mi batto per pari opportunità”. L'Evenement, che in Italia andrà in sala a ottobre con il titolo “12 settimane”, ha vinto il Leone d'oro a Venezia 78

TiscaliNews

A dimostrazione del fatto che in Italia l’aborto sia un diritto acquisito solo sulla carta (vedi le percentuali di obiettori di coscienza nelle strutture pubbliche), anche la vittoria veneziana di Audrey Diwan con il film L'Évenement, crea dibattito e polemica. Diwan è una sceneggiatrice, giornalista e scrittrice francese e ha appena vinto il Leone d'oro a Venezia 78 con un film, da lei scritto e diretto ma tratto dal romanzo autobiografico di Annie Ernaux, che affronta il tema dell’interruzione volontaria di gravidanza.

Rischiare la vita per abortire

Interpretato da Anamaria Vartolomei, il film - che in Italia andrà in sala a ottobre con il titolo “12 settimane”, (distribuito da Europictures) - racconta la storia di Anne, una giovane brillante universitaria che nella Francia del 1960 è costretta a mettere a rischio se stessa per interrompere la gravidanza non voluta in un'epoca in cui abortire era illegale - la depenalizzazione sarebbe arrivata nel 1975 - e dunque una pratica clandestina. Una scelta difficile, che la protagonista affronta con determinazione ma in totale solitudine, senza alcuna solidarietà né dal fidanzato, né dagli amici, né dai medici.

L’esperienza personale

"Non è un film sull'aborto, ma sulla libertà delle donne. Da giovane ho dovuto abortire - ha detto la regista 41enne - ma l'ho potuto fare legalmente, in ospedale, in tutta sicurezza, senza rischiare la vita. Alle generazioni precedenti questo non era possibile e ancora oggi non lo è in molti Paesi, come la vicina Polonia. Un tema così è molto urgente". "Ho fatto questo film con rabbia e desiderio, con la pancia, con le viscere, con il cuore. Volevo che fosse un'esperienza, un viaggio nella pelle di questa giovane donna", ha aggiunto Diwan, che succede alla cino-americana Chloe Zhao, incoronata lo scorso anno per Nomadland prima di trionfare agli Oscar. E premiata nell'anno in cui a Cannes la Palma d'oro è andata a Titane di Julia Ducornau, in arrivo nelle nostre sale dal 30 settembre.

Diritti delle donne sempre in pericolo

La regista ha raccontato di aver avuto da sabato notte "tante congratulazioni dalle registe francesi e tanti messaggi dalle donne. Oggi tanti diritti acquisiti nei decenni dall'universo femminile sono di nuovo messi in pericolo e penso che sia un modo di togliere potere alle donne, privarle di diritti fa parte di una guerra di potere con gli uomini". Alla domanda “si aspetta polemiche visto il tema del film?”, la regista ha risposto: "Non voglio provocare, ma aprire un dibattito sulla libertà delle donne".

Che l’uguaglianza sia un fatto naturale

L'Evenement (12 settimane) ha vinto il Leone d'oro, "ma io non me lo aspettavo, un premio è importante ma molto lo è continuare a fare cinema, ho già scritto un altro film. Vorrei che non facesse notizia il premio ad una regista, mi batto non per l'uguaglianza in sé - ha sottolineato - ma perché questa uguaglianza sia naturale finalmente, avere pari accesso, pari opportunità nella società, incluso il fare cinema, è ciò per cui lotto. Siamo la metà del pianeta ed è molto importante il nostro sguardo attraverso i film. Spero che il Leone d'oro vinto apra altre porte alle mie colleghe", ha concluso Diwan, al secondo lungometraggio dopo Mais vous êtes fous (2019), dramma familiare sul tema della dipendenza dalla cocaina, sceneggiatrice di diversi film di Cédric Jimenez, come French Connection (2014), L'uomo dal cuore di ferro (2017) e il recente, controverso BAC Nord, sui poliziotti-giustizieri di Marsiglia, presentato a Cannes. I suoi riferimenti cinematografici? Donne ma non solo: "Agnes Varda, Jane Campion, Ken Loach, Hirokazu Koreeda".