Bellomo: "Le studentesse non erano obbligate a mettere la minigonna. Sbagliato destituirmi"

Ospite di Bruno Vespa a "Porta a Porta", l’ex consigliere di Stato parla delle accuse rivoltegli da alcune corsiste: "Il mio comportamento non è stato inappropriato"

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TiscaliNews

Dopo le denunce e le interviste alle allieve che hanno confermato i contenuti vessatori del suo contratto con le borsiste del suo corso per aspiranti magistrate, finalmente parla lui. La versione di Francesco Bellomo, - che nonostante la destituzione continua ad insegnare, ieri è andata in onda su Rai 1 a Porta a porta e su Canale 5 a Matrix. Quasi un’offensiva mediatica per difendersi dalle accuse nonostante la sua diffidenza nei confronti della stampa. A Matrix ha infatti detto di avere "paura dei giornalisti. Io parlo a 200 persone voi parlate al mondo e fate paura, siete in grado di condizionare le decisioni degli apparati". Più o meno come l’influenza che le giovani temevano lui potesse avere sul loro futuro di magistrate.

“Il mio metodo di insegnamento funziona”

Ma la sua autodifesa dice tutt’altro e, nonostante sia stato espulso dal Consiglio di Stato per aver sottoposto alle sue studentesse di magistratura una sorta di contratto col quale imponeva minigonne e tacco vertiginoso, Bellomo a Porta a Porta afferma che "il mio comportamento non è stato inappropriato, non mi sono comportato in maniera disonorevole e i miei studenti sono quelli che passano con più frequenza il concorso da magistrato". Insomma, "vuol dire che il mio metodo di insegnamento funziona".

Le accuse

Ma Bruno Vespa lo incalza ricordando che su di lui pesa l'accusa di aver leso la dignità delle studentesse. Allieve e allievi che intendevano diventare borsisti, infatti, oltre a rispettare un particolare dress code, dovevano firmare anche una clausola di fidanzamento: avrebbero potuto intrattenere relazioni sentimentali solo con qualcuno dall'alto quoziente intellettivo e solo se approvato da Bellomo stesso. "Io ho sempre scelto di circondarmi delle persone migliori, questa clausola rispecchia il mio principio", risponde l'ex consigliere.

Le fidanzate

Bellomo non nega di essersi fidanzato con alcune studentesse e la cosa non gli pare affatto singolare: "Essendo le donne la maggioranza nei miei corsi, soprattutto loro volevano aspirare alla borsa di studio e quindi a un rapporto più stretto con me. Ho avuto diverse relazioni sentimentali con alcune, ma sono state la netta minoranza rispetto alle donne avute in totale nella mia vita privata". "Di quante di loro è stato innamorato?, chiede Bruno Vespa. "Non credo di essermi mai innamorato in vita mia. Se lo fossi stato, sarei sposato", risponde Bellomo senza tradire emozioni.

Francesco Bellomo a "Porta a porta"

Il contratto

Il conduttore di Porta a Porta gli mostra quindi brani del contratto che Bellomo sottoponeva agli iscritti aspiranti borsisti, ma l’ex consigliere di Stato non si perde d’animo: "Per giudicare un quadro si guarda prima la cornice, poi le parte più importanti, infine i dettagli. Così per il contratto, il codice di condotta è un dettaglio, sia graficamente che per importanza".

Il dress code

Vespa insiste sul dress code: le studentesse avevano 3 possibilità, per gli eventi mondani esterni ai corsi dovevano indossare un "vestito estremo" (con minigonna cortissima), per l’aula invece uno "intermedio" o uno "classico". "E cosa c'è di sbagliato?", chiede Bellomo. "L'altro giorno ho visto una ventina di trasmissioni calcistiche e in tutte c'era sempre una presenza femminile posta su uno sgabello rialzato e con un abbigliamento estremo. Non trovo la differenza tra gli ambienti calcistici e le feste che organizzavamo noi con le allieve. Le ragazze abitualmente vanno alle feste così, sarebbero venute in minigonna lo stesso, anche senza il mio dress code".

Giudici e soubrette

Insomma l’esempio glielo avrebbe fornito la stessa televisione ma Bruno Vespa ribatte che c’è differenza tra aspiranti magistrati e soubrette. Inutile dire che Bellomo dissente: "Vestivano così fuori dall'aula". "Vespa, lei parte da un presupposto sbagliato e non dimostrato scientificamente" conclude quindi l'ex consigliere di Stato. "Ovvero che il dress code sia inappropriato. Chi non lo accettava poteva rifiutarsi di seguirlo e diventare lo stesso borsista, non era vincolante. Non ho mai ripreso nessuna allieva per essersi vestita diversamente".

Sudditanza reciproca

Allora Vespa cita un caso specifico: nel 2015 Bellomo avrebbe sottoposto una borsista a cui era legato sentimentalmente a un vero e proprio codice di comportamentale col divieto di uscite notturne senza il suo consenso (e se c'era il consenso, la totale reperibilità al telefono), il divieto di andare in luoghi dove non prende il cellulare, di parlare o di avere contatti fisici con gli uomini e altro ancora. "Era una sudditanza reciproca - risponde lui - perché queste regole valevano anche per me. Ma non c'entra niente con il contratto degli allievi della scuola". Alla lettera d'amore di un'altra alunna, che scriveva al magistrato "mi sono annullata per te", il giornalista parla di plagio ma Bellomo risponde a tono: "Il plagio non esiste in natura e lo dice una sentenza del 1981. Questa ragazza l'ho molto stimata e ho creduto in lei, però non credo c'entri nulla con il mio percorso in magistratura". Insomma al cuore non si comanda, o sì?

I fidanzati “sfigati”

Vespa passa quindi alla rivista interna "Diritto e scienza" di cui Bellomo era responsabile: in un numero del 2016 definiva "sfigato" il fidanzato di una allieva. Ma lo scienziato del diritto ha sempre la risposta pronta: "La rivista è scientifica, ma i contenuti sono umanistici. Se non si può fare una riflessione scientifica sul sesso, allora è inutile che ne stiamo qui a parlare. Sulla rivista ci sono solo riflessioni scientifiche. Cosa c'entra il ragionamento sul sesso e sull'amore con la scuola per il concorso in magistratura? Lo sviluppo del ragionamento scientifico è essenziale per passare il concorso e fare queste argomentazioni aiuta ad affinarlo".

“Hanno sbagliato a cacciarmi”

Ma Vespa insiste che comportamenti simili non fanno onore alla magistratura e lui non fa una piega: "Lei fa una falsa analogia, mette in comparazione cose che non c'entrano niente. Io non ho fatto male ai cittadini e ho deciso con giustizia i loro casi. Di solito si licenzia se si lavora male, non è il mio caso. Una legge del 1946 diceva che se un magistrato si comporta in maniera disonorevole c'è la sanzione disciplinare, ma la norma è stata abrogata nel 2006 perché troppo generica e perché confonde diritto e morale, cosa che non si dovrebbe mai fare. I miei colleghi hanno sbagliato nel cacciarmi dal Consiglio di Stato: hanno prima deciso e poi motivato, è stato commesso un errore".

"L'amore può essere oggetto di studio”

Anche dalle telecamere di Matrix insite sull’argomento: "Io non ho parlato del contratto neanche nel procedimento disciplinare per un motivo semplicissimo: che non mi è stato contestato… Voi parlate di queste clausole no? Non c'erano neanche nella incolpazione", dice Bellomo nel corso dell'intervista andata in onda su Canale 5. "Andate dal miglior civilista italiano e vediamo che vi dice del contratto...". Alla contestazione, anche qui, che nelle sue riviste è stato raccontato anche il rapporto sentimentale con alcune corsiste, Bellomo risponde: "L'amore può essere oggetto di studio, anzi è oggetto di studio, tutto è oggetto di studio, noi come è che comprendiamo la realtà? Come è che ci guardiamo? Lasciar fuori l'amore che è una delle forze trainanti dell'universo...". "Nelle riviste ci sono anche equazioni, voi vi azzardate a parlare anche di quelle? No! Perché non ne capite niente...", conclude. Del resto Bellomo è molto orgoglioso del suo operato: "Tengo questi corsi dal 2008. Negli ultimi anni hanno partecipato mediamente 300-350 allievi all'anno, sono 80% donne e 20% uomini. Il 20% dei miei allievi ha passato il concorso per entrare in magistratura, è una media 4 volte più alta di quella nazionale. Vuol dire che il mio metodo di insegnamento funziona". La cosa sembra bastargli.