Chelsea Clinton difende il piccolo Donald Trump: "Basta, lasciatelo essere un bambino"

La figlia di Bill e Hillary Clinton scende in campo a difendere il figlio del neopresidente Usa, preso di mira dai media e dai social

Chelsea Clinton difende il piccolo Donald Trump: 'Basta, lasciatelo essere un bambino'

Come una sorella maggiore, di quelle che ti mettono una mano intorno alle spalle, a proteggerti, a farsi scudo contro le cattiverie gratuite, di cui per anni ha assaggiato il dolore sulla sua pelle. Così la più famosa first daughter d’America, Chelsea Clinton, figlia unica dell’ex presidente Usa Bill Clinton e dell’ex segretaria di Stato Hillary Clinton, sconfitta alla recente corsa presidenziale da Donald Trump, è intervenuta in difesa di Barron Trump. Il più piccolo tra i figli del neopresidente statunitense da mesi infatti è preso di mira da quella micidiale macchina del fango che sanno essere i social network e la recente cerimonia di inaugurazione della presidenza paterna lo ha visto bersaglio di montaggi, sarcastici “meme” e battute offensive, per il solo fatto di aver sbadigliato. “Barron Trump merita la possibilità che ogni bambino dovrebbe avere, quella di essere solo un bambino”, ha scritto su Twitter Chelsea che oggi è una imprenditrice di 36 anni, moglie, madre e donna risolta che non ha esitato a schierarsi accanto a Hillary nel sostenerla durante la durissima campagna presidenziale.

Chelsea andò a vivere alla Casa Bianca a 12 anni - Il che però non le impedisce oggi di scendere in campo a sostegno del figlio più piccolo del rivale di Hillary a proposito del quale non risparmia una frecciata a Donald: “Essere dalla parte dei bambini significa anche opporsi alle politiche del Presidente che danneggiano i bambini”, scrive ancora Chelsea che quando suo padre fu eletto alla Casa Bianca aveva solo 12 anni, due in più di Barron. Di lei per anni si fecero battute sul suo aspetto fisico, giudicato dai media non abbastanza piacevole. Di Barron invece si è sparsa da mesi la voce secondo la quale sarebbe affetto da autismo. Una voce non suffragata da niente se non dalla cattiveria gratuita di chi prende di mira un bambino per colpire il padre.  E forse, in tempi di invidia sociale, in cui essere figlio di un miliardario, diventato anche l’uomo più potente del mondo, oltre che uno dei più detestati, non deve essere oggetto di orrido scherno, è utile ricordare che le colpe dei padri non ricadono mai sui figli.

Intanto da mesi la madre di Barron, Melania Trump ha fatto sapere che non si trasferirà alla Casa Bianca per continuare a vivere a New York con Barron e per permettergli di finire l’anno scolastico.