Condannato per le violenze sulla moglie, il giudice affida il figlio a lui anziché a lei

Picchia la moglie tanto da costringerla agli antidepressivi, il giudice gli affida i figli perché lei è considerata “borderline”

Condannato per le violenze sulla moglie, il giudice affida il figlio a lui anziché a lei
TiscaliNews

Se c’è una materia sulla quale ultimamente ci è capitato di sentire di tutto, salvo poi rettifiche e precisazioni che capovolgono la notizia, è quella delle sentenze per separazioni e conseguenti affidi di prole. Stavolta però il caso è stato segnalato al Grevio, l'organismo internazionale che vigila sulle violazioni della legge e sulla mancata tutela delle vittime di violenza perché apra un'inchiesta, ed è stata avviata una mobilitazione di tutta la rete italiana dei Centri Antiviolenza.

Padre violento

Un decreto "senza precedenti in Italia", il Centro Veneto Progetti Donna onlus definisce così la decisione di un giudice civile di Padova di affidare il figlio minore di una coppia al padre, nonostante quest'ultimo abbia sulle spalle una sentenza di condanna in due gradi di giudizio per violenza e lesioni contro l'ex moglie, maltrattamenti in famiglia e violenza assistita.

Madre inaffidabile a causa dei “blandi” antidepressivi

A far pendere l'ago della bilancia verso l'uomo, un imprenditore ritenuto nel provvedimento "la figura maggiormente idonea a garantire stabilità emotiva e accudimento al minore", ha pesato, secondo i legali della madre, il giudizio di "personalità bordeline" espresso dal consulente tecnico d'ufficio sulla donna perché in quel periodo prendeva blandi antidepressivi per tenere sotto controllo l'ansia.

Lesioni permanenti subite dalla donna

"Non è stata valutata la capacità genitoriale - è l'accusa degli avvocati - e non è stato fatto un approfondimento clinico specifico". Il giudice ha ritenuto "irrilevante" il trascorso familiare dell'uomo e la sentenza di un anno prima del giudice Valentina Verduci che, sulla base delle testimonianze e delle prove, aveva sottolineato le lesioni permanenti subite dalla ex moglie a causa delle botte del marito. Una storia coniugale segnata da insulti, minacce, isolamento, privazioni economiche e di cibo. Tutti atteggiamenti messi in atto dall'uomo di fronte ai figli minori: da qui il reato di violenza assistita.

“Violata la Convenzione di Istanbul”

La speranza per la donna di riabbracciare il figlio sta nel ricorso in appello, fissato per il primo luglio. Per Patrizia Zantedeschi, psicologa e presidente del Centro Veneto Progetti Donna, il decreto dell'udienza civile "viola la Convenzione di Istanbul, la Convenzione europea firmata e riconosciuta da tutti gli stati per la lotta alla violenza contro le donne e violenza domestica". Un accordo che, sottolinea la psicologa, "stabilisce chiaramente che gli episodi di violenza vanno sempre considerati nelle decisioni sui diritti di custodia dei figli. In questo caso - puntualizza - il giudice ha messo anche per iscritto che la condanna del padre è irrilevante, sostenendo che lui non è stato maltrattante verso i figli".