Criminologa: “Vi spiego cosa c’è nella testa di un uomo che commette femminicidio”

Dei 199 delitti commessi da gennaio ad oggi, 83 sono uccisioni di donne e oltre la metà sono state uccise dal partner o da un ex. Tutti i dati del fenomeno

Alessandra Zorzin, l'ultima vittima di femminicidio (Ansa)
Alessandra Zorzin, l'ultima vittima di femminicidio (Ansa)
TiscaliNews

Alessandra Zorzin, 21 anni, parrucchiera e madre di una bimba di 2 anni, è l'ultima vittima in ordine di tempo. Un femminicidio al giorno negli ultimi 10 giorni, 83 da inizio 2021 quasi tutti avvenuti in ambito familiare, oltre la metà uccise dal partner o da un ex. Per la criminologa Flaminia Bolzan dietro c'è “l’incapacità da parte dell’uomo - che sia uno spasimante, un marito, un fidanzato o un ex - di gestire gli stati emotivi, la frustrazione, anche nell'ambito familiare”.

Nessun raptus ma cultura maschilista imperante

“Mentre in alcuni casi ci sono degli aspetti psicopatologici reali, in altre situazioni una persona considerata 'normale' agisce però in relazione a una concezione in generale del femminile diversa, figlia di una cultura abbastanza maschilista, che si esprime nella prevaricazione della donna. La motivazione - prosegue - è data dall'impossibilità di gestire adeguatamente il rifiuto di una donna che, come un presunto cattivo comportamento, viene percepito come lesa maestà e arma la mano". 

Imparare a metabolizzare i rifiuti

Insomma non bisogna parlare di amore, neanche di amore malato. "Non parlerei di debolezza o insicurezza, perché potrebbero sembrare quasi attenuanti per chi compie il delitto - sottolinea la criminologa - è evidente piuttosto un aspetto di problematicità e incapacità nel gestire le emozioni. Nella maggior parte dei casi siamo di fronte ad aspetti di problematicità ormai molto gravi di gestione della frustrazione, implementati sicuramente dai tempi, da aspetti contestuali e poi anche da una grandissima attenzione mediatica. Oggi si parla tanto di più dei reati di genere, sono stati fatti interventi anche normativi importanti. Stiamo lavorando tutti per arrivare a un decremento del fenomeno, da una parte sotto il profilo della sanzione con l'introduzione del codice rosso, dall'altra investendo sulla prevenzione, scardinando gli effetti culturali che possono influire, partendo dai bambini, dai ragazzi, parlando nelle scuole. Sono azioni che vanno progettate, studiate, fatte con criterio. Metabolizzare un rifiuto o un abbandono, significa 'allenarsi' a farlo fin quando si è piccoli”.

Se le donne non denunciano

Fattore molto frequente, non di rado, tra le vittime dei femminicidi è, tuttavia, la mancata denuncia di quelli che si riveleranno poi i loro assassini. "Le motivazioni possono essere di due tipi - spiega Bolzan - la sottostima dell’entità del pericolo che magari il segnale può rappresentare, quindi una malcelata tendenza alla giustificazione di alcuni comportamenti che vengono percepiti come non rilevanti, e dall'altra l'insufficienza in alcuni casi dell'intervento istituzionale".

Mancanza di attenzione verso richieste d'aiuto

"Il dilagare dei femminicidi negli ultimi tempi oltre a sottolineare la drammaticità estrema del fatto in sé, rivela diverse emergenze: la violenza che rimane, in certi contesti, un modello sociale e culturale che non si riesce a sradicare; la mancanza di attenzione verso richieste d'aiuto che precedono un epilogo tanto terribile, sia a livello familiare sia istituzionale, e infine la mancata comprensione del concetto di parità di genere, un deficit che vede la donna come un oggetto destinato all'eliminazione quando non rispetta quella gerarchia di ruoli sopracitata. Processi educativi e sanzioni dovrebbero essere realtà che in questo senso procedono di pari passo", dice all'Adnkronos Marino D'Amore, criminologo e sociologo.

Un’aberrazione che si confonda con la quotidianità

"Il fatto che negli ultimi giorni i media abbiano raccontato un'escalation di questo fenomeno - prosegue - ci rivela come questa aberrazione si confonda con la quotidianità in cui un'azione già irrazionale e violenza di per sé venga posta in essere in seguito a una lite domestica o peggio ancora davanti ai propri figli la cui psiche resterà segnata a vita da quell'evento. Il fatto che gli autori di tali atti si costituiscano non deve far pensare a una redenzione o a un pentimento, anzi manifesta il reale ridimensionamento della gravità degli atti stessi, come una sorta di attribuzione di responsabilità che conferma il modello e i ruoli spiegati prima".

Strasburgo: serve una legge

A testimoniare quanto il fenomeno sia grave, c’è pure la presa di posizione di Strasburgo: "Il femminicidio è la forma più estrema di violenza di genere contro le donne e le ragazze". Lo afferma il Parlamento europeo che ha appena adottato un'iniziativa legislativa in cui si chiede una legge e delle politiche mirate per affrontare tutte le forme di violenza e discriminazione basate sul genere, contro donne e ragazze, ma anche contro le persone Lgbtiq+, sia offline che online. Inoltre, gli eurodeputati sottolineano che "anche negare l'assistenza all'aborto sicuro e legale è una forma di violenza di genere".

Nuova sfera di criminalità

L'Eurocamera chiede alla Commissione di elencare la violenza di genere come una nuova sfera di criminalità ai sensi del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, insieme ad altri crimini che devono essere combattuti su base comune come il traffico di esseri umani, di droga e di armi, il crimine informatico e il terrorismo. Il testo è stato approvato con 427 voti favorevoli, 119 contrari e 140 astensioni.

Femminicidi: 83 nel 2021

Sono sette le donne uccise negli ultimi dieci giorni. Questi i drammatici dati di un 2021 che conta, fino ad oggi, 83 femminicidi, quasi tutti avvenuti in ambito familiare. Dei 199 delitti commessi da gennaio ad oggi, 83 sono uccisioni di donne e oltre la metà sono state uccise dal partner o da un ex. Il 13 settembre Giuseppina Di Luca, 47 anni, è stata uccisa a coltellate dal marito che non voleva accettare la separazione. Il corpo della donna è stato trovato in una pozza di sangue sulle scale di casa ad Agnosine, paese della Valsabbia in provincia di Brescia. Oggi, invece, una 21 enne, sposata e con una figlia di due anni, è stata uccisa a colpi di pistola nel suo appartamento a Montecchio Maggiore, nel Vicentino.

Un'emergenza sociale

Con questi ultimi due efferati delitti, il numero dei femminicidi in Italia da gennaio ad oggi si appresta a raggiungere quello dello stesso peridio del 2020 quando si erano registrate 84 vittime e 116 in tutto l'anno. Il fenomeno della violenza di genere è ormai da tempo un'emergenza sociale. Nel 2020 le chiamate al 1522, il numero di pubblica utilità contro la violenza e lo stalking, sono aumentate del 79,5% rispetto all'anno precedente, sia per telefono, sia via chat (+71%). Con un boom da fine marzo, in corrispondenza del lockdown scattato per la pandemia. Guardando più indietro, il 2018 si è chiuso con 141 donne vittime di omicidio volontario, e il 2019 con 111, l'88,3% delle quali uccise da una persona conosciuta: quasi metà dal partner, l'11,7%, da un uomo con cui erano state in passato, il 22,5% da un familiare (inclusi i figli e i genitori) e il 4,5% da un conoscente, un amico o un collega.