Donne in pericolo dentro casa: quando il rischio non è soltanto il Covid 19

Tante le associazioni che hanno rivolto un appello alle donne che subiscono violenza domestica in questi giorni di emergenza coronavirus. Il 1522 è sempre attivo

Donne in pericolo dentro casa: quando il rischio non è soltanto il Covid 19
TiscaliNews

Questa sorta di domiciliari ai quali ci ha condannato il Coronavirus per la maggior parte delle famiglie italiane sarà fonte di stress. Ma ci sono contesti familiari in cui il semplice stress sarebbe un lusso. L'emergenza per la pandemia "sta mettendo alla prova molte famiglie" a causa della "convivenza forzata con bambini, mariti e spesso anziani da accudire", con un carico che "ricade quasi esclusivamente sulla componente femminile della coppia". L’allarme è del presidente dell'associazione WeWorld Marco Chiesara secondo il quale "se questa è la situazione nella normalità, le donne in situazioni problematiche o vittime di violenza in ambito domestico, in questi giorni stanno vedendo un drastico peggioramento della propria situazione". "Per le donne vittime di violenza - sottolinea - restare a casa significa dividere 24 ore su 24 gli spazi familiari con il proprio maltrattante, significa essere isolate da tutti e tutte e vedere il proprio spazio personale assottigliarsi di ora in ora".

A casa sì ma numero antiviolenza domestica è attivo

Lo sa bene anche la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti: "Vorrei lanciare un segnale, penso sia importante farlo come ministro delle pari opportunità. Ci sono tante donne che vivono la violenza domestica e devono sapere che se anche noi diciamo loro di rimanere in casa il numero 1522, il numero cui chiamare per denunciare la violenze domestiche subite, è ancora attivo. Anche le donne che subiscono violenza devono sapere che in questa emergenza il Paese c'è e noi ci siamo e possono chiamare quel numero". Intervenendo a Rainwes24, la ministra ha ricordato i provvedimenti di sostegno alle famiglie, tra i quali il congedo parentale e i voucher da un minimo di 600 euro per baby sitter e caregiver.

L'appello di D.i.Re

“Per molte donne #stareacasa non è un invito rassicurante. Il numero nazionale dei centri antiviolenza 1522 è attivo”. Sono le parole che D.i.Re, la rete nazionale che raccoglie 80 organizzazioni che gestiscono centri antiviolenza, rivolge alle donne che subiscono violenza, soprattutto domestica, in questi giorni di emergenza coronavirus. “Il messaggio per le donne che in questo momento si trovano in una difficoltà maggiore perché vivono situazioni di maltrattamento da parte del partner e sono costrette a stare in casa h24, è che noi dei centri antiviolenza ci siamo: da casa, dal nostro telefono di emergenza, anche via skype laddove possibile, dalle nostre sedi che sono temporaneamente in sospensione. Molte operatrici sono nei centri pur non facendo accoglienza nel rispetto delle regole imposte dal Governo. Chiamate se avete bisogno”: questo l’appello lanciato dalla rete dei centri-antiviolenza attraverso l’agenzia Dire.

Telefono Rosa, restare a casa non ci ferma

"Nonostante la situazione difficile che stiamo vivendo il Telefono Rosa è attivo e pronto a sostenere le donne che hanno bisogno di aiuto. Purtroppo la violenza continua ad essere un'emergenza e le mura domestiche restano il primo luogo in cui questa si consuma. Lo riscontriamo ogni giorno attraverso le telefonate, che ci arrivano da donne vittima di violenza fisica e/o psicologica ", dice una nota di Telefono Rosa. "In questo momento anche la nostra Associazione è chiamata a fare la sua parte e, nel rispetto delle regole e dell'ultimo Dpcm 11 marzo 2020, ci siamo trovare costrette per motivi di sicurezza a chiudere la sede centrale di Viale Mazzini e i nostri CAV. Pur restando a casa non possiamo abbandonare le donne e per questo restano attivi i centralini. Tutte le chiamate infatti sono state deviate alle nostre volontarie e alle operatrici dei CAV, che risponderanno fornendo, attraverso l'ausilio di avvocate e psicologhe, consulenze legali e psicologiche telefoniche.