Milleunadonna

Chi è Elisabetta Belloni: la diplomatica che non è di destra né di sinistra e potrebbe diventare presidente

Attualmente capo degli 007 italiani, il suo nome viene fatto anche come probabile presidente del Consiglio nel caso in cui al Quirinale fosse eletto Mario Draghi

TiscaliNews

Oggi iniziano le votazioni per la presidenza della Repubblica e il rebus da sciogliere pare diventato doppio: non serve solo un nome per il Quirinale, ma anche uno – eventuale – per Palazzo Chigi. Perché nel caso in cui al Colle andasse l’attuale presidente del Consiglio, Mario Draghi, serve subito un “piano b” con un, o una premier in grado di tenere in piedi la maggioranza attuale evitando le urne, spauracchio di quanti – e sono tanti - temono di non essere rieletti. Fra i vari nomi spesi sia per la carica di presidente sia per quella di capo dell’Esecutivo ci sono quelli di due donne: Marta Cartabia, ministra della Giustizia, ed Elisabetta Belloni, direttrice generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Dubbi e consensi

Ed è proprio la diplomatica che nelle ultime ore viene nominata con maggiore frequenza da politici ma pure da giornalisti di grande esperienza come Enrico Mentana. Un favore che desta i sospetti di chi, come il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti, solleva un’obiezione: "Belloni attualmente guida i servizi segreti. Sarebbe un passaggio da Unione sovietica".
Eppure il suo curriculum potrebbe portarla sia a Palazzo Chigi, sia al Quirinale anche perché Elisabetta Belloni è una donna delle istituzioni stimata da tutti gli schieramenti. Dall’ingresso alla Farnesina agli incarichi con i governi Berlusconi, Renzi, Conte e infine con Draghi. A maggio 2021 è stata nominata dal premier capo degli 007 italiani. Ruolo delicatissimo per la prima volta affidato a una donna.

Nessuno sa per chi voti

Diplomatica apprezzata anche all’estero, Belloni è sempre rimasta una “tecnica” nonostante sia considerata profonda conoscitrice dei meccanismi della politica. Forse per questo ha collaborato con ministri politici di tutti gli schieramenti, riuscendo a non schierarsi mai. Come scrive Open on line, nessuno sa per chi voti, e nessuno glielo chiede.

Gli studi e l’inizio della sua carriera

Romana, 63 anni, Belloni si è laureata in Scienze politiche nel 1982 alla Luiss di Roma cominciando presto – a soli 27 anni – la sua carriera diplomatica alla Farnesina, presso la Direzione generale degli Affari politici. Un anno dopo è a Vienna, poi Bratislava dove rimane fino al 1999, quando rientra in Italia proprio al ministero degli Esteri come capo della segretaria della Direzione per i Paesi dell’Europa, capo dell’Ufficio per i Paesi dell’Europa centro-orientale e capo della segretaria del Sottosegretario di Stato agli Esteri.

Alla Farnesina con Frattini e poi Fini

Nel 2004 l’allora ministro degli Esteri Franco Frattini (Forza Italia, con il governo Berlusconi) la nomina capo dell’unità di crisi della Farnesina. Ruolo confermato poi da Gianfranco Fini, subentrato al ministero. In quel periodo Belloni gestisce dossier delicatissimi come il rapimento di cittadini italiani in Iraq e Afghanistan e si occupa anche del coordinamento delle ricerche a seguito dello tsunami in Thailandia. Nel 2008 ancora Frattini la nomina direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo. Nel 2013, sotto il governo tecnico guidato da Mario Monti (oggi senatore a vita, e dunque “grande elettore”), Belloni diventa direttore generale per le Risorse e l’Innovazione, su indicazione del ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata.

Stimata anche dal Pd

Nel 2015 il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni (governo Renzi) la chiama come capo di gabinetto per poi nominarla segretaria generale del ministero degli Esteri, prima donna a ricoprire questo incarico. Ruolo che continuerà a tenere anche con i successivi governi presieduti da Giuseppe Conte, diventando un punto di riferimento indispensabile per il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Belloni resta segretaria generale fino alla nomina di Draghi alla guida dei servizi segreti. Gli incarichi sono quindi arrivati non solo dal centrodestra e non solo da governi tecnici. Per questo in tanti oggi affermano che il suo nome potrebbe mettere d’accordo una maggioranza tanto variopinta come quella attuale rompendo finalmente una tradizione esclusivamente maschile.