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La foto “volgare” di Giorgia Meloni, Brunetta “nano” e Toti “sovrappeso”: se la battaglia politica si sposta sui corpi

La campagna elettorale si fa anche puntando sui difetti fisici degli avversari o con foto in odore di sessismo

In campagna elettorale si cerca di mettere a frutto tutto ciò che si ha a disposizione per ottenere un voto in più. Tanto più in un contesto come quello attuale in cui i sondaggi danno per probabile un testa a testa fra Pd e Fratelli d’Italia. Per questo chi ha un’immagine spendibile, o perlomeno ritiene di averla, usa anche il proprio corpo per la battaglia delle urne e magari fa becera ironia su chi invece non ha il "phisique du role".

Chi è basso e chi è grasso

Ma questa scelta ha uno spiacevole effetto collaterale che negli ultimi giorni si è manifestato nella veste degli scambi di accuse di body shaming e sessismo. Brunetta e Toti si sono dichiarati vittime di derisione sul lato fisico, mentre una foto di Giorgia Meloni ha dato origine alle accuse di sessismo rivolte da esponenti di Fratelli d’Italia alla Repubblica che l’ha diffusa. Nelle stesse ore, un’altra immagine di Giorgia Meloni, stavolta in posa in costume da bagno tricolore, faceva il giro dei social nonostante risalga a due anni fa.

La polemica sulla foto di Giorgia Meloni

Un "volgare attacco sessista", che offende "non solo Giorgia Meloni ma tutte le donne". Fratelli d'Italia si scaglia contro la prima pagina de La Repubblica di ieri, dedicata alla presidente del partito e al suo avvertimento agli alleati sulla premiership: "Il diktat", è il titolo, con la foto di Meloni di profilo durante un comizio, l'indice ammonitore, la bocca aperta e un microfono che in prospettiva appare proprio davanti. Per FdI uno "scatto allusivo", che "supera ogni limite di decenza" e che fa parte del "tentativo di demonizzare" il partito di via della Scrofa. Il primo comunicato è della deputata Varchi che definisce "stomachevole" la prima pagina di Repubblica: "La foto scelta -sostiene - contiene una chiara e volgare allusione sessista contro Giorgia Meloni, nel vano tentativo di minarne autorevolezza e credibilità". Da lì in poi è stato un susseguirsi di prese di posizione, tutte da Fratelli d'Italia, tutte che hanno letto in quello scatto un'allusione di natura sessuale: "Non credo alla buona fede del quotidiano e ci auguriamo che tutti prendano le distanze da questa foto", dice Paola Frassinetti.
"Volgarità ne abbiamo lette tante ma la foto di Giorgia Meloni pubblicata oggi in prima pagina da Repubblica è una caduta di stile e un attacco oltre ogni decenza. Una foto che è una chiara e grave allusione che se riservata a chiunque altra desterebbe il giusto scandalo. Invece, nel tentativo di demonizzare Fratelli d'Italia viene estrapolato e mostrato uno scatto inaccettabile. Chiediamo a tutte le donne, incluse quelle di sinistra, di ribellarsi a questa volgarità e mancanza di rispetto. Giorgia Meloni è la nostra apripista per un'Italia in cui essere donna non significhi accettare questi trattamenti disgustosi", ha affermato Augusta Montaruli, deputato di Fratelli d'Italia commentando la stessa immagine.

Repubblica: sgangherata accusa di sessismo

La risposta del quotidiano non ha tardato ad arrivare con una nota della direzione: “La sgangherata accusa di "sessismo" e "machismo" mossa a Repubblica da esponenti di Fdi per la foto pubblicata in prima pagina di Giorgia Meloni, scattata dall'agenzia di stampa Reuters e pubblicata in originale, senza alcun taglio tipografico, non meriterebbe di essere raccolta, perché qualifica chi la muove e i suoi percorsi cognitivi. Tuttavia, l'accusa è indicativa della cultura politica di un partito che si candida a governare il Paese e che anziché rispondere all'opinione pubblica su temi dirimenti come quello dei diritti, delle libertà costituzionali, del genere, preferisce eccitarla e confonderla con la manipolazione grossolana del lavoro di chi, facendo giornalismo, di questi temi non smetterà di chiedere conto”.

Giorgia come Matteo

Tutt’altra accoglienza ha avuto un’altra immagine della “forse” candidata premier per centrodestra: una foto pubblicata da “Novella 2000” nel 2020 che ritrae Meloni sorridente con un costume da bagno intero tricolore. L’immagine ultimamente ha ricominciato a circolare sui social soprattutto accostata a quella del 2014 di Matteo Salvini, coperto dalla sola cravatta e disteso su un letto in quella che fu definita la svolta sexy trash del leader della Lega. I commenti sono della più varia natura ma il numero di condivisioni rende l’idea di quanto il corpo del leader possa essere importante nella comunicazione politica.

Se il politico non è bello

In questo contesto, diventa degno di nota lo sfogo del ministro Brunetta che ha accusato in tv Marta Fascina di esercitare body shaming nei suoi confronti e quello di Giovanni Toti che si ritiene vittima di un trattamento simile da parte di Giorgio Mulé. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il presidente della Regione Liguria ha risposto al deputato di Forza Italia e sottosegretario alla Difesa Mulé, che nei giorni scorsi lo aveva definito “un Di Battista sovrappeso”. Toti ha pure citato gli insulti di Marta Fascina a Renato Brunetta sostenendo che “l’involgarimento nel dibattito già c’era. Ora, con la campagna elettorale a 40 gradi c’è un eccesso di adrenalina. E in assenza di programmi e idee vince l’accusa da cortile”. Insomma non solo destra contro sinistra ma pure belli, o presunti tali, contro brutti.