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Giorgia Soleri: “Ho abortito a 21 anni, la ginecologa mi aggredì e lo Stato colpevolizza le donne”

Modella, scrittrice, influencer e femminista, la 26enne ha raccontato la sua interruzione di gravidanza come un’esperienza terribile: “La 194 ha lacune enormi”

TiscaliNews

“Libera di abortire”, è la scritta sulla maglietta che Giorgia Soleri indossava durante l’intervista al Corriere della Sera in occasione dell’uscita della sua raccolta di poesie “La signorina Nessuno”, edita da Vallardi. Ed è stato proprio del suo aborto di cinque anni fa che la modella, scrittrice, influencer e femminista ha parlato. Del resto il suo è un libro che affronta temi forti come il suicidio, il dolore fisico e, appunto, l’aborto. L’unico argomento di cui la 26enne milanese non ha voluto parlare è del suo rapporto con Damiano David, cantante e frontman dei Maneskin, di cui è la compagna da cinque anni.

Le lacune della 194

Dopo aver presentato una proposta di legge per il riconoscimento della vulvodinia (di cui soffre) e della neuropatia del pudendo, racconta un altro episodio della sua vita intima: "Ho abortito quando ero giovanissima... La 194 ha lacune enormi che dovrebbero essere prese in considerazione. Invece rimane una legge fuori dal periodo storico in cui viviamo". La giovane rivela di aver vissuto momenti difficili e dolorosi nella sua vita, ma di aver scoperto il potere della condivisione grazie all’attivismo: "Da lì ho avuto la forza di trattare altri aspetti della mia vita, come il soffrire di depressione o l’aver abortito. Ci sono cose di cui non si parla, perché c’è uno stigma pesante. Ma quando apri uno spiraglio, si apre un vaso di pandora. Scopri che molti conoscono quell’esperienza”.

Aggredita e sgridata dalla ginecologa

Ed è grazie al tempo passato e la consapevolezza acquisita che Giorgia Soleri riesce oggi a parlare senza timore: "Ero giovanissima, avevo problemi di salute mentale ed economici, non avevo un lavoro con entrate certe. Il momento in cui mi sono interfacciata col mondo sanitario è stato un’esperienza che mi è stata fatta vivere in modo estremamente negativo. Sono andata in consultorio e sono stata aggredita dalla ginecologa, che mi sgridò dicendo che noi giovani facciamo sesso senza precauzioni e usiamo l’aborto come contraccettivo, senza sapere nulla della mia storia".

L’aborto è un diritto

Secondo lei la legge (194) punti a creare sensi di colpa: "Un’assistente sociale indaga sulla tua famiglia per capire se ci siano traumi che ti hanno portato ad abortire con domande violente e invadenti a cui non vorresti rispondere poiché, qualsiasi sia il motivo della scelta, l’aborto è un diritto. Per sette giorni devi soprassedere, non puoi abortire: è come se lo Stato dicesse ‘ti permetto di fare questa cosa brutta, tu vai in castigo sette giorni, pensaci, se hai ancora il coraggio di farlo, va bene’. Ci sono donne che abortiscono senza senso di colpa, è ingiusto obbligarle a vivere questa esperienza in modo traumatico quando è possibile accompagnarle. Piuttosto di un colloquio con l’assistente sociale, proporrei delle sedute di psicoterapia".