Grease sessista? Fiorella Mannoia: “Questo politicamente corretto sta diventando insopportabile"

La cantante commenta così la polemica nata in Inghilterra, e giunta fino a noi, attorno al musical del 1978 interpretato da John Travolta e Olivia Newton-John

di C. M.

Si comincia cambiando il finale di un’opera lirica come la Carmen di Bizet (lei non è più vittima di un femminicidio) e si finisce dicendo “amen e awoman” (come ha fatto un pastore metodista e rappresentante democratico del Missouri) alla fine di una preghiera immemore delle tradizioni latine del cristianesimo. È la deriva estremistica del politicamente corretto in salsa anti sessista che negli ultimi giorni ha colpito un cult movie del 1978 come Grease, definito sessista e misogino ma anche omofobo e addirittura incitante allo stupro. Un’esagerazione alla quale si sono opposti in tanti, a cominciare da Fiorella Mannoia, una paladina dei diritti delle donne.

Le opinioni di Mannoia e Gori

“Questo ‘politicamente corretto’ sta diventando insopportabile. Ecco, l’ho detto”. La cantante si è espressa sui social in risposta al pensiero di Giorgio Gori. Il sindaco di Bergamo aveva postato sul suo profilo Twitter un articolo che ripercorreva la polemica nata in Inghilterra dopo la messa in onda del musical interpretato da John Travolta e Olivia Newton-John. “Questa cosa sta diventando insopportabile”, aveva scritto Gori dando vita a una serie di commenti alla quale ha preso parte anche Mannoia. E se qualche seguace del revisionismo a tutti i costi dava manforte ai detrattori di Grease, in tanti - e tante – hanno dato ragione a Gori e Mannoia trovando inadeguata la condanna a posteriori di un film del 1978. “Mi sembra stiamo tornando ai tempi della caccia alle streghe e dei libri bruciati”, si legge in uno dei tanti commenti apparsi sotto il post “Arriverà un momento nel futuro che qualcuno dirà che la nostra visione del mondo era sbagliata. Non per questo si dovrà distruggere la storia”, scrive un altro utente.

Le accuse

A dare il via alla discussione era stato un articolo pubblicato dal tabloid britannico Daily Mail pochi giorni fa. Nel pezzo sono stati raccolti decine di commenti di sdegno di giovani britannici, che il giorno di Santo Stefano hanno visto "Grease" sul canale Bbc1. La messa in onda del musical girato nel 1978 ha generato un'ondata di sdegno sui social network, dove Grease è stato accusato di essere un film "sessista", "misogino", "omofobo" e che istigherebbe alla violenza sulle donne e al bullismo. Sotto accusa soprattutto una frase della celebre canzone “Summer Nights”, quando il coro dice “Tell me more, tell me more, did she put up a fight?” (“Dimmi di più, dimmi di più, lei ha lottato?”). Un passaggio interpretato dai detrattori come possibile incitamento allo stupro o comunque una normalizzazione della violenza sessuale. Ma a una parte degli spettatori inglesi non sono piaciuti neanche altri passaggi: la trasformazione finale del personaggio di Sandy, la scena in cui Putzie si sdraia sul pavimento per guardare sotto le gonne di due studentesse, la richiesta a tutti i ballerini di evitare di formare coppie dello stesso sesso. Da qui le accuse di sessismo, misoginia e omofobia. Alla fine qualcuno sul web ha persino chiesto la sua cancellazione dai palinsesti televisivi del Regno Unito.

Correggere il passato con gli occhi di oggi

La notizia, che è rimbalzata sui siti d'informazione di mezzo mondo, ha fatto gridare allo scandalo. Perché se si mette in discussione "Grease", sotto la forca della cosiddetta censura in nome del politicamente corretto potrebbe finire quasi tutto l'archivio dei film celebri della storia del cinema. Ma non solo il cinema, l’ondata revisionista dovrebbe travolgere anche la letteratura, la pittura, le scultura e l’arte in generale. Troppo lavoro, meglio dedicarsi a fare sì che il presente sia meno discriminatorio piuttosto che cercare di correggere il passato, che può sempre essere riletto con uno sguardo critico ma non buttato via.