Macron nomina un’italiana alla Cultura in Francia, mentre a Roma infuria la polemica sui musei diretti da stranieri

Il presidente francese affida le sorti della cultura di Parigi a Claudia Ferrazzi, ex collaboratrice di Sala a Milano

di Redazione

Mentre il Tar 'boccia' i dirigenti stranieri di musei italiani, la Francia ingaggia ai suoi massimi livelli un'italiana, Claudia Ferrazzi, per occuparsi di Cultura. Già vice amministratrice del Louvre, Claudia Ferrazzi, 40 anni, di Bergamo, era stata recentemente assunta dal sindaco di Milano, Beppe Sala, come manager culturale per Palazzo Marino. Incarico durato pochi mesi, perché Claudia Ferrazzi è stata richiamata in Francia dal neo presidente Macron.

Orgoglio e dispiacere per Sala

'Da un certo punto di vista mi dispiace - ha commentato oggi il sindaco, rispondendo a chi gli chiedeva un commentato sulla sentenza del Tar - perché (su Claudia Ferrazzi) ci avevamo investito. Da un altro punto di vista, lo prendo come un apprezzamento, avevamo fatto una buona scelta'. 'Ho parlato con Claudia - ha aggiunto Sala -: Macron avrà intorno un gruppo ristretto di consiglieri, tutti giovani. E per la Cultura ne avrà uno solo, che è lei. Tornando in Francia, Claudia senz'altro si ricorderà del buon rapporto con Milano e questo sarà di qualche utilità. Certo noi dobbiamo ricominciare un po' da capo. Da questo punto di vista non ci voleva'.

Anche lei nella commissione voluta da Franceschini

Già segretaria generale all'Accademia di Francia a Villa Medici, a Roma, nominata nel 2013, la Ferrazzi è un'esperta del management culturale e ha alle spalle una carriera internazionale costruita proprio tra le due Capitali d’Italia e Francia, tanto da avere la doppia nazionalità.  E' stata vice amministratrice generale del Museo del Louvre dal 2011 al 2013 e proprio per la sua esperienza era stata inserita dal ministro per la Cultura Franceschini nella commissione presieduta da Paolo Baratta che ha giudicato i 5 direttori di musei stranieri che sono stati bocciati dal Tar. La Ferrazzi ne faceva parte assieme ad alte personalità come il direttore della National Gallery di Londra Nicholas Penny.