[L'intervista] Maria Grazia Cucinotta: "Mia madre mi ha insegnato a non farmi dominare dagli uomini"

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La casa di Maria Grazia Cucinotta è invasa dalla luce. La stessa che emana questa donna la cui bellezza esteriore è solo una pallida spia di una determinazione fuori dal comune che da anni applica all’impegno sociale in favore delle donne ammalate di tumore o vittime di violenze sessuali, ma anche alla volontà di vivere la propria vita lontana da pregiudizi e superficialità. Una mosca bianca, soprattutto se si considera il suo lavoro di attrice, al quale con gli anni ha affiancato quello di produttrice. Alla fine dell’intervista mi accorgerò di non aver nemmeno sfiorato l’argomento lavoro e le chiederò se vuole rimediare in qualche modo. Il sorriso è la risposta insieme a un: “Non fa niente. Va bene così. Abbiamo parlato di cose molto più importanti”.
L’occasione di questa intervista è data dal ventennale della Race For The Cure, la più grande manifestazione al mondo dedicata alla lotta contro i tumori del seno, che domenica 19 maggio colorerà con un’immensa ondata rosa le strade del centro di Roma.

Ne sei testimonial da ben 19 anni. Che cosa hai imparato e che cosa hai donato?
“Ho capito che ciò che conta è esserci. La presenza, la condivisione in certi casi fanno tantissimo e agiscono come un propulsore di energia positiva. Chi si ammala di tumore prima di tutto non si deve sentire sola. Questa è la cosa più importante e questo è ciò che le donne della Race for The Cure fanno da tanti anni”.

Parli di solidarietà femminile. Eppure noi donne non sempre ne siamo un valido esempio. Cosa ne pensi?
“È vero, purtroppo tante volte prevalgono l’invidia e la gelosia. Magari per cose futili, come la bellezza o addirittura per un vestito. Molte donne scoprono la solidarietà soltanto quando sono in difficoltà. Sarebbe bello invece che la scoprissero quando stanno bene. E poi perché dare così tanta importanza all’aspetto esteriore? Le rughe sono magnifiche perché vogliono dire che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo. Testimoniano una vita che va avanti. Cosa c’è di più bello? Io il mio viso da cinquantenne lo porto in giro con molto orgoglio. Non mi sono mai sentita prigioniera della bellezza”.

Sei sempre stata così saggia? Hai cominciato da giovanissima e con un film come “Il postino” sei esplosa anche a livello internazionale. Non deve essere stato facile mantenere i piedi per terra e non farsi risucchiare dalla propria immagine di sex symbol.
“In realtà sono sempre stata così. Ho cominciato davvero giovanissima. A 18 anni sono andata a vivere da sola. Avevo tanta paura ma anche tanta determinazione a farcela. I valori con i quali mia madre mi ha cresciuta, però, sono sempre stati molto saldi in me”.

Hai una figlia, Giulia, di quasi 18 anni. Un’età impegnativa sotto molti punti di vista. Come hai impostato il rapporto con lei?
“Fin da quando era piccolissima io per lei ci sono sempre stata e sono stata unicamente la sua mamma. Quando entro qui a casa la Cucinotta non esiste. Per il resto ho cercato di trasferirle i valori che mi ha trasmesso mia madre. Devi sapere che io ho avuto la fortuna di avere una madre davvero straordinaria. A me e a mia sorella ci ha avute a 42 e 43 anni. E a quell’età è stata capace di prendere la patente e di insegnarci fin da subito a essere forti, autonome e a non dipendere per nessuna ragione dagli uomini. Troppe donne in nome dell’amore si fanno dominare e rinunciano a esprimere se stesse. Ecco io ho sempre cercato di insegnare a Giulia a essere forte e a non demandare a nessuno le sue responsabilità e la sua felicità. Poi, certo, come tutte le madri vivo in ansia quando esce la sera, quando va fuori. Cerco di non essere troppo assillante, di non inseguirla sui social network e soprattutto di non rispondere a tono quando lei magari si fa prendere dalla rabbia. Cerco più che altro di fare uno sforzo di memoria e di ricordarmi come ero alla sua età. Noi adulti troppo spesso ci dimentichiamo. Grazie a Giulia ho imparato a contare fino a 1000 prima di rispondere. E devo dire che funziona perché così le do la possibilità di calmarsi e magari di venire da me dopo una sfuriata a darmi un bacio a dirmi “ti amo, mamma”.

In questi giorni a Cannes è scoppiata la polemica su Alain Delon, secondo un’associazione femminista non degno di ricevere la Palma d’oro per le sue posizioni omofobe e violente contro alcune donne. So che tu fai parte di un’associazione contro la violenza sulle donne. Credi che il #MeToo abbia cambiato le cose?
“Purtroppo la violenza sulle donne continua. Il mondo è pieno di uomini, quelli che io chiamo “senza palle”, che per sentirsi forti approfittano di posizioni dominanti. Anche a me è capitato ma basta dire di no. Poi comunque ci sono donne che non hanno scelta, donne non famose che se anche denunciano non fanno notizia, donne costrette a prostituirsi per strada. Che cosa è quella se non violenza? Da tempo me ne occupo con l’associazione “Vite senza paura” della quale fanno parte anche avvocati e magistrati. Cerchiamo di cambiare le leggi perché finalmente le donne possano avere giustizia”.