Michelle Hunziker e il gesto per William e Giuseppe, due uomini sfregiati con l'acido dalle ex compagne

di Cinzia Marongiu

L’acido brucia, corrode. L’acido sfregia a vita. L’acido cancella. Pelle, lineamenti, bellezza, identità. Ferite che non si rimarginano, ferite che cambiano l’esistenza, cicatrici del corpo e dell’anima con le quali si sarà costretti a fare i conti per sempre. In questa bestialità fatta di cattiveria e vendetta in genere siamo abituati a vedere volti femminili resi irriconoscibili da ex fidanzati prima stalker inquietanti e poi spietati esecutori. Un universo popolato da persone come Lucia Annibali, Jessica Notaro e tante altre, che da quelle cicatrici sono ripartite, che di quelle cicatrici hanno fatto vessillo per battaglie di sensibilizzazione importanti.

Ma non sono soltanto le donne a essere vittime

A volte, sono proprio loro a indossare le vesti di carnefici di un delitto così crudele in cui le vittime diventano gli uomini. Certo, statisticamente sono di meno, ma non per questo è giusto operare una discriminazione al contrario non parlando di questi casi che purtroppo esistono. A illuminare due storie terribili e allo stesso tempo esemplari è Michelle Hunziker, che, accantonati i panni della showgirl, ha indossato quelli di fondatrice di “Doppia Difesa”, la fondazione alla quale ha dato vita nel 2007 insieme con Giulia Bongiorno. “Continua la nostra battaglia contro la violenza, ormai sono tanti anni che lo facciamo. E questa volta abbiamo voluto concentrati su due ragazzi che sono stati acidificati dalle ex compagne Noi contrastiamo tutte le forme di violenza”, scandisce Michelle prima di raccontare due storie davvero toccanti e di intervistare in modo asciutto ma allo stesso tempo partecipe due uomini sfregiati con l’acido ai quali “Doppia Difesa” ha deciso di devolvere 25 mila euro a testa per pagare i costosi e purtroppo numerosi interventi chirurgici ai quali ancora devono sottoporsi nel tentativo di riacciuffare la propria identità sotto quelle cicatrici che ne deturpano il viso: “hanno avuto aiuti per la parte funzionale delle loro ferite, ma nessuno li ha aiutati a ricostruire il loro volto. Ci abbiamo voluto pensare noi grazie a un’idea bellissima di Jessica Notaro, che ha vissuto la stessa tragedia. E insieme a lei li abbiamo intervistati

La storia di Giuseppe

Il primo è Giuseppe Morgante, aggredito con l’acido nel 2017 dall’ex fidanzata che aveva conosciuto su un sito di incontri e aveva frequentato per poco più di un mese. “Lei non ha accettato la fine della nostra storia. Avrei anche voluto rimanere in buoni rapporti ma lei non ha mai accettato. E ha iniziato a tampinarmi ovunque, sapeva dove andavo, dove lavoravo. Poi s’è inventata di tutto, pure che era incinta. Ho dovuto cambiare numero di telefono, sono uscito dai social, sono andato più volte dai carabinieri. Mi hanno fatto fare anche una denuncia perché avevo paura per me e per le persone che avevo vicino. Mi arrivavano minacce da profili falsi sotto cui si nascondeva lei, mi chiamava con falsi nomi a lavoro. Poi ho fatto un’intervista alle “Iene” per raccontare di questa persecuzione. Dopo di che tutto è precipitato perché uscendo dal lavoro me la sono ritrovata davanti. Mi aspettava. Voleva che ritirassi la denuncia. Io le ho detto di non avvicinarsi ma lei come sono uscito dall’auto mi ha lanciato un bicchiere di acido in faccia. E ho perso un occhio e dall’altro ci vedo un decimo”. Da lì è iniziato un calvario fatto di terapia intensiva, dolori inenarrabili, interventi chirurgici. “Lei mi ha colpito metà faccia e il petto. Ho dovuto fare un trapianto dalla pelle della gamba per ricostruire un po’ il collo. Ho una cicatrice di 28 centimetri e non è ancora finita. Vado avanti in qualche modo. La forza me l’ha data la famiglia. Se fossi stato da solo l’avrei fatta finita”. In tutto questo Giuseppe Morgante vive con la paura di ritrovarsela davanti perché l’ex compagna è stata condannata a 7 anni e 10 mesi, “tra due anni sarà fuori. E inevitabilmente capiterà di incontrarla da qualche parte anche perché abita a due chilometri da me. Ovvio che abbia timore per me e soprattutto per le persone che ho vicino”.

La violenza non conosce genere

Una storia che testimonia, come sottolinea Michelle Hunziker, che “la violenza non conosce gennere, né ceto, né colore politico. La violenza e trasversale”. “E se tanti passi avanti sono stati fatti nei confronti delle donne vittime di aggressioni, ancora c’è molto da fare per gli uomini”, racconta Jessica Notaro che di Giuseppe è stata un po’ la “fata buona” “visto che lho contattato quasi subito dopo che ha subito l’aggressione. Esattamente come con me avevano fatto altre persone acidificate. E devo dire che il loro sostegno è stato il più importante, quello decisivo a far sì che non mollassi”.

La storia di William

In particolare a sostenere Jessica è stato William Pezzulo che è anche l’altro ospite di questo video di 30 minuti pubblicato sul canale Youtube di “Doppia Difesa”. “Purtroppo”, dice ancora la Notaro, “nei confronti degli uomini vittime delle donne c’è molto scetticismo, in molti non credono davvero alle minacce se non quando è troppo tardi”.

L’aggressione di William Pezzulo risale al 19 settembre 2012. Anche nel suo caso ad aggredirlo è stata l’ex fidanzata con un complice, anche nel suo caso si trattava di una donna che non voleva arrendersi all’evidenza di una storia finita e che aveva iniziato a stalkerizzarlo in tutti i modi, compreso l’inganno di una gravidanza che in realtà non c’era. “Ho perso la vista a un occhio e con l’altro vedo soltanto a un metro di distanza se chi ho davanti è illuminato. Da dieci anni non lavoro e ho dovuto subire 45 interventi chirurgici in anestesia totale”. Per William e per Giuseppe il calvario non è finito. Altri interventi li attendono, interventi non solo funzionali ma anche estetici che li possano aiutare a ricostruire il corpo e la psiche ferita di chi non riesce più a riconoscersi.