Oms: essere transgender non sarà più una patologia mentale. Luxuria: “Non siamo malate”

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha invece deciso di classificare tra i disturbi della salute sessuale la disforia di genere

La notizia è di quelle che, come primo commento, ti strappano un sincero “bontà loro”. Perché sentire che i transessuali non sono più considerati dei malati mentali fa pensare: "e prima lo erano?". Insomma viene il dubbio che si tratti di una fake news. E invece l’Ansa nel pomeriggio ha battuto questo lancio: “Essere transgender non sarà più una malattia mentale”. Inevitabile che la prima commentatrice sia una che la battaglia transgender non ha mai smesso di praticarla: “Non siamo malate mentali! Io lo penso da tanto tempo, adesso lo stabilisce anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha depennato l’essere #transgender dalla lista delle patologie”, ha postato Vladimir Luxuria su Twitter e le risposte sono tutte tra l’ironico e l’incredulo.

La decisone dell’Oms

Ma tant’è: essere transgender non sarà più considerato come una malattia mentale. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha infatti deciso di classificare tra i disturbi della salute sessuale la disforia di genere, ossia la percezione che il proprio sesso biologico non corrisponda alla propria identità. E' uno dei cambiamenti fatti con l'aggiornamento dell'International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems (la cui sigla è Icd-11), il documento votato dall'Oms nella sua ultima Assemblea Generale a Ginevra. "E' ora chiaro che essere transgender non è una malattia mentale", osserva Lale Say, esperto di salute riproduttiva dell'Oms.

Enorme stigma

La vecchia classificazione come malattia "può causare un enorme stigma per le persone transgender, che - ha proseguito Say - hanno importanti bisogni di salute, che possono essere soddisfatti se rientrano nella codificazione del nuovo documento". Nel nuovo manuale delle diagnosi, la disforia di genere viene definita come "la marcata e persistente incongruenza tra l'identità vissuta da una persona e il sesso biologico assegnato", mentre nella precedente versione era considerato un disturbo dell'identità di genere, e inserito nel capitolo dei disturbi mentali e comportamentali.
Insomma se il disagio di sentirsi femmina in un corpo di maschio e viceversa, viene considerato “un’incongruenza”, il fatto di metterci rimedio con l’aiuto della medicina (ormoni e/o interventi chirurgici) smette di essere una condizione patologica.

Trans, politica e urne

Una decisione tardiva che però corrisponde a una battaglia vinta. Un’altra dopo quella, recente, che ci ha portato a vedere il primo sindaco transessuale d’Italia. Ma proprio le recenti elezioni hanno acceso una nuova polemica: quella sulle file distinte fra maschi e femmine alle urne. Chi si trova nella condizione di mezzo, in cui si sente (e si veste e si comporta) da uomo ma all’anagrafe è ancora donna, e viceversa. Queste persone non sanno in quale fila attendere il proprio turno per votare e metterle in questo imbarazzo è incivile. Del resto non si capisce perché a votare si debba andare distinte tra uomini e donne: come in chiesa 100 anni fa.