[Il ritratto] Rimbambita presunta e anticonformista vera: tutti pazzi per quella matta di Ornella

di Cinzia Marongiu   -

Dà della “zoccola” a Mara Venier, si concede una palpatina al lato “B” della Littizzetto, bolla come “fantasiosi” i racconti di viaggio di Patty Pravo, dandole della bugiarda in diretta tv, fa il verso alla sua imitatrice Virginia Raffaele, mettendo in scena la prima gioiosa vendetta della “maschera” sulla burattinaia e fingendosi rimbambita e furibonda per essere stata dipinta come una maniaca sessuale. Ancora? Si addormenta nel bel mezzo della prima serata del sabato sera di Rai1, mentre Amadeus non sa bene che fare. E poi a Fabio Fazio che la stuzzica sulle sue pennichelle televisive puntualizza serafica: “Non è che avevo sonno. Mi stavo semplicemente annoiando”. E il pubblico televisivo, puntuale, impazzisce per lei e saluta ogni sua apparizione catodica con una hola social trasversale, capace di mettere d’accordo tutti, critici duri e puri e amanti del trash, millennial, “diversamente giovani” e perfino noi donne. Già, perché chi è non vorrebbe invecchiare così? Quale donna non sogna di arrivare a fregarsene di tutto, apparenze e conformismi e di dire come la pensa in faccia a chiunque e magari a favore di telecamera?

Ornella Vanoni è la vera grande rivelazione di questo 2019, al punto che oramai la tv sembra non riuscire più a fare a meno di lei, vera mattatrice di “Ora o mai più” e autentica star dell’ultimo Festival di Sanremo, quando la sua esilarante comparsata “aggratis” ha fatto finalmente ridere tutti, dopo le tensioni della vigilia. E così ora c’è chi invoca a gran voce che le venga dato perfino un programma tutto suo, mentre lei fa lo slalom tra le reti: eccola a “Che tempo che fa” oscurare perfino l’icona Patty Pravo che in quanto a carisma non è mai stata seconda a nessuno: “Da quanto siete amiche? “Da mai”, dice tranchant Ornella. Eccola scatenata con i ballerini di “Ballando con le stelle” e con Milly Carlucci a “Domenica in”, mentre riesce a sorprendere perfino una come Mara Venier.

La nuova Ornella confessa fragilità e contraddizioni proprio come la Vanoni di un tempo, solo che si è finalmente tolta quell’aura che le aveva fatto indossare Strelher, quando, giovanissima, le fece cantare le canzoni della mala e la trasformò nella voce dell’esistenzialismo made in Italy. Un’aura che negli anni era diventata quella un po’ drammatica e strappacuore dell’innamorata infelice, divisa tra struggimenti e rimpianti. Una maschera che la Vanoni aveva anche indossato nella vita con quell’amore “senza fine” per Gino Paoli. Poi tanti dischi, tanti successi, tante collaborazioni, dalle quali usciva sempre preponderante il talento indiscusso e la voce degli amori complicati.

Oggi invece c’è Ornella, quella che alle complicazioni esistenziali ha fatto il contropelo quasi fosse una carezza a Ondina, il suo inseparabile cagnolino. Degli uomini ha imparato a fare a meno. E sentenzia: “Alla mia età sono come le cabine telefoniche: o sono occupati o sono mezzo rotti”. I tabù le fanno un baffo. Bacia in bocca le amiche e parla apertamente della depressione. “È la malattia peggiore perché non si vede e la gente non capisce che stai male. Sono sempre stata una persona solare e malinconica, quando la malinconia prende troppo spazio arriva la depressione e si può guarire solo coi farmaci . Il mio psichiatra ha detto “fin che muore deve prendere i farmaci perché è borderline, se va giù ci vuole una gru per ritirarla su non so se ci riesco” e quindi prendo psicofarmaci, per essere una persona normale”.

Laddove la normalità coincide con libertà e anticonformismo. E così eccola, impartirci suo malgrado, esilaranti lezioni dell’arte di saper vivere. Lei confessa: “Invecchiando si diventa come bambini, liberi di dire ciò che si vuole. Oggi sono più felice di quando ero giovane, sono contenta e serena”. E viene in mente quel bellissimo disco datato 1976, una pietra miliare nella canzone italiana, dove la sua voce unica e inimitabile incontrava il samba e la saudade di Vinicius De Moraes e di Toquinho. Si chiamava “La voglia, la pazzia, l’incoscienza e l’allegria”. Più che un titolo, un manifesto esistenziale.