Rai, cancellata l'intervista di Franca Leosini al carnefice di Lucia Annibali. "Basta ribalte mediatiche al male"

La conduttrice Franca Leosini e la deputata Lucia Annibali.
La conduttrice Franca Leosini e la deputata Lucia Annibali, sfregiata nel 2013 da due uomini ingaggiati dall'ex fidanzato Luca Varani.

Fino a che punto è lecito offrire una ribalta mediatica a un criminale? Qual è il limite nell’andare a scavare il male, senza rischiare semplicemente di imbattersi nella sua infinita banalità? Questioni ampiamente dibattute, fin dai tempi degli aguzzini nazisti e dei loro ghigni beffardi sfoggiati a Norimberga e puntualmente riproposti ogni volta che a un Pietro Maso o a un Casamonica è stata data l’opportunità di esprimersi sulla tv di Stato e non soltanto nelle aule di tribunale. Ora un nuovo caso, particolarmente odioso e doloroso. Sommersa dalle polemiche, la Rai ha deciso di non mandare più in onda l’intervista fatta da Franca Leosini a Luca Varani, il carnefice condannato in tribunale per l’aggressione di Lucia Annibali, sfregiata per sempre con l’acido. Il tutto, va ricordato, sarebbe accaduto a un grappolo di giorni dal 25 novembre, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

La decisione è stata presa da Rai Cultura nell'ambito della programmazione di Rai Storia “per non urtare la sensibilità delle vittime e dei telespettatori”, dopo che il caso si era rapidamente trasformato in battaglia politica, con la levata di scudi di molti esponenti del Pd e di Italia Viva, partito al quale appartiene la stessa Annibali, oggi deputata. “Davvero inopportuna la scelta di Rai Storia di dare nuovamente voce all’aguzzino di Lucia Annibali e alle sue “motivazioni sentimentali”: la violenza contro le donne si combatte anche togliendo ogni spazio all’alibi criminale del “troppo amore””, aveva tuonato su Twitter il deputato del Pd Andrea Romano, seguito a stretto giro da Matteo Renzi: “Sto dalla parte di Lucia Annibali senza se e senza ma. Credo che questa decisione della Rai sia una vergogna”. A esprimersi anche la senatrice Pd Valeria Valente, presidente della Commissione femminicidio: “La violenza contro le donne e il femminicidio si combatte anche evitando di dare spazio mediatico agli uomini che compiono questi reati”.

Ma a dire la sua in maniera netta e decisa è stata la stessa Lucia Annibali che ha rivendicato il suo diritto ad essere ascoltata: “Preferisco essere io, ogni giorno, a raccontarmi attraverso le mie scelte, le mie idee, i miei pensieri. A scegliere le parole che descrivono la mia forza e le mie insicurezze, il mio coraggio e la mia inquietudine. Perché so che, le mie, saranno le parole più giuste. Perché la storia è mia”.

Franca Leosini, nelle inediti vesti di “censurata”, invece si dice “sorpresa”. Interpellata da Open, la sacerdotessa di “Storie maledette”, che da anni si incarica di scendere “nell’inferno del passato” dei criminali, ha dichiarato: “Non sono arrabbiata, sono sorpresa. Di questo passo, ragionando così, si dovrà stendere un velo pietoso su qualsiasi fatto di cronaca?”. E ancora: “Quando ho deciso di ascoltare Varani sono stata dura, violenta. Lungi da me assolvere un uomo simile. Io l’ho fatto a pezzi, mi sono comportata con una spietatezza unica”. Parole che non bastano, però, a giustificare la ribalta mediatica offerta a Varani.

“C’è una scelta di responsabilità da fare. Se davvero crediamo alle vittime e alle sopravvissute, la versione del carnefice ha rilevanza solo per il giudice e in questo caso specifico il giudice l’ha già ascoltata, condannando Varani”, argomenta oggi in un editoriale su la Stampa la scrittrice Michela Murgia. “Non c’è niente da capire se non l’esistenza di un odio di genere che tutti i giorni agisce sul territorio italiano in milioni di case , partendo dal controllo della vita della partner fino ad arrivare a distruggerla, non di rado con quella dei figli. Fino a quando la versione del carnefice continuerà ad avere dignità di interrogazione anche noi resteremo complici nel confermare il pregiudizio che esista un concorso di colpa della vittima nel subire la violenza. Decidere da che parte stare non è più rimandabile”.

Parole chirurgiche che si specchiano in quelle della vittima Lucia Annibali che chiude così questa ennesima prova fatta di un dolore che si rinnova: “Si tratta di un'intervista ritenuta già inopportuna ai tempi (era stata già mandata in onda nel 2016, ndr), che mi aveva ferito allora, e che mi ferisce ancor di più oggi. Una decisione che poco ha a che fare con quel senso di cura, di rispetto e di impegno. Per questo, anche oggi, come allora, scelgo di non partecipare allo spettacolo della mia vita. Scelgo di esercitare il mio diritto a non sentirmi omaggiata”.