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“Arrivano i russi, vado a mettermi la spirale nel caso in cui mi stuprino”, l’atroce previsione delle donne ucraine

Rula Jebreal racconta l’esperienza di una sua collega ucraina: “Ha messo la spirale aspettando che i russi iniziassero la campagna di stupri”

Rula Jebreal (Ansa)
Rula Jebreal (Ansa)
di C. M.

Rula Jebreal non è nuova alle denunce relative alla disparità di genere ma stavolta racconta il modo crudo in cui questa disparità viene esercitata nella guerra, tutte le guerre. Oggi la guerra è in Ucraina e sono le donne di quella terra a subire la più velenosa delle violenza maschili: gli stupri. Intervistata per la Stampa da Alberto Infelise nel corso del Salone del Libro di Torino, la giornalista internazionale, che è anche consulente del G7 sui temi di parità di genere, racconta ciò che sa.

L’atroce previsione

"Una collega ucraina un mese prima dell'inizio di questa guerra mi ha detto: 'Sono andata in ospedale a farmi mettere la spirale aspettando che i russi inizino questa campagna di stupri'. In questa guerra le donne vengono torturate, stuprate uccise e questa guerra viene decisa solo da uomini", così Rula Jebreal ha denunciato il modo in cui le donne vengono sottomesse anche durante il conflitto in Ucraina.  “Come potevano prevedere le ucraine che sarebbero state stuprate?” Chiede Jebreal rispondendosi subito dopo: “Perché sapevano ciò che era già successo in Crimea, nel Donbass ma soprattutto e in Siria”.

Dopo la violenza, l’orrore di una gravidanza

L’amica di Rula Jebreal non è l’unica, qualche settimana prima dell’invasione, si è diffusa la notizia che alcune donne, non intenzionate a scappare, stavano andando dai propri ginecologhi a farsi mettere la spirale: un metodo anticoncezionale che impedisce l’annidamento dell’embrione. Sapevano di correre il rischio dello stupro e volevano che alla violenza non si unisse l’umiliazione di una gravidanza. Di un figlio con un padre invasore e stupratore. Volevano risparmiarsi almeno questa ignominia che ogni guerra si porta appresso spesso nel silenzio generale.

Stupri di guerra: in Ucraina inviate 25mila pillole del giorno dopo

L’esigenza di evitare gravidanze dopo gli stupri, è testimoniata anche dalla grande richiesta di contraccezione di emergenza che arriva dagli ospedali ucraini. Mentre continuano ad aumentare le segnalazioni di violenze dopo l'invasione russa, le associazioni si stanno organizzando per far arrivare le pillole del giorno dopo negli ospedali del Paese il più velocemente possibile. Come scrive il Guardian, fino ai primi di aprile erano 25mila le confezioni inviate e le richieste arrivano soprattutto dagli ospedali dell’Est del Paese, dove c’è la guerra. La contraccezione di emergenza era legale e disponibile in Ucraina ma la guerra ha bloccato la catena di distribuzione ma l’aumento di richiesta è dovuto soprattutto all’aumentato il tasso di aggressioni sessuali.

Arcivescovo di Kiev: stupri in pubblico usati come armi

Dalle autorità ucraine arrivano in continuazioni denunce delle violenze, anche sessuali, da parte dei soldati russi e l’ultimo ad averne parlato è l'arcivescovo maggiore della Chiesa greco-Cattolica ucraina, Svjatoslav Shevchuk: "Terrificante è l'uso della violenza sessuale come un'arma di guerra: abbiamo ascoltato centinaia di persone, donne, uomini e bambini stuprati in questa città, stupri fatti in pubblico per umiliare pubblicamente le persone che devono essere rieducate per intimorire gli altri. Gli uomini ricevono l'ordine di fare questo". L'arcivescovo è intervenuto, in collegamento da Kiev, all'incontro pubblico 'Ucraina: una pace da costruire', organizzato da fondazione 'Ambrosianeum' a Milano. "Ogni giorno in Ucraina si dice che muoiono tra 50 e 100 soldati nelle linee di combattimento - ha continuato- ma le vittime tra i civili sono dieci volte di più e nessuno finora le ha potute contare". Per l'arcivescovo, "questa guerra sta provocando una tragedia umanitaria mai vista prima in Ucraina. Abbiamo ospitato quasi 500 persone nei sotterranei della nostra cattedrale a Kiev, tutte con una sola domanda: 'Perché?'. Quando vedo donne stuprate, bambini mutilati e fosse comuni che ogni giorno si scoprono intorno alla città di Kiev, dentro di me c'è la stessa domanda. Non riesco a capire".