Silvia Nair, voce inarrivabile, bella e discriminata: "L'etichetta di essere la cantante del Papa"

Ha abbandonato la carriera notarile per inseguire la musica ma anche il suo compito nella vita, che affronta con determinazione e spirito di gratitudine "dopo essere stata letteralmente miracolata". La storia straordinaria di un'artista dalla voce pazzesca in cui ritrovare un po' di sé

Non capita tutti i giorni che un’artista a un certo punto di un’intervista abbia le lacrime agli occhi e un nodo in gola. Non capita tutti i giorni che un intervistato ti confessi che quella cosa lì, quel fatto che gli ha cambiato l’esistenza lo stia rivelando per la prima volta proprio a te in quell’istante. Non capita tutti i giorni che un’intervista si trasformi in un colloquio intimo e sincero, un non luogo dove si esce dal trito schema disco-promozione per parlarsi davvero, per ritrovarsi a raccontare una storia incredibile, tappezzata di forza di volontà, spirito di sacrificio e ricerca ontologica ma anche piena di energia da rimbalzare.

"Sono una miracolata, nel vero senso della parola"

Una storia straordinaria ma non per questo una storia nella quale ognuno di noi non possa riconoscersi e soprattutto non possa trovare uno stimolo ad andare oltre un’esistenza preordinata tra doveri da assolvere e aspettative da appagare. Non capita davvero tutti i giorni di imbattersi in Silvia Nair, una cantante, musicista, compositrice di cui oltre all’indubbio talento colpisce soprattutto l’intensità con cui vive l’arte sulla sua pelle. Anzi, sulla sua anima. Una missione. Anzi, un compito da assolvere con senso di gratitudine. Perché Silvia Nair dalla musica è stata letteralmente salvata. “Sono una miracolata, non sarei viva senza la musica”, racconta emozionata per una volta lasciando da parte il diaframma per far uscire tutta la sofferenza raggomitolata nel suo stomaco e nascosta dal sorriso.

Una magnifica eccezione nella musica italiana

Silvia è una magnifica eccezione nel panorama musicale italiano. Alla musica è arrivata tardi, a 30 anni, dopo aver abbandonato la carriera notarile. Ma è una performer completa, autrice di colonne sonore per il cinema e compositrice originalissima, oltre che cantante dotata di un’estensione incredibile (quattro ottave). Mentre tutti si affannano tra trap, hip hop e reggaeton lei se ne esce con un rock sinfonico. È brava, è bella, ed è donna. Le stimmate della discriminazione ce le ha tutte, compresa quella di essere stata etichettata come “la cantante del Papa”. Come se avere una voce pazzesca e cantare in Vaticano anziché un onore debba diventare un limite che ti impedisce di essere bene accetta in altri ambiti. E in questa videointervista-confessione ci racconta che cosa vuol dire davvero “Ho visto un sogno”, il suo nuovo brano. E perché i sogni, quelli veri, quelli capaci di innalzarti sopra la quotidianità, vanno inseguiti sempre e a qualunque costo.