Simone Biles, il crollo. La ginnasta più grande schiacciata dal peso del mondo sulle spalle e dai demoni nella testa

Più che il piede, che ha esibito vistosamente fasciato, a tradirla è stata la testa e i suoi invisibili demoni. La farfalla non volteggia più: troppa pressione anche per una fuoriclasse come lei, alla quale giriamo lo stesso augurio che ha fatto alle sue compagne di squadra: "Non mollare mai"

Più che il piede, che ha esibito vistosamente fasciato, a tradirla è stata la testa e i suoi invisibili demoni. Simone Biles, la più grande ginnasta al mondo, la farfalla che da anni volteggia in aria nei suoi 142 centimetri di muscoli e leggerezza, la fuoriclasse che colleziona medaglie d'oro lottando più che contro le altre ginnaste a inseguire la perfezione, non vola più. Il suo è il crollo più clamoroso avvenuto alle Olimpiadi di Tokyo, un crollo che ha lasciato gli Stati Uniti orfani  del podio più alto che con lei sarebbe arrivato quasi come un gioco da ragazzi, un crollo avvenuto davanti alle telecamere di tutto il mondo che già alla vigilia avevano registrato segni di cedimento. "Ho il peso del mondo sulle spalle". Aveva scritto qualche ora prima sul suo profilo Instagram, quasi a chiedere aiuto, quasi a mettere le mani avanti, forse, chissà in già in preda a un oscuro presagio che le avrebbe fatto diventare difficilissimo anche il più semplice volteggio.

Ancora prima di arrendersi, di raccontare il crollo, di scoppiare a piangere in conferenza stampa, Simonascriveva sul suo diario social: "Non è stata una giornata facile o la mia migliore, ma l'ho superata. A volte mi sento davvero come se avessi il peso del mondo sulle spalle. So che lo spazzo via e faccio sembrare che la pressione non mi colpisca, ma dannazione a volte è difficile: le Olimpiadi non sono uno scherzo".

E così alla fine ha alzato bandiera bianca: sostituita nella finale a squadre per non dover ancora rischiare di vedere il buio davanti a sé, per non gravare sulle altre ginnaste, per non tradire le aspettative di una nazione intera e di tutto il mondo dello sport agonistico. "Ho solo pensato che fosse meglio fare un passo indietro lavorando sulla mia consapevolezza e sapevo che le ragazze avrebbero fatto un lavoro assolutamente grandioso. Non volevo che la squadra rischiasse la medaglia per una mia cavolata perché loro hanno lavorato davvero troppo duro così ho deciso che spettasse alle ragazze proseguire il resto della gara". Un forfait solo all'apparenza incomprensibile perché invece è facile immaginare quanto alta possa essere la pressione che una ragazza di appena 24 anni abbia sostenuto in tutto questo tempo sulle sue spalle. Chiamata a essere donna fin da bambina, con una madre che a sua volta ha lottato contro la tossicodipendenza e che l'ha lasciata in qualche modo orfana non riuscendo a occuparsi di lei cresciuta con la nonna e poi "adottata" dal mondo dello sport, gratificante e spietato come pochi. Absata, così come tante altre ginnaste statunitensi, dal medico Nasser, travolto dallo scandalo dopo aver fatto troppo male a tante giovani vite.

Impossibile non scorgere nella sua storia il paradima di tante altre storie di successo, ambiguo seduttore, capace di regalarti vette altissime e di lasciarti da sola a sprofondare nell'insicurezza di saperti rpetere, di essere più grande di te stessa, di sfidarti fino all'ultimo respiro, mettendo a tacere dolori e insicurezze e vuoti esistenziali. Dopo la medaglia d'argento conquistata dalle compagne, Simone si è riaffacciata su Instagam postando una foto dove le si vede sorridenti: "Sono così orgogliosa di voi. Siete incredibilmente coraggiose e talentuose", ha scritto aggiungendo "sarò sempre ispirata dalla vostra determinazione a non mollare e a lotare attraversando le difficoltà". Un augurio che tutti nel mondo ora fanno a lei: "Non mollare, farfalla. Torna a volare".