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Simonetta Agnello Hornby e l'esilarante incontro col Re Carlo: "Lo presi in giro. Ma come lo prendevano in giro tutti"

La scrittrice siciliana, che è pure cittadina del Regno Unito dove esercita come avvocata, racconta di quando conobbe l’allora principe e di come gli mentì per uscire da una situazione imbarazzante

di Massimiliano Lussana

L’appuntamento a Palazzo Ducale di Genova prevede che Simonetta Agnello Hornby debba parlare del ruolo delle Famiglie, proprio così, con la maiuscola, partendo dalla grande mostra di Rubens che ha appena visitato in compagnia della curatrice Anna Orlando.

La famiglia reale inglese

E, oggettivamente, si parla di famiglie, ma la scrittrice anglo-siciliana è un fiume in piena che travolge tutto e tutti e a un certo punto, parlando di famiglie, vira sulla famiglia reale inglese. E racconta con la massima spontaneità il suo incontro con re Carlo, che è il “suo” re, essendo anche cittadina britannica: “L’ho conosciuto, Carlo, quando era ancora principe. Gli fui presentata anni fa ad un ricevimento a Clarence House per una Charity di emigrati giamaicani, di cui ero l'avvocato. Era tranquillo e cortese e mi tempestò di domande sulla charity e sull’associazione”.

L'episodio esilarante

L’episodio è esilarante e raccontato da Simonetta, con il suo accento siculo-inglese, più siculo che inglese, lo è ancora di più:

“Venni invitata lì, nella residenza del principe di Galles, sul Mall, a fianco di St. James’s Palace, semplicemente perché io a Londra faccio l’avvocato di famiglia, ho uno studio grande ed avevo prestato alcune stanze per qualche riunione alla comunità giamaicana. Insomma, non un grande merito”.

Ma Carlo si appassionò alla storia e iniziò a tempestarmi di domande su questa cosa: “Da quanti anni segue la Charity?”. Io non ho avuto cuore di dirgli la cosa delle stanze in prestito e che era stato tutto assolutamente casuale, compresa la mia presenza lì, quindi, se non ricordo male, risposi che me ne occupavo da quattro anni. E poi iniziò a farmi una serie di altre domande, che fortunatamente presupponevano tutte risposte con un numero. Tipo in quanti eravamo, quante volte eravamo stati là e cose simili. Un mio amico mi faceva cenno con le dita delle mani segnalandomi dei numeri e io li riferivo al principe totalmente a caso. Devo dire che mi  fece pena, perché lo stavo prendendo in giro. Ma, esattamente come me, lo prendevano in giro tutti”.

E qui viene un classico di Simonetta Agnello Hornby: “Credo che non debba esistere il fatto che una persona debba fare un mestiere, fosse pure quello del re, semplicemente perché suo padre o sua madre fanno quel mestiere. E’ un diritto insopprimibile dell’uomo. Per questo non amo affatto la monarchia”. E, sul tema nobili, scherza anche sulla sua prima patria, la Sicilia, e non solo sulla seconda, l’Inghilterra: “Conobbi Tomasi di Lampedusa e lo salutavo come tutti: “Buongiorno principe”. Ma, da quando in Italia sono stati aboliti i titoli nobiliari, in Sicilia chiunque abbia una lontana ascendenza nobile si fa chiamare come se fossero pienamente in vigore…”.

La scrittrice italiana più venduta degli ultimi anni

Il giudizio sulla monarchia quindi, si porta dietro la simpatia che traspare immediatamente dalle parole della scrittrice italiana più venduta degli ultimi anni (o una delle più vendute, fra web e piattaforme l’analisi delle classifiche è sempre più difficile, quasi uno sport estremo) per Harry e Meghan. E prima di loro per Diana, che Simonetta ha molto amato. E le parole per i due sposi che hanno rivoluzionato le loro vite e quelle della dinastia negli ultimi anni fanno il paio con quanto lei disse in un’intervista a “Specchio” de “La Stampa”:

Kate proviene da una famiglia di arrampicatori sociali. Diana non si sarebbe trovata a proprio agio con lei e la sua famiglia, e non l’avrebbe stimolata in alcun modo. Meghan invece le sarebbe piaciuta: è di sangue misto, moderna e progressiva, inoltre s’è fatta da sé, lavorando. Anche Diana da ragazza lavorava. L'idea di avere un nipote con una nonna nera le sarebbe piaciuta, dopo tutto tra i suoi amanti c’erano un medico pakistano e un avventuriero egiziano… Meghan voleva alleviare le sofferenze dei bambini africani, e Diana l'avrebbe ammirata, e le sarebbe stata immensamente grata per aver reso felice Harry”.

Insomma, la scelta di campo è chiara, ma parlare di Rubens e delle famiglie di Rubens (“che mi piace molto come pittore, ma molto meno come uomo visto che si sposò due volte, anche a una certa età, con donne molto, ma molto, più giovani”) è anche l’occasione per fare emergere l’altra faccia dell’autrice de “La mennulara”, che presto avrà anche il quarto capitolo della sua saga, dove ci sarà anche un pezzo di Genova “e sarà un libro molto forte”.

Simonetta Agnello Hornby, come emerge dal bellissimo “Vento scomposto”, a mio parere il suo capolavoro, nella vita fa l’avvocato e si occupa soprattutto di diritto di famiglia, “e credo che a questo occorra pensare, alla famiglia, che va preservata a tutelata e invece oggi non sempre c’è la completa consapevolezza di questo, con conseguenze soprattutto per i figli”.

Il segreto di un buon matrimonio

Il segreto di un buon matrimonio – spiega l’autrice-principessa del foro – paradossalmente è pensare subito ai particolari, anche ai più prosaici: “Sempre più spesso vengono da me clienti a cui propongo un contratto matrimoniale”. E lei stessa, di fatto, si è sposata proprio con queste regole:

“Nel mio caso non si trattava di un accordo scritto, ma di lunghi colloqui fra me e mio marito. E siamo sempre rimasti fedeli a ciò che avevamo deciso, con un patto verbale”.

E il consiglio arriva anche fino al termine della vita:

“Ai miei clienti, soprattutto se hanno figli, consiglio anche di fare testamento, è una scelta sempre saggia”.

Le regole base della convivena

Ma, oltre alla parte prettamente economica, nel decalogo degli usi e costumi del matrimonio della più quotata avvocatessa londinese nel diritto di famiglia, ci sono anche regole base della convivenza, come quella di mangiare insieme con tutto il resto della famiglia “cosa che ormai in qualche caso non si fa più nemmeno la domenica. E magari fare un accordo anche con i figli affinchè almeno un giorno alla settimana i telefonini siano banditi completamente”.

Il racconto dei danni creati dal lockdown soprattutto nei ragazzi – “che a Londra mi paiono molto più forti che in Italia” – sono la metafora di una famiglia, come istituzione, disgregata. Ma sono proprio le esperienze concrete, il confronto con famiglie ricchissime come il volontariato nei confronti di famiglie disagiate, a portare un elemento di ottimismo sul racconto di Simonetta Agnello Hornby: “Io credo che la tendenza possa invertirsi e che il mondo possa tornare a migliorare”.

Dai muri di Palazzo Ducale, i personaggi di Rubens, a partire da Veronica Spinola, sembrano annuire.

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