“Una statua anche per Destà”: l’omaggio dello street artist Ozmo alla Sposa Bambina di Montanelli

Su un muro di Milano è comparsa l'immagine della dodicenne eritrea che il giornalista comprò come sposa in Africa nel 1935

Dopo le mai sopite polemiche sulla statua dedicata alla memoria di Indro Montanelli, recentemente rinfocolate dalle manifestazioni anti razziste seguite alla morte di Gerge Floyd, qualcuno ha pensato di dedicare una statua a colei che rappresenta il motivo principale per cui tanti ritengono che non si sarebbe dovuto erigere un monumento in onore del giornalista e scrittore. In realtà si tratta dell' immagine di un ''monumento in memoria della sposa bambina in Montanelli'' che è comparsa su un muro di via Torino a Milano.

L’omaggio di Ozmo

Con quest’affissione lo street artist Ozmo è intervenuto nella vicenda sulla figura del grande giornalista, al centro delle polemiche per il suo “matrimonio” con una bambina eritrea di 12 anni, sulla scia delle manifestazioni antirazziste anni seguite all' uccisione dell’afroamericano George Floyd. ''Rappresentando su questo piedistallo una bambina, africana, infibulata, venduta in sposa a un soldato bianco, vittima più volte del colonialismo dell'uomo, in questo momento delicato di lotte globali per i diritti delle minoranze etniche esplose dopo l'assassinio di G.Floyd, voglio restituire, almeno in parte, dignità ai deboli, emarginati, violentati e derubati'', ha detto Ozmo, considerato uno dei fondatori delle pratiche di street artist in Italia.

Il murale di Osmo (Ansa)

Il madamato

"Immaginandola libera, protagonista, dipinta in un gesto di orgoglio, è la mia dedica a chi, come lei, si trova dalla parte sbagliata della storia - ha aggiunto -. È Fatima-Destà che ora si erge come una statua: la bambina di 12 anni che Indro Montanelli sposò in Eritrea da soldato, grazie alla controversa pratica chiamata 'madamato', che permetteva ai cittadini italiani nelle colonie di accompagnarsi temporaneamente con donne native''. La foto è contemporanea e raffigura una bambina Eritrea, all'incirca della stessa età di Fatima-Destà, vestita con abiti sgargianti mentre porta al villaggio dell'acqua potabile nella sua grossa tanica gialla a tracolla. ''Il viso è coperto da una macchia di colore-mascherina - ha spiegato l' autore - . Vediamo solamente gli occhi, che ci guardano in modo ambiguo, chi ci vedrà un sorriso, chi una smorfia di dolore''.

Il motivo delle proteste

Sabato scorso, a Milano, la statua dedicata a Montanelli è stata imbrattata con vernice rossa e alla sua base è stato scritto “razzista stupratore”. Il gesto è stato rivendicato, attraverso la diffusione di un video, da parte di un’associazione studentesca. Non era la prima volta che la statua, situata nel luogo in cui Montanelli fu gambizzato ad opera delle Brigate Rosse,  veniva imbrattata di vernice: accadde pure l’anno scorso in occasione delle manifestazioni per l’ 8 marzo e quella volta fu l’associazione femminista “Non una di meno” che sparse però il colore rosa sulla testa dello statuario Montanelli. Da tempo molte associazioni femministe chiedono la rimozione del monumento a un uomo che confessò in tv di avere comprato come sposa una bambina di 12 anni (era il 1935) e che ne scrisse anni dopo (nel 2000) senza mostrare mai un ripensamento.

Le parole imperdonabili

Ecco come Indro Montanelli descrisse la sua esperienza coloniale durante un’intervista rilasciata a Enzo Biagi per la Rai nel 1982: “Aveva dodici anni.. .a dodici anni quelle lì [le africane] erano già donne. L'avevo comprata dal padre a Saganeiti assieme a un cavallo e a un fucile, tutto a 500 lire. Era un animaletto docile, io gli misi su un tucul (semplice edificio a pianta circolare con tetto conico solitamente di argilla e paglia) con dei polli. E poi ogni quindici giorni mi raggiungeva dovunque fossi assieme alle mogli degli altri ascari... arrivava anche questa mia moglie, con la cesta in testa, che mi portava la biancheria pulita ()".