"Massacrata di botte e stuprata”, la denuncia di due donne contro il teologo dell’Islam

In Francia il teologo musulmano Tariq Ramadan è stato accusato prima dalla scrittrice Henda Ayari e poi da una disabile. Lui si difende: ”Solo calunnie”

Tariq Ramadan (ansa)
Tariq Ramadan (ansa)
TiscaliNews

Si stringe il cerchio delle accuse contro lo studioso e teologo musulmano Tariq Ramadan, sulla scia dello scandalo legato al produttore Usa, Harvey Wienstein. In Francia, dopo la scrittrice Henda Ayari - il 20 ottobre scorso - un'altra donna ha sporto denuncia per episodi di ultraviolenza di cui si dice vittima. In un post pubblicato su Facebook, lo studioso svizzero smentisce seccamente, poi tuona contro la "macchina delle bugie" e la "campagna di calunnie" orchestrata dai "nemici di sempre".

La versione della presunta vittima

La versione di quanto subito nl 2009 da Christelle (nome di fantasia), all'Hotel Hilton di Lione ha scosso la Francia. Dopo uno scambio epistolare, la donna disabile convertitasi all'Islam racconta di aver ottenuto un appuntamento con Ramadan. Motivo? Una consulenza religiosa in un periodo difficile della vita. I due si incontrano nella hall dell'Hotel, poi lui la invita a salire in camera. Segue Arancia meccanica. Ramadan strappa alla donna le stampelle, comincia a schiaffeggiarla, tirarle pugni, poi la stupra e la sodomizza. "Più urlavo, più picchiava. Mi ha trascinata per i capelli per tutta la stanza, prima di condurmi nella vasca da bagno per urinarmi addosso", ha raccontato nella testimonianza alla polizia secondo i verbali rivelati da Le Monde.

La prima denuncia

Scene simili a quelle descritte oggi dalla stessa Henda Ayari, la prima a denunciare il prof di Oxford, che in un'intervista torna sulla sua esperienza in un albergo di Parigi. "Mi ha strangolata talmente forte che pensavo di morire - dice al Parisien - mi ha schiaffeggiata perché opponevo resistenza". E ancora: "Mi ha stuprata, mi sono sentita in estremo pericolo, poi insultata: 'Se ero lì è perché me l'ero cercata', diceva. Dovevo indossare il velo, sennò ero una prostituta". Ex salafita, Ayari scelse nel novembre 2015 di togliersi il jilbab indossato da quando era ventunenne e di denunciare il marito fondamentalista violento. Musulmana praticante, è diventata presidente dell'associazione Libe'ratrices ed ha scritto un libro - 'J'ai choisi d'etre libre' -, in cui racconta la sua 'uscita' dal salafismo.

Aperta un’inchiesta

La procura di Parigi, ha aperto un’inchiesta per stupro, aggressione sessuale, violenze e minacce di morte. In un appello pubblicato su Le Monde, si appella a tutte le donne affinché prendano "la parola come ho fatto io". Malgrado la doppia denuncia, il mondo islamico di Francia preferisce non pronunciarsi, o quasi. Per Ahmet Ograt, presidente del consiglio francese del culto musulmano (Cfcm), questa vicenda "non è una priorità né per i francesi né per i musulmani di Francia". "Oggi non c'è nessun interesse a parlarne, se ci sarà qualcosa di più serio sul piano giuridico vedremo".

La campagna anti molestie non si ferma

In Francia la rivolta anti-abusi non si ferma al celebre intellettuale nipote del fondatore del Movimento dei Fratelli Musulmani in Egitto. Anche oggi, le associazioni femministe hanno protestato contro una rassegna consacrata all'opera del regista Roman Polanski, più volte accusato di stupro su minori, e le testimonianze dilagano in altri comparti della società come polizia, finanza, ospedali e media. "#BalanceTonPorc in ufficio: inchiesta su un'omertà francese", titola in prima pagina Libération, che passa in rassegna le brutali esperienze di donne normali - "lontane da Hollywood" - vittime regolari di abusi e molestie sul posto di lavoro.