“Cagna” può essere il sinonimo di “donna”? Così la Treccani cambia la voce del suo dizionario

Chi cercherà un sinonimo di donna nella versione online del vocabolario Treccani da oggi non troverà più parole come “cagna” o “zoccola”

La voce 'donna' sulla Treccani
La voce "donna" sulla Treccani
di C. M.

Donna è un concetto, un universo di significati ma, prima di tutto, è una parola. Un lemma che è anche una voce del dizionario che accanto a senso e accezione, espone una lista di sinonimi e sono proprio questi ad avere innescato di recente una battaglia che, alla fine, ha visto la vittorie delle 100 firmatarie della lettera inviata alla Treccani in cui chiedevano di aggiornare la voce “donna”. Grazie a quella missiva, chi cercherà un sinonimo nella versione online del vocabolario Treccani da oggi non troverà più parole come cagna, bagascia, battona o zoccola. Tutti sinonimi legati all’espressione “buona donna” considerata offensivi per il genere femminile. Questi termini sono ora collegati alla parola “prostituta”, come è giusto che sia.

Il precedente

Il dibattitto era iniziato due mesi fa con l'appello dell'attivista italiana Maria Beatrice Giovanardi a modificare la voce, ne è seguita una discussione non scontata visto che in principio la Treccani si era rifiutata di procedere alla modifica invocando la giustificazione che le parole abbiano una storia che non si può cancellare. Giovanardi però non si è arresa forte anche del risultato già ottenuto con l’Oxford Dictionary Press.

Oxford Dictionary: "Perché cambiare la parola woman"

La manager italiana, infatti, aveva già fatto la medesima domanda al dizionario inglese chiedendo di modificare la voce “woman”. Dopo un anno di dibattito la sua richiesta è stata accolta con questa motivazione: "I dizionari dell’Oxford Dictionary Press riflettono, anzi sono dettati, dal modo in cui il linguaggio viene utilizzato. E questo è definito solamente dalle prove di come le persone vere usano la lingua inglese nella loro vita di tutti i giorni". Così un portavoce del prestigioso dizionario della lingua inglese antica e moderna pubblicato dalla casa editrice Oxford University Press, aveva spiegato perché lo scorso novembre, dopo oltre un anno dall'avvio di una richiesta e di una petizione per la rimozione dei riferimenti sessisti della parola woman (donna) da parte dell'attivista italiana, hanno accettato di modificare il termine.

Il punto di vista “britannico”

L'Oxford Dictionary Press sostiene di avere "intrapreso una revisione approfondita delle voci del dizionario e del thesaurus e degli esempi di utilizzo per la voce donna e per molti termini correlati. Ha ampliato la copertura del dizionario alla parola donna con più esempi e frasi idiomatiche che descrivono le donne in modo positivo e attivo. I sinonimi o i sensi offensivi sono stati chiaramente etichettati come tali e inclusi solo laddove esistano prove dell'uso nel mondo reale. Le etichette 'offensivo' e 'datato' sono state applicate a sempre più termini riferiti a donne e ragazze, in particolare quelli che riguardano l'aspetto fisico e il comportamento sessuale".

La lettera aperta alla Treccani

Il tema è stato dibattuto in termini assai simili anche in Italia dopo che La Repubblica ha pubblicato un botta e risposta tra Maria Beatrice Giovanardi, appoggiata da cento sostenitori della sua campagna per chiedere una stessa revisione del sinonimo della parola '"donna" nella voce online della Treccani, e Valeria Della Valle, la direttrice del  vocabolario edito dall'Istituto dell'Enciclopedia Italiana che ha difeso l'importanza della testimonianza dell'evoluzione della lingua "ricordando le parole della vergogna".

La risposta di Maria Beatrice Giovanardi

Qui però non si tratta di volere dimenticare la storia, e in particolare la storia dell’oppressione femminile, si tratta di aggiornare la fotografia che un dizionario fa della lingua parlata. Ecco infatti la risposta di Giovanardi all’obiezione di Della Valle: "Non ci si vuole improvvisare lessicografi o disintermediare la cultura ma richiamare l’Istituto a farsi attento interprete di quella realtà che si è assunto il compito di registrare. Siccome Treccani sente il dovere di rispecchiare la realtà, e ne avrebbe l’autorevolezza, perché allora, con parità descrittiva rispetto all’uomo non fotografa anche il mutato ruolo della donna, arricchendo il lessico di riferimento che usa per descriverla?"
A dimostrazione del fatto che il dibattito sia spesso il modo migliore per avviare le riflessioni necessarie a successivi cambiamenti, alla fine le differenti visioni sono tate ricomposte e la Treccani ha modificato la voce “donna”.