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Tribunale texano sospende il bando all'aborto e la California vuole il diritto ad abortire nella Costituzione

In Texas gli interventi possono riprendere, ci sarà una nuova udienza il 12 luglio. La California voterà su un emendamento costituzionale. E in Italia?

Protesta pro-aborto nello stato della Georgia, Usa (Ansa)
Protesta pro-aborto nello stato della Georgia, Usa (Ansa)
TiscaliNews

Mentre non si placano le proteste in tutti gli Stati Uniti per la decisione della Corte Suprema contro l’aborto, i singoli stati confederali e alcuni tribunali si muovono per correre al riparo. Dopo Louisiana e Utah, anche in Texas un tribunale ha bloccato temporaneamente il divieto all'aborto dopo la denuncia presentata dal Center for Reproductive Rigths, l'associazione che ha difeso l'unica clinica abortista in Mississippi nel caso "Dobbs v. Jackson Women's Health Organization", su cui ha sentenziato venerdì la Corte Suprema abolendo di fatto il diritto all'aborto. Gli avvocati del Centro riferiscono che gli aborti riprenderanno con le rigide limitazioni imposte nello Stato prima delle sentenza e quindi fino alla sesta settimana. Una nuova udienza è stata fissata per il 12 luglio.

La California voterà su un emendamento costituzionale

La California voterà per inserire nella sua Costituzione il diritto dell'accesso all'aborto. Gli elettori saranno chiamati a esprimersi il prossimo novembre su un emendamento costituzionale già approvato dalle autorità statali. Se sarà approvato al voto, l'emendamento confermerà il diritto all'aborto già tutelato dalle attuali leggi statali. La Costituzione della California, così come quella di altri stati, include un diritto alla privacy che i tribunali hanno finora interpretato come una tutela all'aborto. La decisione della Corte suprema richiede però, secondo le autorità statali, una difesa maggiore e quini una codifica più chiara come quella prevista dall'emendamento costituzionale che sarò sottoposto al voto.

Protesta pro aborto a San Francisco (Ansa)

Farmacie Usa limitano acquisti pillole giorno dopo

Ma per due buone notizie, ce n’è una cattiva: le farmacie americane della catena Cvs limitano temporaneamente gli acquisti di pillole del giorno dopo a tre confezioni a persona, per evitare carenze. La mossa segue la decisione della Corte suprema Usa sull'aborto, che lascia ipotizzare un aumento delle richieste di pillole Plan B e Aftera. Si tratta di farmaci da prendere dopo un rapporto sessuale non protetto: impediscono la fecondazione, quindi sono diverse dalle pillole abortive. E anche Rite Aid ha deciso di applicare la nuova regola: "A causa dell'aumento della domanda in questo momento stiamo limitando gli acquisti di pillole contraccettive Plan B a tre per cliente", ha spiegato alla Cnn la manager delle comunicazioni esterne della catena, Alicja Wojczyk. Mentre Matt Blanchette di Cvs ha aggiunto: sebbene abbiamo "un'ampia fornitura" di Plan B e Aftera - due tipi di contraccezione di emergenza - l'azienda sta limitando gli acquisti a tre per cliente "per garantire un accesso equo e una fornitura costante sugli scaffali dei negozi".

Protesta pro aborto a San Francisco (Ansa)

Sileri: legge 194 non va toccata, però oggi è zoppa

La decisione della Corte Suprema Usa, che ha abolito la storica sentenza con cui nel 1973 la stessa Corte aveva legalizzato l'aborto negli Usa, ha riaperto il dibattito sull’aborto anche in Italia dove la legge 194 è in larga parte disattesa soprattutto a causa della grande quantità di medici e infermieri obiettori di coscienza e della carenza di consultori. "Sono dell'opinione che la legge italiana 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza non debba essere toccata. Si tratta di una legge che sin dal primo articolo disegna un perimetro di protezione della donna, riconoscendo pienamente il valore sociale e la tutela della maternità, della vita umana e della donna. Il punto è che questa legge è largamente disattesa". Lo ha detto il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, intervistato su Radio Cusano Campus. Parlando della legge italiana, Sileri ha evidenziato come sia "un'ottima legge" ma "se il consultorio deve realizzare quel perimetro e sul territorio, anziché avere un consultorio ogni 20 mila abitanti, ne hai 0,5/0,6, è chiaro che c'è un problema e che la legge viene disattesa". Per il sottosegretario, comunque, "nel nuovo sistema sanitario nazionale di prossimità che stiamo disegnando questa legge troverà probabilmente una applicazione migliore. Ma finché non riempiamo quel vuoto su tutto il territorio nazionale, purtroppo è una legge zoppa".

In Piemonte numeri obiettori da brivido

Per quanto riguarda la percentuale di obiettori di coscienza, un esempio per tutta la Penisola è la situazione piemontese. Il capogruppo di Liberi Uguali Verdi nel Consiglio regionale del Piemonte, Marco Grimaldi, ha chiesto un intervento della Giunta Cirio per ovviare al problema dell'obiezione di coscienza, quando questa impedisce di fatto alle donne di abortire. Un problema, ha sottolineato, che colpisce soprattutto l'area del Novarese. "Occorre adottare una delibera - ha spiegato Grimaldi in apertura dei lavori in Aula - che inserisca un automatismo tale che, nel caso in cui il diritto all'aborto non venga garantito a causa dell'obiezione di coscienza, scatti un'immediata sostituzione dell'obiettore con un medico non obiettore". Perché nel caso dell'interruzione di gravidanza, ha sottolineato, "non si può aspettare mesi per essere sottoposti all'intervento" e questo significa "tornare indietro ai tempi in cui gli aborti, che ci sono sempre stati, avvenivano in modo clandestino e non sicuro". Su questo tema Grimaldi ha chiesto un confronto in Aula con l'assessore alla Sanità, Luigi Icardi, per sapere come la Regione intenda intervenire.

Obiezione lesiva del diritto

"Sull'aborto in Piemonte numeri sono da brivido: l'obiezione non è più una tutela, ma una scorciatoia lesiva di un diritto fondamentale", afferma Grimaldi. "Oggi all'Ospedale di Ciriè - afferma Grimaldi - è possibile effettuare un'interruzione di gravidanza. L'assessore alla Sanità, Luigi Icardi, lo assicura in una nota di risposta a una nostra vecchia interrogazione, ma noi non riusciamo a gioire: qualche mese fa su 9 ginecologici operanti nella struttura 9 erano obiettori. Fino alla denuncia nostra, dell'associazione Luca Coscioni, delle amministratrici e delle donne di quel territorio, nessuno aveva considerato il problema". "E altri dati sconcertanti sul Piemonte - aggiunge - sono emersi ieri: 10 obiettori su 11 all'Asl di Novara, a Rivoli e Susa 12 su 16, a Novi e Tortona 7 su 9. Lo sono da sempre? Sapevano quali interventi avrebbero svolto quando hanno scelto la specializzazione? Dubito siano nati prima del referendum sull'aborto: i direttori delle Asl li convochino per un confronto". "Di fronte a tutto questo - rimarca - la Regione regala 400mila euro ad associazioni pro vita impegnate nel brain washing di donne che hanno liberamente scelto di interrompere una gravidanza. La verità è che l'obiezione non ha più senso di essere garantita per legge, mentre ciò che viene negato e offeso quotidianamente, e invece va garantito, è il diritto alla libera scelta delle donne".