Sotto processo pure per le banane. Tutti contro Greta Thunberg. Ma il vero motivo è un altro

La ragazzina svedese attaccata pure per un'immagine postata su Instagram nella quale la si vede intenta a fare colazione. Perché tanto livore?

di Cinzia Marongiu

Ci mancavano pure gli ambientalisti. Proprio quelli in nome dei quali Greta sta compiendo la sua piccola grande rivoluzione. Ora a prendersela con la ragazzina svedese che ha smosso la coscienza (sporca) di tutto il pianeta sono pure loro o i supposti tali che vanno a unirsi a una folta schiera di nemici. Già, perché se è vero che Greta ha un grandissimo seguito e che in pochi mesi è riuscita a creare dal niente un movimento capace di organizzare uno sciopero globale, il Global Strike for Climate al quale hanno partecipato oltre un milione e mezzo di persone, è altrettanto vero che le voci dissonanti che si sono schierate contro Greta e i “Gretini” (come in maniera neanche velatamente offensiva vengono chiamati i tanti giovani che si sono mobilitati al suo fianco) sono ormai tantissime.

Così dopo gli strali di Rita Pavone che la considera degna di “un film horror”, i dubbi della iena Nadia Toffa, il fastidio fisico del redivivo Giuliano Ferrara e l’insofferenza rabbiosa della giornalista Maria Giovanna Maglie che intervistata a “Un giorno da pecora” se ne è uscita con questa frase : “se non fosse malata la metterei sotto con la macchina”, ecco ora il processo intentato via social per una foto nella quale si vede Greta intenta a fare colazione in treno. Cosa c’è di scandaloso? Lo scandalo sarebbe che l’ambientalista scandinava si nutre con prodotti confezionati in quella che sembra plastica usa e getta e che, udite udite, gradisca pure qualche banana che di certo non proviene dalle piantagioni della Danimarca, laddove Greta si trovava quando ha postato l’immagine. Apriti cielo. I leoni da tastiera che non conoscono riposo sono subito pronti ad azzannare l’incauta ragazza, rinfacciandole incoerenza e superficialità , oltre che una bella dose di velenosi improperi. Senza contare i tanti opinionisti che si sono scomodati dalle loro poltrone per attaccarla, tra chi la considera una pedina in mano alle lobby verdi e chi pensa sia strumentalizzata dai genitori avidi.

A questo punto sorge spontanea una domanda: perché così tanto livore? Che cosa realmente dà fastidio nel messaggio di una ragazza seria e idealista che vuole ribellarsi all’inquinamento in nome di un progresso finalmente sostenibile? La risposta potrebbe essere bene illustrata dall’ultimo post che Greta ha pubblicato sui social nel quale la si vede infagottata in un impermeabile, cappello calcato sulla fronte, treccine d’ordinanza e l’aria serena di chi sa che sta agendo secondo coscienza. Lei scrive: “Venerdì 15 marzo oltre 1,5 milioni di studenti hanno partecipato allo sciopero scolastico per il clima. Abbiamo dimostrato che è importante ciò che ognuno di noi fa e che nessuno è troppo piccolo per fare la differenza”. E poi più in grande la frase di Nelson Mandela: “Sembra impossibile finché qualcuno lo fa”. Già perché poi alla fine a dare fastidio in questa società rotta a ogni cinismo è la capacità di sognare, di credere davvero in qualcosa, l’idealismo, la convinzione che si possa migliorare. Niente dà più fastidio del bene a chi, per comodità o per indole, vuole convincerci e convincersi che sotto sotto c’è sempre qualcosa di marcio, di guasto, di falso. No, a volte, c’è soltanto la voglia di alzare gli occhi al cielo e di chiedersi: “Perché no?”.