Violenza sessuale: ecco cosa scatena il fenomeno predatorio maschile e come agisce il branco

Per lo psicologo Raffaele Felaco "la violenza predatoria si può solo prevenire perché i predoni esistono e non temono le punizioni previste"

Le immagini dell'aggressione subita da due ragazze a Milano nella notte di Capodanno (Ansa)
Le immagini dell'aggressione subita da due ragazze a Milano nella notte di Capodanno (Ansa)
TiscaliNews

Mentre i dati relativi alla violenza maschile sulle donne non accennano a diminuire, fa un certo effetto leggere che la causa del fenomeno sia proprio l’espressione di una maggiore libertà femminile. "In tutti i contesti dove le donne hanno aumentato la loro indipendenza ed emancipazione la risposta maschile è stata di aumento della violenza nei loro confronti. Questo è un problema di natura squisitamente culturale, l'unica possibilità di estirparlo è educativa. A partire dalle famiglie, dalla scuola dell'infanzia e a tutti i livelli, necessariamente è una risposta dai tempi lunghi. La violenza predatoria si può solo prevenire perché i predoni esistono e non temono le punizioni previste". A sostenerlo è lo psicologo Raffaele Felaco, direttore di psicologinews.it, a proposito dalla vicenda della 29enne che ha denunciato di essere stata drogata e violentata a Capodanno a Napoli.

Fenomeno predatorio

"Quando si attua un qualsiasi comportamento trasgressivo - aggiunge Felaco - , si è assolutamente, irrazionalmente certi, di non essere scoperti e quindi puniti. In questi momenti sono efficaci solo dissuasori parimenti violenti: molte donne girano con spray urticanti o imparano tecniche di autodifesa. Naturalmente l'intervento più efficace sarebbe la condanna sociale, quindi l'intervento di testimoni che siano soccorritori e non spettatori passivi". L'esperto sottolinea che "la violenza predatoria che si esercita sui più deboli è un fenomeno umano, condannato da tutte le società, ma ugualmente presente in misura più o meno rilevante in tutte". Le donne, "elemento più debole", sono spesso vittime "di violenze e abusi sia nell'ambito di relazioni patologiche che vittime causali di violenza predatoria. Quasi tutte le società hanno codici che puniscono anche severamente questo genere di reati ma ciò nonostante non si riescono a debellare, anzi in alcune aree sembrano aumentare".

La violenza di branco

Esaminando, poi, "la violenza di branco", lo psicologo parla di "triste fenomeno che periodicamente investe le cronache e ci pone innanzi ad interrogativi sulla salute mentale e le caratteristiche dell'umanità". "Ci si chiede come sia possibile che nelle società 'civili', 'evolute' come le nostre sia ancora possibile il manifestarsi di questi comportamenti così abietti e tribali. La realtà è che i nostri comportamenti sono molto frequentemente reazioni a impulsi profondi e niente affatto razionali e controllati, solo che per fortuna, solo raramente hanno a che fare con la violenza".

La diluizione della responsabilità

E aggiunge: "Soprattutto nei giovanissimi, ci si identifica col più patologico del gruppo, di conseguenza si attuano comportamenti che trasgrediscono le norme, che singolarmente non si farebbero mai. Altro fenomeno di psicologia dei gruppi è la 'diluizione della responsabilità'. Quando è un gruppo ad agire non è più chiaro di chi sia la responsabilità e questo rende possibili comportamenti più devianti. Se poi siamo in presenza di abuso di sostanze che abbassano le inibizioni, la miscela diventa incontrollabile". L’ultimo caso di violenza di gruppo è quello delle giovani, in tutto una decina, che hanno denunciato di avere subito abusi da parte di un gruppo di ragazzi in mezzo alla folla di piazza Duomo a Milano la notte di Capodanno.