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Vladimir Luxuria e la lettera ad Asia Argento: "Scusami. Da giorni mi porto dentro un magone"

Con una lettera aperta ha confessato: "Mi sono rivista e mi sono fatta schifo". La risposta immediata di Asia Argento in un tweet

Vladimir Luxuria e la lettera ad Asia Argento: 'Scusami. Da giorni mi porto dentro un magone'

Sono giorni che mi porto dentro un magone e adesso trovo la forza di chiedere scusa ad Asia e a tutte le donne che si sono sentite ferite dalle mie parole”. Inizia così la lettera aperta che Vladimir Luxuria, attrice, scrittrice, conduttrice e bandiera del movimento per i diritti della comunità LGBT, ha scritto sulla sua pagina Facebook e condiviso su Twitter. Una lettera aperta, sincera e toccante. Una lettera di scuse. Di sicuro inaspettata da parte dei tanti che l’hanno vista in tv a #Cartabianca e che forse hanno stentato a riconoscerla in quella che sembrava una presa di posizione troppo rigida e priva di empatia nei confronti di Asia Argento, che, da quando è al centro dello scandalo sessuale che ha travolto il produttore americano Harvey Weinstein, si è trovata più volte nel ruolo di accusata piuttosto che in quello di accusatrice di un predatore seriale.

In questi mesi ad accusare Asia, ad assumere posizioni intolleranti e di sospetto nei suoi confronti sono stati in tanti in Italia, come la stessa attrice ha molte volte denunciato giungendo perfino ad allontanarsi dall’Italia per non subire il clima da “linciaggio mediatico”. Ma di sicuro tra quelle voci, spesso maschili, spesso appartenenti a giornali notoriamente di destra, spesso confuse nel mare dei social, la voce che più ha ferito Asia Argento è stata proprio quella di Vladimir Luxuria. Di sicuro perché Asia la riteneva un’amica e perché Luxuria ha fatto della sua vita una battaglia contro i pregiudizi, compresi quelli durissimi a morire nei confronti delle donne. Ora però Vladimir si è resa conto dei suoi errori ed è tornata clamorosamente sui suoi passi. Ecco come continua la lettera: “Il destino, il karma o la provvidenza (ognuno la chiami come vuole) mi ha fatto conoscere proprio il giorno dopo la trasmissione una donna che mi ha raccontato di una violenza subita 30 anni fa e che quando si era confidata per la prima volta nessuno le aveva creduto. Ha pianto davanti a me e io mi sono sentita di merda. Di merda perché ero così presa da me e dal predicozzo che avevo preparato da non essere stata in grado di leggere negli occhi le tue lacrime. Perché per troppo tempo mi sono lasciata deviare dai demoni del sospetto e della diffidenza”.

"Mi sono fatta schifo"

Vladimir arriva a essere impietosa con se stessa e ascrivere di essersi fatta schifo a rivedersi in quel programma tv: “Ho esagerato e non ho dimostrato compassione e solidarietà. Mi sono rivista nella puntata e mi sono fatta schifo da sola nel riconoscermi. Tanti miei amici e persone con cui ho condiviso tante battaglie mi hanno fatto ulteriormente capire con i loro giusti rimproveri e incazzature che ormai avevo perso senno e strada. Lo so Asia che è troppo tardi e non pretendo che tu possa accettare le mie scuse ma ti giuro che sono sincere. In questi giorni sto molto male e non posso chiedere a nessuno un conforto perché io non sono stata in grado di farlo. Ti ringrazio anche di non essere mai scesa a insulti transfobi per accusarmi: sei sempre stata con noi nelle battaglie Lgbt e credo anche io che saresti una testimonial contro tutte le violenze. Vorrei abbracciarti e ritrovare nei nostri occhi non più rancore ma la gioia di vivere che auguro a tutte coloro che hanno sofferto in passato e che vogliono combattere. Ti voglio bene”.

La risposta di Asia Argento

La risposta di Asia Argento non si è fatta attendere e racchiude in un tweet la forza e il calore di un abbraccio. Eccola: “Scuse accettate. Gli insulti transfobi che ti hanno rivolto mi hanno ferita personalmente. La vita è un bel libro. Voltiamo pagina”. E chissà davvero che non si stia iniziando a scrivere una nuova pagina piena di rispetto e di solidarietà nei confronti delle vittime di molestie e di violenze sessuali, la maggior parte delle quali sono donne.