Per la prima volta in 144 anni, al Washington Post arriva una direttrice: inizia l’era di Sally Buzbee

Il primo giugno la 55enne proveniente dall'Associated Press assumerà la leadership di una redazione di un migliaio di persone

TiscaliNews

È il giornale del "Watergate", lo scandalo che portò alle dimissioni di un presidente del Stati Uniti d’America, Richard Nixon. Un quotidiano che nell’immaginario collettivo resterà per sempre legato a Bob Woodward e Carl Bernstein e al film Tutti gli uomini del presidente con i due giornalisti interpretati dai due mostri sacri Dustin Hoffman e Robert Redford. In questo mondo di uomini, per la prima volta dopo 144 anni di storia del Washington Post, una giornalista è stata chiamata a dirigerlo.

La carriera

Sally Buzbee dell'Associated Press prenderà il posto di Martin Baron, che alla fine di febbraio è andato in pensione dopo un mandato di otto anni ricco di ben dieci premi Pulitzer. "Sono onorata di essere la prima donna in questo posto", ha detto la 55enne Buzbee che ha lavorato per tutta la sua vita professionale in agenzia, cominciando come reporter in Kansas, il suo Stato di origine, per arrivare nel 2017 ad essere direttore esecutivo e vicepresidente dell'Ap.

Il secondo quotidiano Usa

Il primo giugno Sally assumerà la leadership di una newsroom di un migliaio di persone, il doppio dei giornalisti che aveva trovato il fondatore di Amazon Jeff Bezos quando nel 2013 aveva acquistato per 250 milioni di dollari la gloriosa testata dalla famiglia Graham. Dopo anni di crisi che avevano perfino costretto a vendere l'iconica sede del giornale dove era stata scritta la storia del Watergate, dall'arrivo di Bezos il Post è tornato largamente in salute: da una circolazione di mezzo milione nel 2013, il quotidiano conta oggi tre milioni di abbonamenti digitali, al secondo posto negli Usa dopo il New York Times.

I precedenti

La nomina di Buzbee arriva sulla scia di altre che hanno trasformato al femminile la guida di importanti mezzi di informazione. L'italiana Alessandra Galloni, diventata un mese fa la prima direttrice della Reuters in 170 anni di storia dell'agenzia, ha trovato a Fleet Street un panorama affollato di colleghe: Roula Khalaf è da un anno al timone del Financial Times, mentre Rebekah Mary Wade dirige il Sun, Zanny Beddoes guida l'Economist dal 2015, lo stesso anno in cui al Guardian è arrivata Katharine Viner. Più indietro il panorama del giornalismo americano: nel 2011 Jill Abramson era diventata la prima direttrice del New York Times in 160 anni, ma la fase della Old Grey Lady si era chiusa dopo appena tre anni, quando la Abramson era stata messa alla porta per dissapori con l'editore Arthur Sulzberger.

In buona compagnia

Negli Usa il trend sta comunque riprendendo quota: uscendo dalla stampa specializzata del fashion e del lifestyle, dove Anna Wintour fa da padrona da decenni, Huffington Post, Vox Media e Entertainment Weekly quest'anno hanno nominato donne a guidare le rispettive redazioni. Mentre altri soffitti di cristallo sono stati infranti nelle televisioni. L'anno scorso Rashida Jones è diventata presidente di MsNbc, mentre a metà aprile Kimberly Godwin è stata nominata presidente di Abc News: la prima donna afro-americana a guidare i telegiornali di un grande network.