L'addio di Harry e Meghan: per loro niente parata con la regina, “puniti” anche Will e Kate

I duchi di Sussex sono stati esclusi dal corteo nell'ultimo impegno della Royal Family ma il popolo li ama

TiscaliNews

L’ultima volta dei duchi di Sussex in un contesto regale è andata in scena, ora cala il sipario con tutta la solennità del caso, ma anche con una prima chiara retrocessione nell'etichetta reale, sugli impegni ufficiali di Harry e Meghan in casa Windsor. L'addio è stato segnato ieri dall'ultima apparizione pubblica della coppia in veste di “membri senior” della Royal Family, al fianco della regina e del resto della dinastia, in occasione della giornata di celebrazione del Commonwealth: residuo di quel che fu l'Impero Britannico.

Effetto Coronavirus

Una parata completata dal rito religioso del Commonwealth Service, nella cornice maestosa dell'Abbazia di Westminster, svoltosi in gran pompa a dispetto di un'emergenza, il coronavirus, che per ora l'esecutivo conservatore d'oltremanica esita ad affrontare con provvedimenti pubblici davvero restrittivi. E tuttavia un appuntamento corretto se non altro in extremis dallo snellimento del corteo reale d'ingresso di cui proprio i Sussex hanno fatto le spese per primi con un'esclusione annunciata in mattinata, seguiti peraltro a ruota dai duchi di Cambridge, il principe William, fratello maggiore di Harry, e la consorte Kate.

Per evitare tensioni

Cosa abbia motivato la doppia decisione non è dato sapere; Buckingham Palace non ha spiegato se essa abbia a che fare con nuove regole di protocollo o con un ridimensionamento legato a ragioni di precauzione sanitaria o chissà che. Né se abbia coinvolto entrambe le coppie per evitare recriminazioni, il sospetto di una scelta punitiva o il timore di rinnovate tensioni in famiglia.

Tutti e quattro puniti

Di certo c'è che i quattro nel 2019 erano sfilati nella Queen's Procession e quest'anno no; e che dietro Sua Maestà, in tailleur color carta da zucchero e in buona forma alla soglia dei 94 anni, questa volta si sono allineati soltanto l'erede al trono Carlo con Camilla (quasi come in un messaggio rivolto ai giovani principi - eredi o cadetti, ribelli o diligenti - sul suo ruolo da co-reggente sempre più visibile), il premier Johnson (al braccio della giovane compagna Carrie Symonds, incinta di qualche mese) e pochi dignitari.

E adesso?

L'evento - destinato a fissare il congedo dei Sussex dopo l'annuncio del clamoroso strappo e del trasferimento in Canada per iniziare una vita nuova più libera e "finanziariamente indipendente" assieme al piccolo Archie - non ha comunque avuto incidenti. Ciascuno ha fatto la sua parte, in uno sfoggio di sorrisi, di abiti eleganti (Meghan in verde, Kate in rosso) d'inchini rispettosi al passaggio della sovrana: più rapido quello della consorte di William, più profondo quello dell'ex attrice americana. Un finale in stile per Harry e Meghan, rientrati solo per pochi giorni dal Canada nel Regno non senza raccogliere attenzioni e consensi popolari in vari momenti pubblici. Ma un finale che non cancella incognite e polemiche sull'avvenire del loro passo.

I duchi viziati

Bollati dai tabloid della destra populista come rampolli viziati dai privilegi e refrattari ai doveri, difesi invece da intellettuali e deputati progressisti come vittime di un diffuso pregiudizio anti-Meghan dal sapore razzista, i duchi formalizzeranno il passo indietro da aprile, rinunciando all'uso dell'appellativo di Sua Altezza Reale, al commercio del brand Sussex Royal, a parte dell'appannaggio, ai patronati non personali e, nel caso di Harry, alle insegne militari di Capitano Generale dei Royal Marines. Con nodi da sciogliere ancora numerosi, anche se in questi giorni i due sono parsi sereni e uniti.

Cuore di nonna

Harry, veterano dell'Afghanistan, ha tenuto fra l'altro a precisare a un consesso di vecchi commilitoni che il distacco non sarà totale: "Servire la Regina e il mio Paese - ha detto - è una cosa di cui siamo fieri, e che non cesserà mai". Intanto, a dar retta al Sun, Elisabetta II, da nonna-regina, ha assicurato loro che le porte d'un eventuale ritorno a pieno titolo a corte saranno "sempre aperte" se vorranno. Ma che sia questo ciò che vogliono nulla lo lascia oggi presagire.