Essere alcolisti senza saperlo ma anche bere mentre si è incinta: l'allarme

"Le persone credono che sia alcolista chi beve gin o whisky e non sanno invece che il vino e la birra producono gli stessi effetti": in occasione della Giornata della Sindrome Feto Alcolica parlano due donne che lottano tutti i giorni contro l'alcolismo. "Non è un vizio ma una malattia"

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di Cinzia Marongiu   -   Facebook: Cinzia Marongiu su Fb

Essere alcolisti senza saperlo. Detta così fa un certo effetto eppure è quello che accade a molti di noi senza che abbiamo il coraggio di confessarlo perfino a noi stessi o senza che ce ne rendiamo realmente conto. L’appuntamento quotidiano con l’aperitivo o con il bicchiere di birra o di vino che accompagnano le nostre cene nascondono dietro la convivialità un bisogno di reimmettere in circolo nel nostro corpo quella sostanza che dà dipendenza come le droghe ma che è venduta ovunque e accettata da tutti.

"Guardi, io sono qui perché mi ci ha mandato mia moglie"

È quanto emerge dalla videointervista con due dottoresse che quotidianamente lottano contro l’alcolismo e cercano soprattutto di strappare a quella che è una vera e propria patologia quanti più malati possibile. Si tratta della dottoressa Graziella Boi, direttore del Centro per il trattamento dei disturbi psichiatrici correlati ad alcol e gioco d’azzardo patologico di Cagliari e della dottoressa Maria Grazia Pani, presidente della Associazione Cui Prodest Onlus.

Da sinistra, la dottoressa Maria Grazia Pani e la dottoressa Graziella Boi.

“Uno dei nostri impegni più grandi è fare prevenzione”, spiegano “e far capire a molte persone che non è importante bere dei superalcolici per essere alcolisti. Ciò che conta è il quantitativo di alcol che si immette in corpo quotidianamente. Ancora oggi da noi arrivano dei pazienti del tutto inconsapevoli. Ci dicono: “Guardi, io sono qui perché mi ci ha mandato mia moglie, ma in realtà io bevo qualche bicchiere di vino a pasto e una birra qua e là con gli amici”. Le persone credono che sia alcolista solo chi beve gin o whisky e non sanno invece che il vino e la birra producono gli stessi effetti. Quello che conta è il concetto di unità alcolica, ovvero quanto può bere una persona al giorno perché non incorra nella malattia. Nel caso degli uomini è dodici grammi di alcol, nel caso delle donne la metà. La compulsione a ripetere l’uso della bevanda ogni giorno dà il segnale che la situazione sta iniziando a sfuggirci di mano. Naturalmente ci sono diversi gradi di questa patologia. Parlando di alcolismo uso questo termine perché è una vera e propria malattia e non un vizio come normalmente si crede”.

Molte donne continuano a bere durante la gravidanza

 

L’intervista avviene in occasione della Giornata mondiale della Sindrome Feto Alcolica che si celebra il 9 settembre, giornata in cui a Cagliari ci sarà anche un convegno sull’argomento. “Molte donne continuano a bere durante la gravidanza e anche mentre allattano, senza rendersi conto che stanno causando dei problemi neurologici al loro bambino. Un bimbo che nasce con una sindrome feto alcolica non avrà mai un’esistenza normale. Sarà sempre un bambino con un grave handicap. Parliamo di agenesia del corpo calloso, parliamo di zone del cervello che non possono comunicare l’una con l’altra, parliamo di un ritardo mentale che non potrà mai essere colmato, parliamo di un ipo-evolutismo somatico che insieme a tutto il resto fa sì che questi bambini non potranno mai avere una vita normale”.