L’appello della portavoce curda, Hazal Koyuncuer:  “L’Italia non sia complice di un genocidio”

La richiesta del popolo curdo è che il nostro paese “ritiri i suoi soldati al confine tra Siria e Turchia” e smetta di vendere armi a Erdogan

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TiscaliNews

"L'Italia sospenda la vendita di armi alla Turchia e ritiri i suoi soldati al confine tra Siria e Turchia", è l’appello lanciato a nome della comunità curda mondiale da Hazal Koyuncuer, portavoce della comunità curda milanese ospite di a Che tempo che fa su RAI2. La giovane dottoressa Koyuncuer ha raccontato quale sia la terribile situazione del suo popolo nel nord della Siria e lo sconcerto per essere stati abbandonati dall’intero Occidente “alle violenze di un dittatore come Erdogan, non c’è un motivo razionale per lasciarci soli a combattere”.

Armi chimiche sui bambini

Interrogata da Luciana Littizzetto e Da Fabio Fabio, che apparivano costernati di fronte al suo racconto, Hazal Koyuncuer ha parlato anche dell’uso delle armi chimiche come il fosforo bianco sulla popolazione, bambini compresi. Da quanto l’attacco di Erdogan al Nord delle Siria è iniziato, Hazal Koyuncuer va in giro per l’Italia a convegni, e incontri internazionali per fare conoscere le reali condizioni del popolo e delle donne curde.

Embargo necessario

"Le politiche di embargo contro la Turchia sono un segnale politico. E soprattutto oggi forse dovremmo concentrarci sul fatto che ci sono 130 soldati italiani al confine tra Siria e Turchia" per questo, ha detto Koyuncuer "chiedo apertamente al governo italiano di ritirare urgentemente i propri soldati per non essere complici di un genocidio, soprattutto nei confronti di un popolo che ha difeso tutta l'umanità dall'Isis".

Il terrore delle donne curde

Quello di Hazal Koyuncuer è solo l’ultimo di una serie di appelli lanciati dalle donne curde, in particolare le combattenti nel territorio siriano. C’è anche quello di Rawan, pseudonimo di un'altra attivista curdo-siriana di Hasake, confinante con la regione di Dayr az Zor a maggioranza araba e a lungo dominata dall'Isis, che non nasconde la sua "paura" per il riemergere dell'insurrezione jihadista. "Noi donne in particolare siamo atterrite per quel che può tornare a colpirci: l'Isis non è mai stato sconfitto e adesso possono tornare alle nostre porte". Per tutte vale l’esempio di Hevrin Khalaf, 35 anni, segretaria generale del Partito Futuro siriano, barbaramente assassinata con il suo autista e altri nove civili dai miliziani filo-turchi nel nord-est della Siria. Paladina dei diritti delle donne, è stata uccisa perché considerata un simbolo di dialogo, potenzialmente pericoloso.