La condanna "Furiosa" di Ariosto contro la violenza sulle donne e quel poema da rileggere oggi: ecco le sue parole

Riportiamo alcune ottave del celebre poema epico-cavalleresco, Orlando Furioso, dove ritroviamo una condanna alla violenza subita dalla cameriera di Ginevra

La condanna Furiosa di Ariosto contro la violenza sulle donne e quel poema da rileggere oggi ecco le sue parole

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La piaga della violenza sulle donne non è affar certo di questo secolo. E' antica come l'esistenza stessa umana sul pianeta. Per questo è interessante trovare nei testi antichi dei brani che ne parlano. Perché anche in epoche lontane dalla nostra per alcuni (anche se pochissimi) non era normale percuotere una donna o stuprarla. 

Riportiamo dunque alcune ottave del celebre poema epico-cavalleresco, Orlando Furioso, che narra le gesta dei paladini di Carlo Magno. Il suo celebre autore, Ludovico Ariosto (Reggio Emilia, 1474 – Ferrara, 1533), sembra condannare la violenza sulle donne. Lo fa parlando di Dalinda, la cameriera di Ginevra. Chiediamo ovviamente uno sforzo. Contestualizzare la lettura di questa opera, non aspettarsi che un uomo del 1500 ragioni come una attivista femminista di oggi. In queste parole però c'è una vera rivoluzione. Ariosto maschio si chiede cosa sia un uomo e perché una donna non possa avere la stessa libertà di un uomo di amare. 

La condanna di Ariosto

Parmi non sol gran mal, ma che l’uom faccia
contra natura e sia di Dio ribello,
che s’induce a percuotere la faccia
di bella donna, o romperle un capello:
ma chi le dá veneno, o chi le caccia
l’alma del corpo con laccio o coltello,
ch’uomo sia quel non crederò in eterno,
ma in vista umana un spirto de l’inferno.

“Mi sembra non soltanto un’enorme malvagità, ma addirittura che, l’uomo che si appresta a percuotere in viso una bella donna o anche soltanto a perpetrarle la più piccola violenza, così facendo, agisca contro natura e si ribelli a Dio. Ma colui che avvelena la donna o che le toglie l’anima dal corpo soffocandola o accoltellandola, io non crederò mai che sia un uomo ma uno spirito infernale nelle sembianze di uomo”.

La modernità del pensiero di Ariosto

Ancora più in fondo troviamo un pensiero modernissimo. Ariosto si chiede perché a un uomo è concesso avere più donne e a una donna no. 

Una donzella dunque de’ morire perché lasciò sfogar ne l’amorose sue braccia al suo amator tanto desire? Sia maladetto chi tal legge pose, e maladetto chi la può patire! Debitamente muore una crudele, non chi dá vita al suo amator fedele.
perché si de’ punir donna o biasmare, che con uno o piú d’uno abbia commesso quel che l’uom fa con quante n’ha appetito, e lodato ne va, non che impunito?
Son fatti in questa legge disuguale
veramente alle donne espressi torti;

“Deve dunque morire una donzella perché lasciò sfogare il tanto desiderio del suo amante nelle sue braccia così piene d’amore? Che sia maledetto colui che scrisse questa legge, e anche colui che la sopporta! Semmai, è giusto che muoia una colpevole (di adulterio?) ma non colei che, con gioia, dà la vita all’uomo che ama.” “Perché si deve punire o criticare una donna che abbia commesso, con uno o più (uomini), ciò che l’uomo fa con quante (donne) egli desidera, essendo però non solo non giudicato colpevole, ma addirittura lodato?”

La condanna vera e propria

Tutti gli altri animai che sono in terra,
o che vivon quieti e stanno in pace,
o se vengono a rissa e si fan guerra,
alla femina il maschio non la face:
l’orsa con l’orso al bosco sicura erra,
la leonessa appresso il leon giace;
col lupo vive la lupa sicura,
né la iuvenca ha del torel paura.

"Gli animali vivano quieti e in pace, ma se si arriva ad una rissa e fanno tra loro la guerra, il maschio non la fa (la guerra) alla femmina, giacché l’orsa cammina sicura nel bosco con l’orso, la leonessa giace accanto al leone, la lupa vive sicura con il lupo, e la giovenca non ha paura del toro". Insomma è solo la donna a temere l’uomo.

Insomma Ariosto dimostra di essere molto più vicino al concetto di rispetto, nonostante sia vissuto nel 1500 che i cantanti trapper di oggi. Leggi qui

23/11/2023
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