Arisa, Lorella Cuccarini e Cristina d'Avena. Tutte le divinità cadute dall'olimpo LGBTQIA+

Arisa ha rilasciato una discutibile intervista sul tema dei diritti. Quante come lei nel passato hanno pestato la buccia di banana cadendo dall'olimpo lgbt?

di Ca.So.

Qualche giorno fa anche Arisa è caduta dall’Olimpo delle icone queer. Come per tutte le divinità, la caduta è stata rumorosissima e inaspettata.

Lei, madrina di ben due Pride (a Napoli e a Pavia), si stava preparando per i prossimi appuntamenti rainbow di Milano e Roma. Poi, improvvisamente, si è sgretolata sotto il macigno delle sue stesse parole.

Cos’ha detto

Giorgia Meloni mi piace, ha molta cazzimma”. Nel dirlo  la stessa Arisa -  ospite di Peter Gomez a La Confessione - mette le mani avanti: “So che questa cosa andrà contro di me”. In realtà a frantumare il cuore di migliaia di fan non è stato il semplice apprezzamento alla premier, non certo vicinissima alla comunità LGBTQIA+. Il vero problema sono state le osservazioni successive quando Gomez le fa notare: “Le posizioni della premier non sono troppo aperte, per usare un eufemismo”

“È vero - ha risposto Arisa -, però lei secondo me si comporta come una mamma molto severa e molto spaventata. Una mamma che non è solo madre di un figlio ma ne ha quattro figli e allora bisogna che lei faccia cose che vadano bene per tutti i figli e a volte sembra, a uno dei quattro, che agisca in maniera poco equa. Però secondo me ci vuole tempo e ci vuole anche, da parte nostra, un cambio di atteggiamento, non sempre in lotta ma in dialogo”. 

Se non bastasse la colpevolizzazione di chi è oppresso, Arisa ha continuato: “Io vorrei provare ad ampliare un po’ la rappresentanza che abbiamo sui media della comunità LGBTQI+. Perché la comunità non è fatta solo di macchiette, di cose oscene e plateali o di plug-in, ma è fatta di gente normalissima e colta. Dobbiamo smettere di spaventare e dimostrare di essere gente wow”.

Sembra incredibile una descrizione così stereotipata da chi si è sempre detta vicina a certe lotte. Continua la cantante: "Chi fa un certo percorso, sviluppa una sensibilità maggiore. Bisogna avere la pazienza di spiegarlo pure a lei. È una tipa che ci può portare ad alti livelli: ci serve qualcuno che abbia cazzimma e sia dalla nostra parte”.

La bufera che l'ha travolta l'ha costretta al passo indietro. Qualche giorno dopo, e una valanga di shame addosso, con un post su instagram la cantante ha annunciato: "Mi hanno consigliato di non presentarmi".

Le icone gay inciampate nella storia

Ma non è solo Arisa ad essersi dimostrata inadeguata a comprendere le battaglie della comunità, come lei tante altre ex icone nella storia hanno fatto scivoloni che le hanno segnate nel loro ruolo rainbow.

Cristina D’Avena

Il 14 Dicembre del 2022 la cantante più amata dai bambini, e dai nostalgici degli anni 80, ha deciso di partecipare alla festa di Fratelli d’Italia. Se questo non bastasse a scatenare la polemica, anche Clarissa d’Avena, sorella e manager della cantante, ha dato il suo contributo: “Cristina ha una forte simpatia per Giorgia Meloni”. Per tentare di spegnere lo sdegno Cristina ha poi deciso di partecipare alla serata con una gonna arcobaleno in un estremo tentativo di rainbow washing non riuscito.

Paola e Chiara

Con “Furore” a Sanremo 2023, tra passi di danza e il glitter ovunque, si sono nuovamente consacrate a rappresentanti del mondo arcobaleno. Il loro successo degli ultimi mesi le ha portate ad essere scelte come madrine per il prossimo Roma Pride. Tutto bellissimo, se non fosse per alcuni post e commenti di Chiara del lontano 2013. Dieci anni fa la sorella maggiore del gruppo doveva partecipare ad una serata in un locale gay friendly. A scanso di equivoci tenne a ribadire - con un post davvero discutibile - la sua eterosessualità. Definizioni come “checche isteriche” o “leccaf**a” non sono piaciute a chi non ha dimenticato e riproposto oggi quelle vecchie uscite. Ora anche loro sono in pieno rainbow washing, vedremo il risultato.

Heather Parisi

Che dire di Heather Parisi? Lasciando sbigottiti i suoi fan più accaniti (e dopo essere diventata un’icona NoVax, peraltro) ha improvvisamente condiviso un orrendo tweet di Jon Root, che ha definito sia Rachel Levine, eletta sottosegretaria alla sanità da Joe Biden, e Lia Thomas, prima nuotatrice transgender a vincere la NCAA, semplicemente “uomini”. Un colpo al cuore per chi stava ancora metabolizzando la delusione per la sua amica amatissima.


Lorella Cuccarini

La più amata dagli italiani, e fino a poco fa anche dai gay italiani, si è dichiarata contraria al matrimonio gay, alle adozioni tra coppie dello stesso sesso e alla teoria del gender nelle scuole. Mentre aspettiamo di capire cosa sia questa fantomatica teoria del gender sua figlia decide di spiazzare tutti facendo coming out.

Perché succede?

Come mai donne che per anni sono sembrate perfette paladine dei diritti della comunità, improvvisamente scivolano, cadono, rotolano fino tradire tratti  a volte omofobi, transfobici e discriminatori? Perché spesso si diventa un’icona gay per caso.

Paola e Chiara, ad esempio, nel 2000 sono ovunque con il loro nuovo album Television. Contiene alcune tracce come Vamos a bailar o Viva el amor! tormentoni dell'estate. Il 2000 è anche l'anno del World Pride a Roma e il loro album ne diventa involontariamente colonna sonora. Insomma, essere un'icona gay non vuol dire necessariamente comprendere i problemi e le criticità della comunità né significa avere la sensibilità e l’intelligenza per esserne anche una bandiera politica.

Chi ci rimane?

Tra le giovani possiamo citare Elodie, appena imparerà che non si può appropriare della cultura ballroom come fosse un qualsiasi balletto di TikTok. Costante supporto arriva da Amanda Lear, sempre fedele a se stessa.

E poi rimarrà per sempre lei, regina e protettrice assoluta, la compianta e amatissima Raffaella Carrà. Lei che un giorno disse: "Non so perché sono un'icona gay, forse perché sono libera".