Rula Jebreal, Trump e Achille Lauro, se le donne ridicolizzano i maschi per il loro aspetto fisico

La giornalista è stata accusata di esercitare "bodyshaming" nei confronti del presidente Usa, proprio come hanno fatto tante donne sui social con Achille Lauro e la sua tutina

Chi di bodyshaming patisce, di bodyshaming ferisce: è questa l’estrema sintesi di una serie di botta e risposta fra Rula Jebreal e alcuni suoi follower a proposito di un post in cui la giornalista prende di mira il presidente Usa Trump per il suo aspetto fisico. Il tweet della paladina dei diritti delle donne arriva a pochi giorni da un’altra polemica che ha animato i social nei giorni sanremesi: quella sulla tutina indossata da Achille Lauro durante la prima serata del Festival di Sanremo.

Bodyshaming: vittime e carnefici

Sulla scelta di quella mise si è detto di tutto ma i commenti più triviali sono stati quelli che hanno preso di mira le dimensioni degli attributi maschili del rapper messi in evidenza dall’aderenza della tutina. Sono state tante le donne che hanno condiviso una foto del cantante corredandola di commenti sulle “ridicole” misure dei genitali dell’artista. Tutte dimentiche di quando magari loro stesse sono state oggetto di ferocissimi giudizi sul loro seno: troppo piccolo o troppo procace, o forse sulle loro gambe storte, o sulle cosce grosse. Sulla gonna troppo corta o troppo lunga, sulla camicetta tropo scollata o troppo abbottonata.

Se i commenti sessisti li fanno le donne

Quelli che hanno avuto per oggetto Achille Lauro sono stati commenti sessisti e omofobi condivisi anche da tante donne. E non si dica, come fanno in tante quando si fa loro notare la cosa: “Allora non si può più scherzare”. È la stessa replica di tanti uomini quando noi donne li accusiamo di essere sessisti e omofobi: o esercitiamo il senso dell’umorismo pure quando ci danno delle chiattone, oppure ci asteniamo dal mettere gli altri alla berlina per il loro aspetto fisico. Come ha fatto anche Rula Jebreal, e poco importa che lo abbia fatto con un potente campione di antipatia (o di simpatia, a seconda delle proprie idee politiche) come Donald Trump.

"Bodyshaming su Trump": le accuse a Rula Jebreal

La foto di Donald Trump postata da Rula Jebreal l’è costata l'accusa di "bodyshaming" su Twitter. Nel mirino degli utenti, l'immagine del presidente degli Stati Uniti, immortalato con l'ormai famigerato ciuffo smosso dal vento. "The President Of The United States", il commento della giornalista che accompagna il tweet. Un chiaro post di scherno per gli utenti, che a decine accusano Jebreal di usare "due pesi e due misure".

Predicare bene, razzolare male

"Siete i primi a riempirvi la bocca di belle e altezzose parole, e poi vi lasciate andare al bodyshaming", scrivono, puntando il dito contro la giornalista, rea di "bodyshaming a targhe alterne". "Com'era la storiella del rispetto, del non giudicare dall'aspetto fisico, del diritto di vestirsi come si vuole?", chiedono, accusando: "Lei sul pulpito a Sanremo a fare la morale, poi si comporta così. Predicare bene, razzolare male. Tutto previsto".

Paladina del politicamente corretto

E ancora: "Trump non mi piace...ma questo è bodyshaming. Non bisognerebbe mettersi al suo livello"; "Proprio lei che fa la paladina del politicamente corretto? Proprio lei che si inalbera per le discriminazioni?"; "Un orribile presidente, senza dubbio. Ma esattamente cosa c'entra il bodyshaming? O vale solo quando colpisce quelli con cui ci identifichiamo?". "Ma perché - chiedono ancora - lei può insultare il mondo intero, ma si lamenta quando conseguentemente prendono in giro lei?". Dalla giornalista, finora, nessuna replica.

Lotta alle discriminazioni

Insomma, uno scivolone che sa di discriminazione proprio da parte di una donna da sempre impegnata sul fronte della lotta alle disparità di genere. Ma se va stigmatizzato il comportamento di chi schernisce una donna perché è troppo grassa, o troppo magra, o troppo sciatta, oppure rifatta e provocante, allora si deve fare altrettanto con chi ridicolizza gli uomini con il riporto o quelli che non esibiscono la mascolinità che dovrebbe essergli propria in base a stereotipi di genere di cui ci lamentiamo solo quando siamo noi le vittime. È la reciprocità, bellezza!