“Beviamolo strano”: dimenticate il semplice espresso, il caffè è cambiato ed è sempre più social

In questa intervista gli autori di “Mondo caffè”, Anna Muzio e Andrea Cuomo, anticipano i contenuti del libro che racconta tutti gli aspetti di questa bevanda magica

Fino a qualche tempo fa noi Italiani, che amiamo considerarci i sacerdoti del caffè, guardavamo con sdegno qualsiasi cosa si discostasse dal nostro amato espresso, liquidando gli altri tipi di estrazioni come imbevibili “americanate”. Ma ultimamente qualcosa sta cambiando e anche qui si fa strada una visione che comincia ad abbracciare nuovi modi di degustare la bevanda prodotta in oltre cinquanta Paesi. Per fare il punto sulle nuove declinazioni dell’amata arabica, Anna Muzio e Andrea Cuomo hanno realizzato una compiuta ricerca che ha dato origine a “Mondo caffè”, Cairo Editore.

Gli autori sono due giornalisti che hanno indagato l'universo dell'aromatico chicco dal punto di vista alimentare e sociale per evidenziarne le evoluzioni. Dalle tecniche di estrazione, alla cultura dell’origine mettendoci dentro una particolare attenzione per gli aspetti organolettici che vanno oltre l’interpretazione estrema della tazzina alla napoletana. In questo libro raccontano agli italiani, da italiani, tutte le sfaccettature dell’imprescindibile bevanda. In questa intervista ci offrono un assaggio delle loro scoperte.

Al bar si sente ordinare di tutto: macchiato freddo, al vetro, in tazza grande o shakerato. Quali sono le richieste più strane che avete raccolto?
“Quello che raccontiamo nel nostro libro è il mondo del caffè che si degusta in mille modi, al di là delle abitudini italiane. Anche da noi si iniziano a proporre e a pretendere ad esempio le estrazioni lente, come il V60, il Syphon, il Chemex. Modi che rappresentano una novità e che danno grande importanza alla provenienza, alla qualità della materia prima e al 'momento'. Possono essere considerate esperienze strane per noi italiani ma siamo convinti che presto diventeranno comuni”.

I baristi sono esasperati da queste molteplici richieste o complici?
“I baristi sono di solito complici dei clienti, almeno fin quando le varie richieste rappresentano una declinazione del concetto di espresso. Secondo noi però il barista, anche per fare onore a questa parola utilizzata in tutto il mondo “all’italiana”, dovrebbe interpretare maggiormente il ruolo di ambasciatore di questo ingrediente meraviglioso, conoscendolo e raccontandolo. In questo modo davvero può essere in grado di fare cultura del caffè e far crescere con sé anche i suoi clienti”.

Esiste ancora chi chiede semplicemente “un caffè”?
“Certo che esiste ma chi lo fa mostra di non conoscere questa bevanda. Perché di caffè ce ne sono tantissimi e di solito quando si chiede ‘un caffè’ si intende un espresso”.

Esiste “il vero caffè”? E, nel caso, come si prepara: quali sono i segreti per preparare il migliore?
“Solo noi italiani pensiamo che esista ‘il vero caffè’, intendendo l’espresso. Ma esistono tanti caffè a seconda del tipo di materia prima, della provenienza, di come è lavorata e tostata e di come viene preparata. A nessun italiano verrebbe in mente di pensare che esista il ‘vero’ vino. Ne esistono tanti differenti e tutti ugualmente importanti. Ecco, questo è quello che maggiormente vorremmo raccontare nel nostro libro. Superare il pensiero unico del caffè che fa della nostra tradizione un limite più che un vantaggio”.

A casa: moka, macchinetta come al bar, cialde o capsule? Qual è la scelta migliore?
“Non esiste una scelta migliore. Esistono tanti modi di fare il caffè e tanti momenti per goderlo. A casa il fascino della moka è imbattibile, così come non va abiurata l’esperienza di un espresso al bar. Ma di pomeriggio un caffè da estrazione lenta può essere un’esperienza sublime”.

Oggi il caffè è sempre più presente nei social: le foto di caffè, marocchini, cappuccini e affini non si contano. Quali curiosità avete raccolto in materia?
“In realtà è un aspetto che non abbiamo trattato nel libro. Ma certamente questa popolarità social dimostra che il caffè è un simbolo della contemporaneità. Come del resto è sempre stato: è la bevanda della élite sociale e culturale, della rivoluzione, la bevanda delle idee. Quindi si sposa benissimo a ogni innovazione e a ogni cambiamento di costume e perché no tecnologico”.