Uccise con la pistola d’ordinanza: è allarme femminicidi fra gli uomini in divisa

Dai dati risulta che tre uomini su quattro, fra quelli che sparano contro la compagna, sono agenti della forza pubblica o guardie giurate

Luigi Capasso con la moglie Antonietta Gargiulo e le due figlie Martina e Alessia in una foto tratta dal profilo facebook dell'uomo
Luigi Capasso con la moglie Antonietta Gargiulo e le due figlie Martina e Alessia in una foto tratta dal profilo facebook dell'uomo
TiscaliNews

Luigi Capasso, il carabiniere che ha ucciso le due figlie e ferito gravemente la moglie a Cisterna di Latina, rifiutò il supporto psicologico dall'Arma, fu comunque sottoposto a visita medica e dichiarato idoneo al servizio. E' solo uno dei punti sui quali dovrà fare luce l'inchiesta della procura militare per accertare se in qualche modo si sarebbe potuto evitare il massacro familiare, terminato con il suicidio dell'appuntato. Ma a due giorni dall’eccidio di Latina, ci si interroga su quale tentazione possa rappresentare, per un uomo che veste la divisa e porta una pistola, quella di sparare a sua moglie in caso di diverbio. Insomma c’è una caso agenti fra i femminicidi? A leggere i dati pubblicati da La Repubblica si direbbe di sì: il numero di donne uccise da agenti con la pistola d’ordinanza sarebbe percentualmente più alto rispetto agli altri,

I dati

Nel 2017 gli uomini indivisa che hanno commesso un femminicidio con la pistola d’ordinanza sono stati 10 su 117, l’ 8,5%. Ma questo dato messo a confronto con altri due: il primo è il fatto che gli agenti armati fra i 18 e i 65 anni in Italia sono 450mila, il 2.5 della popolazione maschile; il secondo è che solo il 12,8% dei femminicidi viene commesso con una pistola. Quindi tre uomini su quattro, fra quelli che sparano contro la propria compagna, sono agenti della forza pubblica o guardie giurate.

I controlli psicologici

I dati preoccupano soprattutto davanti a un caso come quello di Latina dove né la visita dallo psicologo, né l’esposto della moglie, oggi gravemente ferita, hanno fermato la mano dell’assassino. Ci si domanda quali controlli si facciano su uomini che imbracciano un’arma per difendere la popolazione e cosa impedisca loro di puntarla contro la propria famiglia. Dopo la prima valutazione psicologica all’inizio della carriera, i controlli non sono automatici e periodici, ma sono previsti solo in caso di anomalie. Quindi solo se l’agente ha dato segni che possano preoccupare colleghi o superiori. Controlli che non deve essere difficilissimo superare anche se si è degli uomini violenti, come ha dimostrato Luigi Capasso.

“Con una pisola a casa è più facile perdere il controllo”

Come scrive La Repubbica, Enzo Maria Letizia, segretario nazionale dell’Associazione funzionari di polizia, da anni sollecita l’istituzione di controlli periodici indipendenti da apposite segnalazioni: “La sorveglianza sui comportamenti anomali c’è, ultimamente anche più stringente rispetto a 20 o 30 anni fa. Posso assicurare che i controlli avvengono con una certa frequenza anche nei confronti di alti funzionari. Però è vero che dissimulare le reali condizioni psicologiche davanti ai medici non è impossibile. Noi riteniamo che sia utile rafforzare il meccanismo dei controlli con una sorta di ‘tagliando’ periodico per tutti, così da verificare l’idoneità psichica che, al momento, viene attestata solo al momento del concorso. Noi siamo personale armato e, per chi ha una pistola in casa, cedere al lato iracondo del carattere e perdere il controllo è più facile”.