Morire come Giulia? Hunziker alle donne, “No all'ultimo appuntamento”. Bruzzone: “Come riconoscere un narcisista maligno”

Sono 47 le donne assassinate in Italia dall'inizio dell'anno: di queste, 39 sono state uccise in ambito familiare o affettivo, quasi otto al mese. Tutte queste vittime si potevano evitare? Come riconoscere un potenziale femminicida?

di C. Mu.

Il femminicidio di Giulia Tramontano continua a provocare un’onda emotiva che si esprime sui social network e sui media in generale. In tanti, noti e meno noti, non possono fare a meno di commentare l’efferatezza dimostrata dal suo assassino Alessandro Impagnatiello e cercare di darsi conto dell’accaduto invitando le donne a non cedere alla violenza, a denunciare prima che sia troppo tardi. Lo fa anche la sindaca di Senago Magda Beretta: "Quello che è accaduto non è umano ma vorrei lanciare un messaggio di speranza in questa tragedia, vorrei che le donne capissero che la violenza non è mai amore, forse Giulia non ha avuto il tempo di poterla capire, poverina, ma altre invece devono farlo. Se c'è violenza non c'è amore" e devono "ricordare che le istituzioni sono presenti per aiutarle". 

I numeri della mattanza

Triste la coincidenza con un altro femminicidio, quella di Pierpaola Romano, agente di polizia in servizio alla Camera freddata da un suo collega: “Sono solo la punta dell'iceberg”, afferma Matilde Siracusano, sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento e deputata di Forza Italia. “In queste ore proviamo sgomento e angoscia per due storie di cronaca che hanno sconvolto il Paese, ma i numeri ci raccontano una regolarità criminale inquietante che deve essere ad ogni costo contrastata. Sono 47 le donne assassinate in Italia dall'inizio dell'anno: di queste, 39 sono state uccise in ambito familiare o affettivo, quasi otto al mese. Una mattanza costante nel tempo - prosegue - e che non accenna a diminuire. Giulia Donato, Martina Scialdone, Oriana Brunelli, Teresa Di Tondo, Yana Malayko, Melina Marino, Santa Castorina, Sigrid Gröber, Iulia Astafieya, Maria Febronia Buttò, Zenepe Uruci, Sara Ruschi, Brunetta Ridolfi, sono solo alcuni dei nomi di donne trucidate nel 2023 da persone delle quali si fidavano, con le quali avevano condiviso un pezzo di vita". "In Parlamento - conclude Siracusano - siamo pronti a intervenire per modificare le norme esistenti per renderle più efficaci. Ma non può essere solo una questione di leggi o di pene. La prevenzione deve essere prima di tutto culturale e sociale. Le donne non sono un oggetto nella disponibilità esclusiva dei propri aguzzini. Le vittime di violenza devono avere la forza di ribellarsi, e per poterlo fare devono avere e percepire attorno una rete di protezione solida e riconoscibile. Tocca a ciascuno di noi costruire questa rete e renderla sempre più forte e sicura".

Hunziker: “Non andate all'ultimo appuntamento”

"Non riesco a non pensare a Giulia e alla sua famiglia, al bebè che aveva nella pancia". Inizia così l'appello lanciato da Michelle Hunziker sul profilo Instagram dell'associazione Doppia Difesa, da lei fondata insieme a Giulia Bongiorno. La conduttrice ricorda che "continua imperterrito il fenomeno del femminicidio" e che "si stanno facendo tante battaglie". "Io voglio fare un appello a tutte le donne. Mi aggrego a ciò che è stato detto sull'ultimo appuntamento: mi raccomando, la prevenzione è tutto. Cercate di capire i primi campanelli d'allarme, cercate di farvi rispettare, non fate oltrepassare il limite, non fatevi svalutare. E soprattutto non andate all'ultimo appuntamento, il chiarimento certe volte può essere fatale". Hunziker denuncia "il degrado, questa cultura viziosa della donna percepita come un oggetto", che "nel momento in cui rappresenta un problema, viene eliminata dal mondo". "Noi non ci possiamo prendere questo lusso di attendere che cambino le cose - sottolinea ancora -. Nel frattempo bisogna prendere coscienza che anche l'uomo che abbiamo scelto come padre dei nostri figli, se è violento non va bene. Non va bene la violenza". Un consiglio di buon senso quello di rifiutare l’ultimo appuntamento, eppure quando lo diede la magistrata Maria Monteleone scoppiò un putiferio a dimostrazione del fatto che il mirino che punta su vittima o carnefice a volte può essere strabico.

Come riconoscere un potenziale femminicida?

Perché di fronte a un nuovo femminicidio ci si chiede sempre “c’era il modo di evitarlo? C’erano stati segni premonitori, violenze pregresse? Come si fa a riconoscere un potenziale femminicida?” A parte il banale suggerimento che, nel dubbio, è meglio scappare senza ripensamenti, si sono posti il problema alcuni professionisti del settore come lo psicoterapeuta Enrica Maria Secci e la criminologa Roberta Bruzzone che ad Affari Italiani ha dato qualche indicazione.

I segni rivelatori del narcisista maligno

In effetti lo hanno scritto i pm, negli atti con cui hanno chiesto la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere per aver ucciso la sua fidanzata Giulia Tramontano, incinta di sette mesi: “Alessandro Impagnatiello ha dimostrato una spiccata capacità manipolatoria e ingannatrice”. Lo hanno confermato alcuni amici parlando del barman milanese come di uno “sbruffone manipolatore”. Ma quindi che Impagnatiello fosse un narcisista, un manipolatore affettivo, si poteva capire? La criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone ha così cercato di chiarire i tratti distintivi del manipolatore, i campanelli d’allarme a cui prestare attenzione e le strategie per neutralizzarlo e liberarsene.

Cos’è un “manipolatore narcisista”

“Manipolatore narcisista, narcisista maligno, predatore emozionale - spiega Bruzzone - sono in realtà termini che nella pratica clinica non sono equivalenti. Ma si parla di predatori delle emozioni altrui perché le rubano e le utilizzano per nutrire un io troppo spesso atrofico, fragile e immaturo. Si tratta di un soggetto improntato a soddisfare i suoi bisogni, totalmente concentrato sulla realizzazione delle sue aspettative e che imposta la relazione volendo sopraffare l’altro, per controllarlo e tenerlo in pugno. Sono persone profondamente egocentriche, completamente focalizzate ad aggredire l’autostima dell’altra persona”.

Bruzzone: “L'identikit del narcisista maligno"

C’è quindi un identikit del “manipolatore affettivo, del narcisista maligno”? “Sicuramente sì –risponde la criminologa -  Lo stesso DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, ndr) fornisce una serie di tratti molto precisi, di indicatori comportamentali e comunicativi che usiamo anche a livello di diagnosi psichiatrico-forensi. Per quanto riguarda i rapporti di coppia, che poi sono i casi più frequenti di manipolazione affettiva, fin dalle prime uscite il soggetto metterà in atto una serie di comportamenti ‘tipici’. Che iniziano dalla seduzione, dal far credere alla vittima di aver incontrato la persona migliore del mondo. Poi arriva l’aggressione all’autostima, con svalutazioni volte a portare la vittima a pensare che non valga nulla fuori dal legame con il narcisista”.

L’evoluzione

“Man mano che la frequentazione va avanti si assiste a comportamenti sempre più gravi con l’obiettivo di portare l’altra persona a dubitare di sé, del suo valore, della sua capacità di valutazione e di scelta. Il manipolatore cerca di stringere il più rapidamente possibile il legame affettivo perché è consapevole che più è profondo il rapporto, più è in grado di esercitare il suo potere”. Insomma, in principio si presenta come il partner perfetto, “poi cominciano offese, insulti, l’esagerazione di circostanze volte a far sentire in colpa la vittima. A quel punto questa, completamente assuefatta al narcisista maligno, annienterà se stessa assecondando ogni sua richiesta e credendo fermamente a tutto ciò che il carnefice dice per timore di deluderlo e allontanarlo, per evitare di perdere la sua approvazione, per scongiurare le rappresaglie nei suoi confronti”.

Quando il manipolatore affettivo diventa pericoloso

È a questo punto che per Bruzzone può iniziare il pericolo: “Ho potuto constatare che la maggior parte dei soggetti che avevano commesso atti violenti, per arrivare addirittura all’omicidio, in genere manifestavano una personalità narcisistica ed erano tutti molto abili a manipolare la vittima sotto il profilo affettivo. Perché il narcisista maligno, soprattutto se maschio, quando sente crollare sotto i piedi il teatrino che ha creato, quando si sente smascherare, è molto probabile che diventi aggressivo sul piano fisico. Come è successo nel caso di Giulia Tramontano: l’elemento che mi ha portato immediatamente a pensare che la ragazza non avesse nessuna realistica possibilità di sopravvivenza è stato che la scomparsa avveniva in maniera contestuale all’emersione della doppia vita che questo soggetto conduceva. Un narcisista come lui, messo di fronte a un bivio, a una situazione che non può tollerare e che non è in grado di affrontare in modo funzionale diventa assolutamente distruttivo, elimina l’ostacolo. Lei era un ostacolo”.

Lanciata raccolta di fondi anti violenza 

Ora per Giulia c’è solo il ricordo e c’è chi vuole che il suo nome sia speso per una giusta causa. "Giulia sei bellissima in tutte le foto che le persone riportano. È difficile trovare una foto in cui tu non splenda. Hai il viso di chi non conosce cattiveria. Troppo ingenua per capire in che trappola ti trovassi". Sono le parole postate sui social da Chiara Tramontano, la sorella di Giulia, in merito alla raccolta fondi lanciata dai alcuni suoi colleghi dell'Istituto Italiano di Tecnologia. I fondi saranno destinati in parte all'associazione Penelope e per altre iniziative contro la violenza di genere. “Questa foto - ha aggiunto riferendosi all'immagine di Giulia allegata al testo - esprime tutta la tua bontà d'animo e tenerezza, la stessa che ha guidato l'apertura di questa bella iniziativa".