Tacco al mare sì o no? Smalto per le unghie coordinato? I consigli di Carla Gozzi per le vacanze

Dopo il successo di “Ma come ti vesti?” con Enzo Miccio, Carla Gozzi torna in tv con “Cambia con me”, in onda dal 9 luglio su Real Time. La stilista e influencer apre per la prima volta le porte della sua Academy di Reggio Emilia per raccontare la rinascita di donne alla ricerca del lato femminile mai dimenticato ma trascurato per via delle difficoltà della vita. Nel programma, Carla Gozzi sarà accompagnata dal suo staff di esperti di beauty e styling e da un’equipe medica. Il tutto per realizzare un cambiamento totale nelle donne che sceglieranno di farsi guidare dal suo gusto.

Cambiare in meglio

In ognuna delle sei puntate, le storie di altrettante protagoniste: donne di età, provenienza e caratteristiche fisiche molto diverse tra loro ma accumunate dallo stesso desiderio di stare meglio con sé stesse. Attraverso un percorso mirato e creato su misura per loro, le sei protagoniste potranno ritrovare l’autostima persa negli anni e scoprire i loro punti di forza.  “Modificare l’esterno di una persona - spiega Carla Gozzi - potrebbe sembrare una cosa superficiale ma durante la mia attività di coach ho notato che non lo è affatto. Mettere un abito rosso, se non lo hai mai messo prima, può dare emotività e farti sentire viva. Cambiare colore ai capelli oppure cambiare il tuo naso - e qui sta una delle novità del programma - se non ti piace e non ci hai mai fatto pace, sono tutti cambiamenti esteriori che possono rendere una persona diversa e aiutarla a mutare in meglio”.

Non sente il rischio di proporre un modello stereotipato di bellezza? Un canone uguale per tutte?
“In tanti anni di mestiere, ho elaborato un metodo di analisi che parte dagli archetipi femminili e guida la lettura della personalità. Io sarò aiutata anche da psicologi per capire il carattere della persona che ho di fronte e per elaborare una strategia di trasformazione che sia veramente ad personam. Una trasformazione che sia tutt’altro che stereotipata, tutt’altro che un copia e incolla. L’esatto contrario del così fan tutti perché ho ben presente di avere davanti a me sempre persone diverse per cultura e storia personale. Su di loro io uso i miei strumenti di lavoro che sono abiti, accessori, trucchi e capelli scelti, anche grazie ai miei collaboratori, in base alla personalità di chi ho di fronte”.

Quindi una sorta di arte maieutica: lei osserva una persona e cerca di fare emergere il suo stile personale, non di imporgliene uno preconfezionato.
“Tenga conto che io, nonostante nasca come professionista della moda, tenga corsi di tendenza e lavori come consulente per grandi case di moda, non applico mai il diktat ‘moda del momento’. È avvilente sapere che va la gonna di quella precisa lunghezza: quella gonna magari sta bene a una su 10 e alle altre nove servono capi completamente diversi. Capi che magari non stanno neanche nei negozi. Il mio lavoro serve proprio perché se si esce a fare shopping si trovano delle mono proposte: se va la gonna midi e tu la vuoi al ginocchio devi andare dalla sarta a fartela accorciare. Se vanno i colori pastello e tu invece ne vuoi uno sgargiante, non lo trovi. Questa è la standardizzazione. Io lavoro in modo più ampio e variegato”.

Quindi tra il “siete tutte belle e state bene come siete” e il “dovete tutte adattarvi a questo ideale”, c’è una sana via di mezzo.
“Ovviamente. Oggi viviamo un periodo in cui il concetto di bellezza si sta slegando da quello della perfezione. Lo vediamo anche nelle modelle che i canoni sono cambiati: fino al ‘900 le donne dovevano essere perfette anche nelle misure. Oggi la bellezza più è speciale più è attrattiva. L’avvenenza può essere pure negli occhi più distanziati o in un labbro più sottile che su quel volto mi dà carattere. Laddove c’è una caratteristica peculiare perché la devo uniformare a dei modelli? Magari è proprio quella caratteristica che devo tirare fuori e valorizzare. Sarà la persona a dirmi se quell’elemento è amato o no. Chiaro che se una donna non si piace con le labbra sottili, non ci si può puntare”.

Qualche giorno fa è sorta una polemica per una questione di stile e abbigliamento: un deputato ha accusato le colleghe di vestirsi in modo consono più a una spiaggia, con spalle scoperte e scarpe aperte, che all’aula di Montecitorio. Cosa ne pensa?
“Non posso che essere d’accordo con il deputato. Ho avuto modo di sentire qualche approfondimento per radio e ho scoperto che esiste una dress code policy per l’abbigliamento alla Camera solo per gli uomini. Ecco io questo non lo trovo giusto: se esiste un obbligo per gli uomini, deve esistere pure per le donne. Se l’uomo è obbligato alla giacca e cravatta, non vedo perché la donna possa andare con infradito e prendisole. O tutti sono liberi oppure, per rispetto del decoro dell’ambiente, ci si uniforma a delle regole. Per esempio, se agli uomini si chiede camicia e giacca, alle donne si potrebbe chiedere che la gonna non superi il ginocchio, le spalle siano coperte o che le scarpe siano chiuse perché quelle aperte non sono da luogo di lavoro. Questo, tra l’altro, è dress code internazionale, quello osservato da molte multinazionali”.

Consigli per le vacanze: come ci si veste per andare al mare o in barca?
“Quest’anno ci vengono in aiuto le gonne lunghe, proprio maxi  e si possono indossare con infradito-gioiello che vanno benissimo anche in barca fra una rada e una cena in porto. Dipende ovviamente dal tipo di vacanza: se siamo in barca a vela il tacco lo dobbiamo dimenticare, se siamo ospiti di una barca grossa con skipper e tutte le comodità il tacco è un accessorio sempre valido. Un altro salvacondotto estivo è il pareo, quello gigante che può trasformarsi in mille modi: può diventare un abito se arrotolato sul davanti e annodato dietro al collo, può diventare una gonna lunga o una sorta di poncho. Io consiglio di portare sempre tre o quattro grandi pashmine colorate per cambiare look di frequente e avere un bagaglio a prova di Ryanair: piccolissimo ma intercambiabile”.

Il tacco in spiaggia?
“No, assolutamente no. A meno che non si tratti di una piccola zeppa magari in corda molto estiva, ma solo se si può camminare su una pedana lontane dalla sabbia”.

C’è un dubbio che mi affligge da anni: lo smalto delle unghie dei piedi e delle mani. Uguale o diverso?
“Come principio generale, il coordinamento fra sopra e sotto è imperativo solo in occasione di grande ufficialità. Per esempio in una serata di gala estiva, come sarebbe per il sandalo con la borsa. Ma al di fuori di quell’etichetta, vige libertà in base al gusto personale e ci si può sbizzarrire con i colori”.

Mi fa un esempio di illuminante eleganza in una donna e uno di assoluta ineleganza.
“Un esempio di eleganza moderna, bella ma non quella bellezza perfetta, è Olivia Palermo. Una donna che è elegante anche quando è semplice con il jeans e la t-shirt bianca. Esprime sempre una grande raffinatezza e la vedo bene come musa iconica delle ragazze d’oggi. D’altra parte il vestirsi male è così dilagante che non saprei proprio da che parte cominciare”.