Il movimento Pro Vita arruola pure Biancaneve: manifesti choc contro l'aborto e la Ru486

Coro di critiche da parte di associazioni femminili ed esponenti del mondo della politica: chiesta la rimozione subito

I manifesti sotto accusa (Ansa)
I manifesti sotto accusa (Ansa)
TiscaliNews

Ancora una volta il Movimento per la Vita fa parlare di sé per alcuni sconcertanti manifesti contro l'aborto affissi in molte città italiane. Questa volta protagonista della campagna dell'organizzazione è la pillola abortiva Ru486 e lo slogan è "Prenderesti mai del veleno? Stop alla pillola abortiva Ru486, mette a rischio la vita e la salute della donna e uccide il figlio nel grembo". L'immagine è quella di una donna sdraiata in terra appena avvelenata da una mela che aveva morso: in perfetto stile Biancaneve.

Chiesta la rimozione

I maxi manifesti choc, come li ha definiti la stessa Pro Vita e Famiglia sono apparsi a Roma, Milano, Verona per denunciare l'aborto farmacologico con la campagna nazionale #dallapartedelledonne con l'obiettivo dichiarato di "risvegliare la conoscenza e le coscienze delle persone, perchè non vengano raccontate falsità su questo farmaco tanto dannoso per le donne"'. Immediata da più parti la richiesta di rimozione dei manifesti.

Provocazione vergognosa

La Rete Antiviolenza D.i.Re "pretende" la rimozione e tramite la sua presidente Antonella Veltri ricorda che "'l'interruzione volontaria della gravidanza è legale in Italia in base alla legge 194/78, una legge fortemente voluta dalle donne e confermata da un referendum popolare per mettere fine alle tragiche conseguenze degli aborti clandestini". La campagna viene definita "una provocazione vergognosa, offensiva e millantatrice" dalla Consigliera del Lazio Marta Bonafoni, capogruppo della Lista Civica Zingaretti. "Non sono mai definitive" per la vicepresidente della commissione d'inchiesta sul femminicidio Cinzia Leone, del Movimento 5 Stelle, "le vittorie delle donne, la gestione del proprio corpo, c'è sempre bisogno di ribadirle e mai abbassare la guardia". A suo dire il messaggio de manifesti "lede la dignità femminile e veicola un messaggio falso, violento e pericoloso".

Tornati indietro di decenni

Per Eleonora Mattia, Presidente IX Commissione Pari opportunità del Consiglio regionale del Lazio, "a guardare l'ennesima vergognosa provocazione di Pro Vita sembrerebbe di essere tornati indietro di decenni, a prima del 1978, quando le femministe si mobilitarono a tutela della salute e della libertà delle donne con la battaglia per il diritto all'aborto. Rimango sconcertata tanto per l'ostinazione di Pro Vita, che in maniera anacronistica continua nella sua azione di propaganda dannosa, perdente e anche violenta".