Milleunadonna

Wanna e Stefania: nessuno ci ha amate, ecco perché possiamo odiare. Madre e figlia contro il mondo

La docuserie di Netflix che fa tanto discutere è soprattutto la storia di due solitudini inferocite. In un mondo di stupidi da truffare e di "ciccioni schifosi"

Wanna Marchi e la figlia Stefania Nobile in due immagini dalla docuserie 'Wanna' di Netflix
Wanna Marchi e la figlia Stefania Nobile in due immagini dalla docuserie "Wanna" di Netflix
di Cristiano Sanna Martini

Nessuno ci ha amate, ecco perché possiamo odiare. Ecco perché usiamo la rabbia di chi è stato sempre considerato sotto, inadatto, per fregare il mondo. Sta facendo scalpore la docuserie Wanna sulle vicende della regina delle televendite Marchi e sua figlia fino alle vicende processuali concluse con la condanna a 9 anni di carcere. Scontati, e senza pentimento manifesto nel mezzo. Ma se c'è una cosa che questa rievocazione di una delle più clamorose truffe della tv commerciale mostra, è il patto di ferro fra due donne che si sono sempre sentite così: sole contro il mondo. Con la percezione di poterlo piegare a loro piacimento, fin dentro le aule del tribunale, grazie alla magia delle telecamere. Le vittime dei raggiri? Gli anziani e le persone deboli e impressionabili a cui sono stati portati via centinaia di milioni di lire? C'è una frase di Wanna Marchi che rende bene l'idea e che qui per pudore mettiamo tra molti puntini: "I cogl....i vanno inc...i, caz..!". E il riferimento è a chi ricorre a cure psicologiche e psichiatriche. 

Madre e figlia, nient'altro

La storia della Marchi e di sua figlia Stefania Nobile è quella di due complici totali a cui non è rimasto altro (ma sul presunto tesoretto nascosto delle due si continua a parlare). "Io sarei una truffatrice", dice Wanna Marchi durante l'intervista in tv, "ma lo siamo tutti. Tutti e nessuno". L'importante è guadagnare, molto e rapidamente. "Anche voi che mi intervistate siete truffatori, guadagnate usando la mia storia". E la Nobile: "Wanna Marchi è la televisione. A tutte le persone che ci sono state vicine io chiedo (e qui arrivano le lacrime, ndr) rimaneteci vicini". Ma non c'è nessuno. Fuggito via il mago Do Nascimiento maestro di vita portandosi appresso un container con dentro ogni ben di Dio, poi sequestrato. Lontanissimi i mariti, i compagni, alla larga da questa storia il figlio della Marchi. Solo Wanna e Stefania.

Una rivalsa contro tutti, senza mai credere di fare il male

Non si sentirà mai veramente amata Wanna Marchi. Lei "con la quinta elementare, figlia di contadini" diventata ricca vendendo scioglipancia, poi amuleti e riti della fortuna o scacciamalocchio. Vendendo la sorte a un'Italia che era quella degli anni Ottanta e Novanta, col boom dei consumi, e le televendite a creare nuove star poi spesso finite nella polvere. Non amata e sempre tradita dal primo marito Raimondo, il padre rinnegato da Stefania cresciuta senza amore e piena di rancore. Non apprezzata nella relazione d'affari con il marchese (o era conte?) Attilio Capra De Carré, per un po' partner delle due fino alla traumatica divisione da lui percepita come un'offesa di cui vendicarsi. Sarà il suo cuoco, Do Nascimiento, il perno della seconda parte del rilancio commerciale di madre e figlia fra amuleti e riti.

"L'unico senso di colpa? Verso mia figlia"

L'ultimo uomo di questa vicenda, Francesco Campana, poi condannato a quattro anni mai scontati grazie all'indulto, è anche un socio in affari. Percepita come "brutta" e inadatta dal parentado acquisito, Wanna Marchi. A potenziare la sua voglia rabbiosa di rivalsa. Madre e figlia insieme nella stessa cella a Bologna, con Wanna a scrivere fiabe per Stefania fino all'unico crollo nella sua maschera indurita. Proprio il momento in cui la figlia verrà separata da lei, direzione altro carcere. Il sogno condiviso di potersela cavare portando le telecamere in tribunale. Sarà proprio la tv a distruggere i sogni di innocenza della ex regina delle televendite. Attorno, tanto dolore, risarcimenti da pagare alle vittime pari a oltre due milioni di euro. I ritorno in libertà, scontata la pena. Il vuoto attorno, una sola certezza: "Il mio unico tesoro è Stefania, vi pare poco?" dice nel finale la Marchi. Una vita fra Italia e Albania. E una sequenza che spiega tutto, specie una certa Italia che cerca la verità sulla propria vita negli oroscopi e nel guru commerciale di turno. Erano televenditori, ora li chiamano influencer. Nella sequenza a Wanna Marchi viene data una penna, chiedendole di venderla. Proprio quel che chiedeva The Wolf Of Wall Street di Scorsese al suo pubblico di boccaloni. Quelli non sapevano che dire. Ma Wanna Marchi sì: "Se compri questa penna tutti faranno quello che vuoi tu". E' andata così fino alla fine. Silenzio. Sipario. Per due donne sole, strette a se stesse con una madre che ammette l'unico senso di colpa solo verso sua figlia: "Per averla legata a me".