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Le compagne contro la nuotatrice transgender: "Non usi il nostro spogliatoio". Ma l'autorità le fulmina

L'atleta della Columbia University Lia Thomas sotto i riflettori, la società la difende. Le altre nuotatrici: "La scuola non pensa al nostro disagio ma solo a quello di Lia"

Lia Thomas sul trampolino della piscina (foto dal web)
Lia Thomas sul trampolino della piscina (foto dal web)
TiscaliNews

Da una parte Lia Thomas, nuotatrice transgender, dall'altra le compagne della squadra di nuoto dell'Università della Pennsylvania che non accettano che lei utilizzi gli spogliatoi delle donne tra una nuotata e l'altra. "È decisamente imbarazzante perché Lia ha ancora parti del corpo maschili ed è ancora attratta dalle donne", ha detto una nuotatrice della squadra al DailyMail.com in un'intervista esclusiva riportata da Dagospia. La questione è piuttosto controversa perché Lia, in una fase di transito di genere, è già diventata donna pur conservando parti anatomiche del corpo maschile, stando a quanto sostengono le compagne di squadra. Cosa che sembra disturbarle, tanto da indurle a rivolgersi all'allenatore Mike Schnur e alla dirigenza della squadra. La società ha però respinto ogni richiesta in merito: Lia è donna e deve continuare a usare lo spogliatorio delle colleghe. Insomma una nuova argomentazione critica per Lia, dopo le polemiche sul fatto che entri in vasca con un vantaggio fisico sicuro in termini di potenza. 

La denuncia delle compagne di squadra

Ma quello che rivendicano le ragazze o parte di esse, in questo caso, è il diritto a non essere turbate dalla presenza della compagna di squadra. "La scuola era così concentrata sull'assicurarsi che Lia stesse bene e sul fare tutto ciò che poteva fare per lei, che non ha nemmeno pensato al resto di noi", ha detto la compagna di squadra a DailyMail.com. E' chiaro che dietro la protezione accordata alla nuotatrice transgender c'è la necessità di tenerla fuori dalle discriminazioni dovute alla sua condizione.

"Sembra che le donne che hanno costruito questo programma e le persone che erano qui prima di Lia non contino - dice ancora la compagna di squadra che non rivela il suo nome -. Ed è frustrante perché Lia non sembra essere infastidita da tutte le attenzioni, per niente. In realtà sembra che le piaccia. Ha colpito tutte noi molto più di quanto abbia colpito lei", insiste parlando con il giornale online.

Lia da parte sua sembra tirare dritto. E annuncia di aver concesso un'intervista sulla sua storia a Sports Illustrated. La Ncaa (National Collegiate Athletic Association) consente agli atleti e alle atlete transgender di partecipare alle competizioni sportive dopo aver completato una terapia ormonale di almeno un anno. Inoltre USA Swimming, competente per le politiche sportive, "crede fermamente nell'inclusività e nell'opportunità per tutti gli atleti di sperimentare lo sport del nuoto in modo coerente con la loro identità ed espressione di genere", ha dichiarato la scorsa settimana. Aggiungendo poi che "crediamo fortemente anche nell'equità competitiva e, come molti, stiamo facendo del nostro meglio per imparare ed educarci all'equilibrio appropriato in questo spazio".